Yemen, conflitto del Sud: le forze governative ad Aden, dove tutto ebbe inizio

Pubblicato il 29 agosto 2019 alle 9:02 in Medio Oriente Yemen

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Il ministro delle comunicazioni yemenita, Moammar Al-Eryani, ha dichiarato, mercoledì 28 agosto, che le forze governative sono riuscite a ristabilire il pieno controllo su Masheeq, il palazzo presidenziale situato nella città di Aden, la capitale provvisoria dello Yemen, dove, al momento, regna una calma relativa.

Si tratta di un luogo che era stato occupato, l’11 agosto, dalle forze secessioniste. Come precisato dal ministro, funzionari e membri delle brigate per la sicurezza presidenziale sono ufficialmente entrate ad Aden il 28 agosto, riuscendo a strappare alle forze separatiste, appoggiate dagli Emirati Arabi Uniti, alcuni luoghi precedentemente occupati. Secondo quanto riferito, prima del controllo del palazzo presidenziale, le forze governative hanno occupato l’aeroporto della città e alcuni quartieri nelle vicinanze, come Al-Ma’ala e Tawahi. Gli scontri hanno avuto seguito anche nella serata del 28 agosto, consentendo l’avanzata delle forze presidenziali.

Il giorno successivo, giovedì 29 agosto, l’esercito del governo legittimo ha reso noto di stare proseguendo nella liberazione di vaste aree ad Aden e che ha ricevuto nuovi rinforzi, con l’obiettivo di lanciare una nuova offensiva su vasta scala.

A detta di El-Eryani, il popolo ha accolto con favore l’ingresso dell’esercito filo-governativo, esprimendo la propria soddisfazione. “È una vittoria che non sarebbe stata raggiunta senza la determinazione degli uomini onesti, la solidarietà di tutto il popolo delle province meridionali ed il sostegno della coalizione” è stato dichiarato dal ministro yemenita.

Sempre il 28 agosto, il ministro dell’Interno dello Yemen, Ahmed al-Massari, ha annunciato che Aden è quasi completamente sotto il controllo delle forze legittime. Al-Massari ha poi confermato l’imposizione di un coprifuoco temporaneo ad Aden, Abyan e Lahj e ha invitato i combattenti delle forze secessioniste ad arrendersi, chiedendo loro di deporre le armi e assicurando che continueranno ad essere parte integrante del popolo yemenita. Inoltre, di fronte al pericolo di nuove eventuali rappresaglie, il ministro ha affermato che colpirà con una “mano di ferro” chiunque cerchi di destabilizzare e mettere a repentaglio la sicurezza di Aden. “Le forze yemenite preserveranno proprietà private e vite umane” sono state le sue parole.

Il premier yemenita, Maeen Abdulmalik Saeed, ha commentato il grande risultato, considerandolo una vittoria per l’intero popolo yemenita, e dichiarando che il governo rifiuterà qualsiasi altra entità militare, al di fuori di quelle statali. Secondo il consigliere del presidente yemenita, Abdulmalik Al-Mekhlafi, il prossimo passo, dopo aver riportato stabilità ad Aden, sarà la liberazione di Taizz. Ciò potrebbe rappresentare una mossa importante anche nel quadro della lotta contro i ribelli sciiti Houthi.

Prima di Aden, il 27 agosto, l’esercito del governo legittimo era riuscito ad entrare ad Abyan, governatorato situato nel Sud dello Yemen, a circa 100 km a Est di Aden. Il 26 agosto, le forze presidenziali avevano, invece, preso il pieno controllo di tutti i distretti della provincia di Shabwa. Numerosi sono stati i membri della Shabwani Elite, ovvero un’unità militare locale sostenuta dagli Emirati, che, arrendendosi, hanno giurato fedeltà alle forze del governo. Non da ultimo, i separatisti avevano altresì accolto l’invito della coalizione saudita- emiratina al dialogo, mostrandosi aperti a collaborare con l’Arabia Saudita, e rinnovando il proprio impegno nel contrastare il progetto iraniano nella regione, rappresentato dalle milizie Houthi.

Dopo circa tre settimane di violenti scontri e occupazione, la conquista di Aden rappresenta un passo significativo per il governo legittimo yemenita, sebbene le forze separatiste mantengano ancora il controllo del campo militare di Jabal al-Hadid, una delle principali strutture militari di Aden. I violenti tumulti, che rischiavano di trasformarsi in un secondo conflitto civile in Yemen, sono nati proprio ad Aden, il 7 agosto scorso. Gli scontri delle ultime settimane hanno visto confrontarsi le guardie presidenziali ed i separatisti del Sud, coadiuvati dalle forze della cintura di sicurezza, sostenute, a loro volta, dagli Emirati Arabi Uniti. Le forze secessioniste sono rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale.

I separatisti e le forze del governo riconosciuto a livello internazionale si sono sempre detti uniti di fronte ai gruppi di ribelli sciiti Houthi, protagonisti del perdurante conflitto in Yemen, scoppiato il 19 marzo 2015. Tuttavia, le due parti non concordano su alcune politiche riguardanti il futuro del Paese. Il motivo scatenante dei recenti scontri è stata l’accusa, da parte delle forze secessioniste, secondo cui il partito Al-Islah, un ramo dei Fratelli Musulmani e presunto alleato del presidente Rabbu Mansour Hadi, sarebbe complice dell’attacco missilistico del 1 agosto contro una parata militare, in cui un comandante delle forze della cintura di sicurezza, Munir al-Yafei, ha perso la vita.

Per alcuni, il conflitto nel Sud non è ancora terminato. Lo scontro non solo ha danneggiato ulteriormente il Paese ma ha altresì messo a repentaglio gli sforzi della coalizione a guida saudita, in quanto Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita si sono schierati su due fronti opposti. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite, il bilancio delle vittime dall’8 all’11 agosto era di 40 morti e 260 feriti. Alcuni dati più recenti fanno salire il numero dei morti almeno a 60.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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