La petroliera iraniana, ex Grace 1, tra Turchia e Libano

Pubblicato il 29 agosto 2019 alle 14:26 in Iran Turchia USA e Canada

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La petroliera iraniana Adrian Darya, precedentemente nota come Grace 1, ha cambiato la rotta prevista e, secondo dati emessi da Refinitiv, si trova a largo delle coste della Turchia. Il 30 agosto, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha smentito la notizia, affermando che la petroliera è diretta verso il Libano. 

Da parte sua, il ministro delle finanze libanese, Ali Hassan Khalil, ha dichiarato che il Libano non è stato informato del fatto che la petroliera iraniana si stia spostando verso uno dei porti del proprio Paese. Tuttavia, nelle prime ore di giovedì 29 agosto, la petroliera è stata vista depositare il proprio carico nella città portuale di Mersin, situata nel Sud della Turchia, sulla costa mediterranea. Risale al 24 agosto la notizia secondo cui l’equipaggio di Adrian Darya aveva deciso di cambiare rotta sul sistema di identificazione automatico, per dirigersi verso la Turchia, come segnalato dal sito MarineTraffic.com. Il 26 agosto, l’Iran aveva poi affermato di aver trovato un eventuale acquirente per il carico di petrolio a bordo dell’imbarcazione, dal valore di circa 130 milioni di dollari. Tuttavia, non era stata dichiarata l’identità.

La petroliera iraniana, inizialmente battente bandiera panamense, con il nome di Grace 1, era stata bloccata, il 4 luglio scorso, dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere motivazioni ragionevoli per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa era quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea. Dopo il fermo da parte statunitense, Grace 1, è riuscita nuovamente a salpare nelle prime ore del 19 agosto.

Secondo gli ultimi dati di localizzazione resi noti, l’imbarcazione era inizialmente diretta verso la Grecia e, in particolare, verso l’isola di Kalamata. Tuttavia, il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, aveva affermato che la petroliera non si stava dirigendo verso il proprio Paese. Si trattava, per la Grecia, di una nave troppo grande, che non poteva attraccare in nessun porto greco.

È del 16 agosto scorso il mandato di confisca della petroliera iraniana da parte statunitense, in cui veniva denunciata sia l’effettiva violazione delle sanzioni europee sia il legame con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, designato di recente dagli USA un’organizzazione terroristica. Da parte sua, Gibilterra ha respinto la richiesta di Washington, consentendo a Grace 1 di salpare. 

Di fronte a tale scenario, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi, ha risposto alle accuse e alle mosse statunitensi, affermando di aver dato tutti gli avvertimenti necessari per vie ufficiali, circa un eventuale “errore” da parte degli Stati Uniti contro l’Iran, che potrebbe portare a gravi conseguenze. In particolare, per Mousavi, le dichiarazioni statunitensi sulla petroliera iraniana “minacciano la navigazione internazionale”, e il rilascio di Gibilterra è giunto dopo “sforzi diplomatici e legali produttivi”.

Tuttavia, il 22 agosto, un ufficiale del Dipartimento di Stato statunitense ha dichiarato che Washington avrebbe imposto dure sanzioni contro chiunque avrebbe soccorso la ex Grace 1, sia direttamente sia indirettamente, anche intrattenendo o facilitando rapporti d’affari o trasportando carichi di merce “sanzionata”.

La petroliera Adrian Darya, ex Grace 1, è divenuta motivo di tensione nelle ultime settimane, inasprendo maggiormente la crisi tra Iran e Occidente, a sua volta collegata a contrasti diplomatici con le principali potenze dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. L’area al centro di tali tensioni è il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz. In tale quadro, l’Iran ha ripreso l’arricchimento dell’uranio oltre i limiti consentiti dall’accordo sul nucleare del 2015. Il presidente della Casa Bianca, Donald Trump, si è ritirato da tale intesa unilateralmente, l’8 maggio 2018, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran, e causando una frattura più profonda nei loro rapporti. Di fronte alla proposta statunitense di istituire una coalizione nelle acque del Golfo, il portavoce iraniano ha dichiarato che questa aumenterebbe ulteriormente le tensioni, in quanto l’Iran e i Paesi della regione sono coloro che possono garantire la propria sicurezza.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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