IOM, Mediterraneo: da inizio 2019, circa 859 morti in mare

Pubblicato il 29 agosto 2019 alle 12:55 in Europa Immigrazione

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Da inizio 2019, sono state 859 le morti nel Mediterraneo. I dati, pubblicati dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), comprendono migranti e rifugiati che, dalle principali rotte africane, hanno intrapreso la traversata via mare in direzione delle coste europee.

L’Agenzia delle Nazioni Unite ha calcolato che, dall’1 gennaio al 22 agosto 2019, un totale di 45.505 individui ha raggiunto l’Europa dal Mediterraneo. Tale cifra mostra una diminuzione degli arrivi del 33%, se paragonata ai 64.836 ingressi registrati nello stesso periodo dello scorso anno. La maggior parte dei migranti e rifugiati, in partenza dall’Africa da inizio gennaio, è approdata in Grecia e in Spagna, con un numero di arrivi pari rispettivamente a 23.193 e 14.680 individui. L’Italia, nello stesso periodo, ne ha ricevuti 4,664.

Gli 859 decessi finora registrati nell’anno 2019, sulle tre principali rotte del Mediterraneo (centrale, orientale e occidentale), ammontano al 55% delle morti totali calcolate nello stesso periodo del 2018, ovvero 1.558. La maggior parte delle vittime (circa 600) è stata registrata nei flussi di migranti e rifugiati che hanno attraversato la rotta centrale del Mediterraneo, la quale collega il Nord Africa con l’Italia e con Malta.

Il 27 agosto, un’imbarcazione con a bordo oltre 100 migranti è affondata al largo delle coste della Libia. Circa 65 persone, provenienti da Sudan, Egitto, Marocco e Tunisia, sono state soccorse ma altre 40 restano ancora disperse. Di queste, almeno 5, tra cui un bambino, sono state successivamente recuperate prive di vita dalle autorità costiere di Tripoli. Si teme che anche le altre siano ormai morte annegate.

Una delle ultime tragedie del Mediterraneo è avvenuta il25 luglio, quando il barcone su cui viaggiavano diversi migranti si è capovolta ed è affondata, provocando circa 150 vittime. L’UNHCR si è detta allarmata di fronte alle crescenti cifre registrate dei migranti e rifugiati che hanno perso la vita in mare. Pertanto, l’agenzia ha invitato ad una mobilitazione a livello internazionale, da parte di tutte le parti coinvolte, che miri ad incrementare gli sforzi per salvare sempre più vite.

La situazione di grave instabilità in Libia, che ha avuto inizio nel 2011, ha contribuito a rendere il Paese un canale di passaggio per coloro che, provenienti dal continente africano, desiderano raggiungere l’Europa. Tuttavia, i trafficanti di essere umani e diversi gruppi armati hanno sfruttato la situazione di caos per alimentare fenomeni di abusi e torture sui migranti. Circa 6.000 di questi provenienti da Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan e altri Paesi africani sono rinchiusi in dozzine di strutture di detenzione in Libia, generalmente in mano a gruppi armati che non tutelano in alcun modo le persone detenute. A questo si aggiunge la situazione estremamente critica del Paese, dove è in corso, dal 4 aprile, un’offensiva guidata dal generale Khalifa Haftar per la presa della città di Tripoli. Dal 26 agosto, poi, la battaglia si è fatta più intensa, con Haftar che mira altresì a riprendere il controllo della città di Gharyan, al momento occupata in gran parte dalle forze del governo della capitale, presieduto dal premier Fayez al-Serraj, internazionalmente riconosciuto.

Il Mediterraneo ospita tre principali rotte migratorie utilizzate da migranti, rifugiati e richiedenti asilo per attraversare irregolarmente l’Europa. Sono la rotta del Mediterraneo centrale (CMR) che si riferisce al viaggio in mare dal Nord Africa (principalmente dalla Libia) all’Italia, la rotta del Mediterraneo orientale (EMR) che si riferisce alla traversata marittima dalla Turchia alla Grecia e la rotta del Mediterraneo occidentale (WMR), ovvero la traversata via mare dal Marocco alla Spagna.

Mentre il numero di arrivi attraverso la rotta orientale è diminuito in modo significativo negli ultimi anni, nonostante si siano registrate alcune diminuzioni anche lungo la rotta centrale, la CMR continua ad essere il principale punto di transito.

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Chiara Gentili

di Redazione

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