Tunisia: Assad e Haftar al centro della propaganda elettorale

Pubblicato il 30 agosto 2019 alle 14:23 in Africa Tunisia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le elezioni presidenziali in Tunisia, previste per il prossimo 15 settembre, si avvicinano ed i candidati hanno cominciato a rivedere i propri programmi, in cui vengono trattate questioni sia interne sia esterne al Paese.

Al di là delle questioni legate all’economia e allo sviluppo del Paese, le promesse di alcuni candidati sono state oggetto di discussione all’interno di circoli politici e popolari, soprattutto nel caso di aspetti relativi alla politica estera e alla sicurezza nazionale.

In particolare, un gruppo di candidati ha condiviso diversi punti che, anche precedentemente, sono stati al centro di controversie e di divisioni nel panorama politico tunisino. Tra questi, il ripristino delle relazioni con il regime siriano e l’apertura di un canale comunicativo con la Libia, che favorisca il dialogo con il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico, nonché uomo forte di Tobruk, Khalifa Haftar. Sul fronte interno, questioni oggetto di particolare interesse sono state l’Islam politico ed il tema dell’uguaglianza nell’eredità.

Il candidato Abdul Karim Al-Zubaidi ha promesso, in caso di vittoria, di ripristinare le relazioni con il regime siriano e di aprire un’ambasciata tunisina a Damasco, dopo anni dalla sua chiusura, avvenuta nel 2012, nel corso del mandato dell’ex presidente Moncef Marzouki. Al- Zubaidi ha giustificato la sua eventuale decisione, affermando che si tratterebbe di un modo per rispondere agli interessi delle famiglie tunisine in Siria, per porre fine alla condizione di isolamento del popolo siriano e per aumentare il coordinamento in materia di sicurezza.

Anche un altro candidato al trono di Cartagine, Mohsen Marzouk, si è detto favorevole al ripristino dei legami diplomatici con la Siria e con il regime del presidente siriano, Bashar Al-Assad. Lo stesso varrebbe anche per Haftar in Libia, sebbene si rifiuti una politica di “blocchi”. Il candidato per il partito Tahya Tounes, “Lunga vita alla Tunisia”, il primo ministro tunisino, Youssef Chahed, ha dichiarato che, tra le priorità del proprio programma elettorale, vi è l’apertura di tutti i canali di dialogo con le diverse parti impegnate in Libia, sia ad Est sia ad Ovest, ed ha evidenziato la necessità di porre fine a ciò che ha definito la “neutralità negativa” della diplomazia tunisina.

Alcuni candidati hanno poi rifiutato la diffusione dell’Islam politico per la Tunisia, ovvero l’applicazione della legge islamica e dei diversi precetti stabiliti dal Corano anche alla vita politica e sociale. Tra i partiti tunisini che propendono a tale ideale vi è Ennahda. Questo è fortemente contrastato da altre entità politiche, tra cui il partito costituzionale libero, promotore di ideali più democratici.

La questione dell’uguaglianza di genere in materia di eredità rappresenta, invece, un punto d’incontro per molti candidati presidenziali, che si erano impegnati a completare ciò che era stato avviato dal ex presidente defunto, Beji Caid Essebsi, e che si erano precedentemente impegnati per approvare l’iniziativa legislativa relativa, rimasta chiusa nei corridoi del parlamento. La legge sui lasciti ereditari in Tunisia, come in altri Paesi del mondo arabo, trae ispirazione dall’Islam e dal Corano, in cui si prevede che alla donna spetti la metà dell’eredità rispetto all’uomo. Il tema, in Tunisia, è stato al centro di proteste negli ultimi due anni ed è del 27 febbraio scorso il progetto di legge presentato alla presidenza della Repubblica sull’uguaglianza nell’eredità.

Prima delle elezioni di settembre, il prossimo passo, per la commissione elettorale, sarà presentare la lista finale dei candidati, entro il 31 agosto. Il presidente in Tunisia ha autorità soprattutto in materia di politica estera e di difesa, ed è coadiuvato dal primo ministro. Quest’ultimo viene scelto dal parlamento ed ha autorità sulle questioni interne. Beji Caid Essebsi è stato il primo presidente democraticamente eletto della Tunisia e si trovava in carica dal 31 dicembre 2014. Dopo la morte improvvisa di Essebsi, lo scorso 25 luglio, la Commissione elettorale tunisina ha annunciato le nuove elezioni presidenziali, le seconde per la Tunisia dopo la rivoluzione. Si tratta dell’unico Paese della regione nordafricana che ha intrapreso una transizione democratica in seguito alle rivolte del 2011.

 

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.