Libia: in una settimana, salvati 403 migranti ad Homs

Pubblicato il 29 agosto 2019 alle 17:19 in Immigrazione Libia

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Il settore centrale della Guardia costiera libica ha reso noto, in una dichiarazione del 29 agosto, che nella settimana tra il 18 ed il 25 agosto sono stati tratti in salvo 403 migranti irregolari, a largo delle coste di Homs, città portuale situata nella Libia settentrionale.

In particolare, i diversi gruppi di migranti si trovavano a bordo di cinque gommoni in totale. Il primo caso di salvataggio è del 18 agosto, data in cui sono stati salvati 37 migranti, provenienti da 7 nazionalità diverse, arabe ed africane, ovvero Sudan, Mali, Mauritania, Kenya, Somalia, Yemen e Nigeria. L’imbarcazione si trovava a circa 43 miglia a Nord-Est di Homs.

Successivamente, il 24 agosto, la pattuglia della Guardia costiera dal nome Ubari ha prestato soccorso a 187 migranti, tra cui 3 donne, di diverse nazionalità africane, che si trovavano a bordo di due gommoni, a 64 miglia a Nord di Homs.

Il giorno seguente, il 25 agosto, altri 179 altri migranti, a bordo di due gommoni, sono stati salvati, a circa 70 miglia a Nord-Ovest di Homs. Tra questi 146 sudanesi, 8 del Ciad, 3 senegalesi, oltre a migranti provenienti da Nigeria, Egitto e Mali.

Ai 403 migranti a largo di Homs si aggiunge la notizia del 27 agosto scorso, secondo cui un’imbarcazione con a bordo oltre 100 migranti è affondata al largo delle coste della Libia. Circa 65 persone, provenienti da Sudan, Egitto, Marocco e Tunisia, sono state soccorse ma altre 40 restano ancora disperse. Di queste, almeno 5, tra cui un bambino, sono state successivamente recuperate prive di vita dalle autorità costiere di Tripoli. Si teme che anche le altre siano ormai morte annegate.

A detta delle autorità della Guardia Costiera libica, ancora non sono state avviate le operazioni di riconoscimento e consegna dei corpi dei migranti deceduti. A tal proposito, è stato evidenziato un mancato interesse, da parte dei membri competenti, nel rivolgersi a tale questione. Vi sarebbero solo “promesse, come nel caso dell’accoglienza dei migranti” è stato affermato. Pertanto, sono necessarie soluzioni efficaci non solo nel caso di migranti in vita ma anche per i corpi di coloro che perdono la vita in mare.

Il 21 luglio l’IOM ha pubblicato un report riguardante la Libia, in cui viene dichiarato che sono almeno 641.398 i migranti che sono stati censiti nel Paese nordafricano nel trimestre marzo-maggio 2019, di 39 nazionalità diverse. Tra questi, il 6% è composto da minori, per il 34% non accompagnati. L’area geografica di origine principale è l’Africa sub-Sahariana, da cui parte il 65% dei migranti, provenienti soprattutto dal Niger. Una volta arrivati in Libia, talvolta senza passare da nessun altro Paese, i migranti si stanziano prevalentemente nelle aree di Tripoli, Ejdabia e Murzuq.

Sebbene negli ultimi due anni il numero sia diminuito, secondo le stime dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), sono 859 i migranti morti nel Mar Mediterraneo dall’inizio del 2019, sino al 22 agosto. In particolare, la Libia rappresenta un canale di passaggio per coloro che, provenienti dal continente africano, desiderano raggiungere l’Europa. Tuttavia, i trafficanti di essere umani e diversi gruppi armati hanno sfruttato la situazione di caos per alimentare fenomeni di abusi e torture di migranti.

Inoltre, circa 6.000 migranti provenienti da Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan e altri Paesi africani sono rinchiusi in dozzine di strutture di detenzione in Libia. Tali strutture sono in mano ai gruppi armati libici, i quali non tutelano in alcun modo le persone detenute, e i migranti vivono in condizioni pessime, soggetti a torture e abusi. Non da ultimo, l’UNHCR e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) ritengono che siano circa 50.000 i rifugiati e richiedenti asilo registrati in Libia, sfuggiti a guerre e processi giudiziari nei propri Paesi d’origine. A tale cifra si aggiungono circa 800.000 migranti in cerca di opportunità economiche all’estero.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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