USA: cancellata l’Autorità palestinese dal proprio sito

Pubblicato il 30 agosto 2019 alle 11:12 in Palestina USA e Canada

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Il Dipartimento di Stato statunitense ha cancellato la voce “Autorità palestinese” dall’elenco di Paesi e delle aree inclusi nella sezione dell’Ufficio per gli affari del Vicino Oriente, sul sito web del ministero.

Inizialmente la Palestina veniva designata dagli Stati Uniti con la voce “territori palestinesi”, successivamente cambiata in “territori dell’Autorità palestinese”, con gli accordi di Oslo del 1993, fino a giungere alla completa eliminazione. Tale ultima mossa giunge mentre Washington si prepara a lanciare la propria iniziativa di pace in Medio Oriente, nota come “accordo del secolo”, che si prevede verrà ufficializzata dopo le prossime elezioni israeliane del 17 settembre.

Al momento, non sono stati definiti i dettagli dell’operazione di Washington, né si è riusciti a capire se si tratta di un’azione momentanea o permanente o se deve essere intesa come un preludio a ciò che verrà annunciato con l’accordo del secolo.

La decisione di eliminare l’Autorità palestinese dal sito statunitense è stata presa dall’ufficio del Vicino Oriente del Dipartimento di Stato, guidato da David Shanker, assistente al segretario di Stato per gli affari del Medio Oriente. Shanker ricopre la posizione più alta nel ministero e si occupa della gestione e supervisione delle questioni relative al Medio Oriente, tra cui il conflitto arabo-israeliano.

Secondo un ex funzionario del Dipartimento di Stato, l’ambasciatore David Mack, la Casa Bianca, probabilmente, sta semplicemente cercando di essere coerente con le politiche filo-israeliane del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e con il proprio sostegno al primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu.

L’accordo del secolo è stato annunciato con la conferenza di Manama, in Bahrein, il 25 e 26 giugno scorso, e mira a raccogliere fondi pari a più di 50 miliardi di dollari da destinare all’Autorità Palestinese, oltre a creare un milione di posti di lavoro per i cittadini entro un lasso di tempo di 10 anni, con il fine ultimo di trasformare la Palestina ed il Medio Oriente da vittima di conflitti in un modello per il commercio in tutto il mondo.

La leadership palestinese ha più volte sottolineato il proprio disprezzo per il piano USA, sottolineando come qualsiasi soluzione al conflitto in Palestina deve essere politica e basata sulla fine dell’occupazione e che la crisi finanziaria è il risultato di una guerra contro lo stesso popolo. “Non soccomberemo al ricatto e all’estorsione e non abbandoneremo i nostri diritti nazionali per denaro” sono state le parole del premier palestinese, Mohammad Shtayyeh.

I palestinesi reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967, per la costituzione di uno Stato indipendente. Superando le politiche pianificate dai suoi predecessori, l’amministrazione statunitense attuale si è rifiutata di approvare una soluzione che preveda due Stati per risolvere il conflitto tra Israele e palestinesi. Questi ultimi hanno chiuso i loro legami con la Casa Bianca dopo che Donald Trump ha dichiarato di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, nel dicembre 2017, e di trasferire la propria ambasciata in questa città.

Gli Stati Uniti hanno altresì tagliato aiuti ai palestinesi equivalenti a centinaia di milioni di dollari e hanno ordinato la chiusura dell’ufficio diplomatico palestinese insediato a Washington. Tra le altre azioni intraprese dagli USA e riguardanti la Palestina, vi è l’interruzione dei finanziamenti all’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi (UNRWA), il riconoscimento delle alture del Golan come parte di Israele e la chiusura del consolato americano a Gerusalemme Est, sede della rappresentanza diplomatica degli Stati Uniti in Palestina.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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