Yemen, guerra contro gli Houthi: si riaccendono le tensioni a Hodeidah

Pubblicato il 29 agosto 2019 alle 12:26 in Medio Oriente Yemen

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Le milizie dei ribelli sciiti Houthi hanno lanciato, il 28 agosto, intensi bombardamenti contro i quartieri residenziali ed i complessi commerciali della città di Hodeidah, nell’Ovest dello Yemen, violando la tregua della Nazioni Unite.

Hodeidah, città portuale che si affaccia sul Mar Rosso, attualmente sotto il controllo dei ribelli sciiti, rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese. Il 14 luglio scorso, i rappresentanti del governo yemenita e quelli del movimento Houthi si sono incontrati per la prima volta in 5 mesi, per discutere il ritiro delle forze ribelli da tale porto.

Il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale gli Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e 3 i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, il dislocamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire subito dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 18 dicembre 2018, ma quella data non è mai stata rispettata.

Il 28 agosto, gli Houthi hanno ripreso la propria offensiva. Secondo una fonte militare, le milizie dei ribelli hanno più volte colpito il complesso commerciale Thabet Brothers, situato all’interno della città di Hodeidah, con artiglieria e missili, provocando un grande incendio in uno dei reparti. I camion dei pompieri, delle forze di resistenza congiunta, si sono immediatamente precipitati sul posto, estinguendo il fuoco e impedendone l’espansione verso il resto delle sezioni.

Inoltre, fonti locali hanno riferito che le milizie Houthi hanno attuato un intenso dispiegamento delle forze di sicurezza nei quartieri di Hodeidah, oltre ad istituire posti di blocco in numerose strade principali e secondarie. Le stesse fonti hanno poi confermato l’escalation delle operazioni da parte dei ribelli sciiti nel Sud della città, nel distretto di Hays, dove hanno causato diversi feriti, tra cui una donna anziana ed una bambina.

L’escalation giunge in concomitanza con l’annuncio dell’inviato delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, del 28 agosto, secondo cui il governo yemenita e gli Houthi hanno accettato la sua proposta di attuare una tregua ad Hodeidah, sulla base dell’accordo di Stoccolma. “Entrambe le parti hanno accolto con favore la mia proposta sull’attuazione dell’accordo di Hodeidah “, ha affermato Griffiths, ritenendo la mossa “uno sviluppo importante per il processo politico in Yemen”. Tale proposta dovrà essere successivamente ridiscussa all’interno del comitato preposto alla ridistribuzione di Hodeidah.

Nella sera del 28 agosto i ribelli sciiti hanno poi agito su di un altro fronte, quello contro l’Arabia Saudita, attaccando l’aeroporto di Abha, situato nel Sud del Paese, dove hanno preso di mira il centro operativo militare e le postazioni degli aerei da guerra. L’ultimo attacco contro l’aeroporto risale al 2 luglio scorso, sebbene, anche il 25 agosto, diversi droni diretti contro le torri di controllo di Abha siano stati intercettati dalle forze saudite.

Nelle ultime settimane, i ribelli sciiti hanno sferrato numerosi attacchi con droni contro postazioni all’interno del territorio saudita. A tal proposito, gli Houthi hanno annunciato di aver programmato di colpire 300 obiettivi in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, oltre che all’interno dello Yemen. Si tratta di quartieri generali militari, basi militari e strutture vitali. Di fronte ad una crescente tensione iniziata da mesi, il 20 luglio scorso, la coalizione a guida saudita ha avviato un’operazione militare volta a colpire postazioni dei ribelli sciiti Houthi nella capitale yemenita Sana’a.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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