Irlanda: da Londra ancora nessuna alternativa convincente al backstop

Pubblicato il 30 agosto 2019 alle 9:01 in Europa Irlanda UK

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Il Ministero degli Esteri irlandese ha affermato che il governo del Regno Unito non ha ancora presentato alcuna proposta credibile e concreta per sostituire la clausola di backstop prevista nell’attuale trattato sulla Brexit, rimasto per il momento in attesa di essere firmato. La fine delle trattative avverrà presumibilmente il 31 ottobre, quando la Gran Bretagna deciderà se uscire dall’Unione Europea con o senza un accordo di recesso.

“Tutti vogliamo un accordo, ma, per ora, niente di credibile è stato avanzato dal governo di Londra in termini di alternative al backstop”, ha dichiarato il ministro degli Esteri irlandese, Simon Coveney, venerdì 30 agosto, dopo essere arrivato a Bruxelles per incontrare i suoi colleghi europei.

Nel frattempo, il partito labourista inglese ha riferito, giovedì 29 agosto, che spingerà per l’apertura di un dibattito di emergenza in Palamento per fermare il primo ministro Boris Johnson dal portare il Regno Unito fuori dall’UE senza un accordo di uscita. Il giorno prima Johnson aveva annunciato che avrebbe usato il meccanismo di sospensione del Parlamento per interrompere i lavori delle Camere fino al 14 ottobre e avere il tempo di definire il nuovo programma politico del governo. La decisione, comunicata dal premier, ha già ricevuto l’approvazione della regina, la quale sarà tenuta, al termine della sospensione, a pronunciare un discorso di riapertura del Parlamento, in cui verrà altresì annunciata la nuova agenda politica del primo ministro Johnson.

Con la chiusura temporanea del Parlamento, l’opposizione si è vista tagliare il tempo a disposizione per l’approvazione di una legge in base alla quale Johnson avrebbe dovuto chiedere un ritardo nei tempi di scadenza della Brexit. L’opposizione avrebbe dovuto discutere a breve l’adozione di tale provvedimento per impedire un’uscita dall’UE senza un accordoPer tale ragione, il presidente della Camera dei Comuni, John Bercow, ha reputato la mossa del premier un “oltraggio costituzionale”, essendo finalizzata a “impedire ai deputati del Parlamento sia di continuare a discutere della Brexit, sia di rispettare i propri doveri relativi alla definizione della direzione del Paese”. 

Dopo il discorso della regina, il Parlamento dovrà discutere per alcuni giorni dell’agenda di governo che verrà annunciata, per poi votare la fiducia tra il 21 e il 22 ottobre. Qualora Johnson dovesse perdere, sarà costretto a rassegnare le sue dimissioni, a seguito delle quali il Paese andrà ad elezioni anticipate. 

Nel frattempo, mentre i parlamentari discuteranno dei temi enunciati nel discorso della Regina, Johnson sarà a Bruxelles, per partecipare avertice con l’UE programmato per il 17 e 18 ottobre e finalizzato a raggiungere un “accordo dell’ultimo minuto”. 

In questo momento, Londra si trova nel mezzo di una crisi costituzionale interna e di una resa dei conti con l’UE poiché Johnson si è impegnato a lasciare il blocco in 66 giorni, con o senza accordo, a meno che Bruxelles non accetti di rinegoziare l’uscita del Regno Unito. Il punto critico della trattativa è il backstop, una clausola che impedirebbe il ritorno di un confine duro in Irlanda, unica frontiera terrestre tra Gran Bretagna e UE, misura duramente contrastata da Johnson in quanto renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE. 

Il “backstop” era stato negoziato dall’ex premier, Theresa Mayprevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, fino a soluzione migliore. I legislatori inglesi hanno finora respinto per tre volte l’accordo di recesso concordato tra l’esecutivo e l’Unione Europea, approfondendo una crisi di tre anni che minaccia lo status della Gran Bretagna come uno dei principali centri finanziari del mondo e destinazione stabile degli investitori stranieri. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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