Medio Oriente, Stati Uniti: “Non rilasceremo il piano per la pace prima delle elezioni in Israele”

Pubblicato il 29 agosto 2019 alle 17:14 in Israele USA e Canada

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Gli Stati Uniti non rilasceranno il loro Piano per la Pace in Medio Oriente prima delle elezioni in Israele, programmate per il prossimo 17 settembre. 

La decisione degli americani, annunciata mercoledì 28 agosto daRappresentante speciale per i negoziati internazionali ed il processo di pace in Medio Oriente, Jason Greenblattsi pone come tentativo di salvaguardare le clausole dell’accordo dal divenire uno dei principali temi di dibattito della campagna elettorale in corso in Israele, dove è in gioco la leadership dell’attuale premier, Benjamin Netanyahu, forte alleato del presidente americano, Donald Trump.  

Secondo quanto ricostruito da Al Jazeera, ogni concessione fatta ai palestinesi e resa nota a solo tre settimane dal voto avrebbe potuto ridurre le possibilità di Netanyahu di rimanere in carica, specie in un simile contesto in cui i sondaggi rivelano una situazione di parità tra Netanyahu e il suo principale sfidante, Benny Gantz, ex generale delle forze armate a capo del partito “Blu e Bianco”. 

Proprio in occasione di un confronto elettorale, Netanyahu, il quale, spiega Al Jazeera, ha incentrato gran parte della sua campagna elettorale sulla forte amicizia con Trump, ha evidenziato come ciò su cui il popolo israeliano debba interrogarsi sia “chi vogliono far negoziare con Trump”, dato che l’accordo del secolo richiederà “tutta la forza necessaria” nelle prossime settimane. 

Da parte sua, il primo ministro israeliano ha inoltre dichiarato di essere stato messo al corrente della decisione americana “solo nella serata di mercoledì 28 agosto”, ma di poter “stimare ragionevolmente” che “la pubblicazione e la presentazione al mondo dell’accordo del secolo del presidente Trump avverrà immediatamente dopo le elezioni”. 

Il piano per la pace in Medio Oriente, rinominato “accordo del secolo”, è il piano volto alla risoluzione del conflitto israeliano-palestinese, annunciato dagli Stati Uniti in occasione della conferenza di Manama, in Bahrein, il 25 e 26 giugno scorso. Il piano mira a raccogliere fondi pari a più di 50 miliardi di dollari da destinare all’Autorità Palestinese, oltre a creare un milione di posti di lavoro per i cittadini entro un lasso di tempo di 10 anni, con il fine ultimo di trasformare la Palestina ed il Medio Oriente da vittima di conflitti in un modello per il commercio in tutto il mondo. L’accordo, a detta del consigliere della Casa Bianca, nonché genero di Trump, Jared Kushner, esclude la soluzione a 2 Stati, sebbene questa sia appoggiata da gran parte dei Paesi arabi.  

Da parte loro, i palestinesi, che cercano una soluzione politica al conflitto in Medio Oriente, reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967, per la costituzione di uno Stato indipendente. La soluzione a 2 Stati è stata stabilita nel 1993 con gli Accordi di Oslo e prevede la creazione di due Paesi in grado di coesistere uno di fianco all’altro, ovvero Israele da una parte e la Palestina dall’altra, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due.  

Tuttavia, superando le politiche pianificate dai suoi predecessori, l’amministrazione Trump si è rifiutata di approvare tale soluzione. Dopo che Trump ha dichiarato, nel dicembre 2017, di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele e di trasferire la propria ambasciata in questa città, inoltre, i palestinesi hanno chiuso i loro legami con la Casa BiancaGli Stati Uniti hanno altresì tagliato aiuti ai palestinesi equivalenti a centinaia di milioni di dollari e hanno ordinato la chiusura dell’ufficio diplomatico palestinese insediato a Washington. Inoltre, il 25 marzo, il presidente americano ha riconosciuto la sovranità israeliana sulle Alture del Golan.   

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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