Indonesia: morti e feriti nelle proteste in Papua Occidentale

Pubblicato il 29 agosto 2019 alle 9:44 in Asia Indonesia

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Continuano le violenze in Indonesia, dove 6 civili sono stati uccisi, a seguito di una serie di scontri tra le forze dell’ordine e i manifestanti in Papua Occidentale. 

Una delle proteste di mercoledì 28 agosto, che ha avuto luogo nei pressi di Diyai, nella provincia di Papua, ha causato la morte di almeno 6 civili e il ferimento di numerose altre persone, compresi bambini. La notizia è stata riferita da Al-Jazeera English, che cita un testimone oculare presente in loco. Quest’ultimo, che ha chiesto di rimanere anonimo per motivi di sicurezza, ha anche visto diverse persone con ferite da colpi di arma da fuoco e manifestanti che fuggivano nella giungla per scappare da polizia e soldati.

Suara Papua, il quotidiano più letto nella regione, ha riportato a sua volta la morte di 6 civili. Tuttavia, il portavoce della polizia nazionale indonesiana, Dedi Prasetyo, ha negato che alcun manifestante sia stato ucciso a Deiyai. Invece, il capo della polizia regionale della Papua, il generale Rudolf Rodja, ha riferito che 1 ufficiale dell’esercito è rimasto ucciso e 2 agenti di polizia sono stati feriti durante gli scontri con i manifestanti. Tuttavia, a causa del blocco imposto alla rete internet, risulta difficile raccogliere e verificare notizie dall’area. 

Il pastore Santon Tekege, della chiesa cattolica della provincia di Papua, ha partecipato alla manifestazione a Deiyai, insieme a bambini, donne e anziani. Il prete ha raccontato ad Al-Jazeera di aver assistito alle sparatorie, dopo che i manifestanti avevano sventolato la bandiera locale, simbolo dell’indipendenza della regione. Il pastore ha riferito, inoltre, di aver visto alcuni corpi che giacevano davanti a un edificio pubblico di Deiyai. Non era chiaro se le persone fossero ferite o morte. Santon ha aggiunto che mercoledì 28 è stata la prima volta che un gruppo di manifestanti papuani si è riunito nel quartiere Wagete di Tigi, la capitale della reggenza di Deiyai.

Nella prima mattinata, i partecipanti hanno consegnato una dichiarazione al reggente locale, Ateng Edowai, in cui si dichiaravano le ragioni alla base delle proteste contro il governo. Durante la manifestazione, Santon ha riferito di aver visto un drone volare sulla folla. In seguito, la polizia e l’esercito hanno iniziato a disperdere i manifestanti sparando gas lacrimogeni. Mentre la folla si agitava, le forze dell’ordine hanno iniziato a sparare sui manifestanti, ha aggiunto Santon. “Sono corso nella giungla per salvarmi”, ha raccontato. “Wagete è ora vuota. Tutti sono fuggiti nella giungla, inclusi i feriti. La situazione è molto intensa adesso”, ha sottolineato il pastore. 

Le proteste sono scoppiate il 19 agosto, a seguito dell’arresto di alcuni studenti di etnia papuana che vivevano a Surabaya e Malang, sull’isola di Giava. Questi erano stati accusati di aver gettato la bandiera indonesiana in una fogna. Da parte loro, i giovani hanno negato di aver compiuto tale gesto. Inoltre, alcune agenzie di stampa hanno riferito che i ragazzi sarebbero stati sottoposti ad abusi legati alla loro etnia. Secondo quanto riferito, sono stati chiamati “scimmie” dalle forze dell’ordine, mentre venivano radunati e portati via. Gli studenti sono stati rilasciati dalla polizia domenica 18 agosto. Tuttavia, le tensioni erano già state innescate, con il West Papua National Committee (KNPB) che ha invitato i papuani a unirsi in una protesta contro il governo.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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