Crisi Corea del Sud-Giappone: gli Stati Uniti si schierano con Tokyo, arriva la risposta di Seul

Pubblicato il 29 agosto 2019 alle 13:34 in Corea del Sud Giappone USA e Canada

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La decisione della Corea del Sud di abbandonare il patto di condivisione delle informazioni dell’intelligence in ambito militare con il Giappone ha portato ad una “crescente spaccatura” con gli Stati Uniti.  

A renderlo noto è Reuters, che ha evidenziato come l’incrinatura del rapporto con gli americani giunge in un momento delicato per i 3 alleati storici, che si trovano a dover fronteggiare le tensioni con la Corea del Nord, la Cina e la Russia. In tale contesto, il viceministro degli Affari Esteri sudcoreano, Cho Sei-young, ha incontrato l’ambasciatore americano a Seul, Harry Harris, mercoledì 28 agosto, al quale ha chiesto di “abbassare i toni” delle critiche avanzate dagli Stati Uniti in merito all’abbandono del patto sull’intelligence militare con il Giappone da parte della Corea del Sud.  

Secondo quanto riferito da un diplomatico sudcoreano, il quale ha parlato in condizioni di anonimato, Cho ritiene che il criticismo degli Stati Uniti non sia “di aiuto” e, per tale ragione, Washington “dovrebbe trattenersi dal rilasciare certe dichiarazioni pubbliche”. 

Le dichiarazioni a cui fa riferimento Cho sono quelle rilasciate dal segretario per la Difesa dell’Ufficio degli Affari della sicurezza indo-pacifica degli Stati Uniti, Randall Schriveril quale aveva dichiarato, mercoledì 28 agosto, che gli Stati Uniti non erano “stati messi al corrente” della decisione di Seul, nonostante avessero “più volte spiegato all’amministrazione sudcoreana come l’abbandono dell’accordo avrebbe avuto effetti negativi, sia per quanto concerne le relazioni con il Giappone, sia in riferimento agli interessi degli Stati Uniti e dei suoi alleati”.  

In tale clima, un’associazione di reduci della Corea del Sud ha annullato l’incontro previsto con l’ambasciatore americano, facendo derivare tale scelta dalle “circostanze in materia di sicurezza in rapido mutamento”. In particolare, un portavoce dell’associazione ha dichiarato che “trattandosi di una organizzazione che affronta i temi della sicurezza, il gruppo avrebbe voluto ottenere da Harriun quadro dello stato della denuclearizzazione della Corea del Nord e delle problematiche che l’alleanza si trova ad affrontare, ma il momento non si è rivelato propizio, dato che tutta l’attenzione è rivolta alla questione del General Security of Military Information Agreement (GSOMIA)”. 

Il General Security of Military Information Agreement (GSOMIA) è un accordo in base al quale la Corea del Sud e il Giappone condividono informazioni sensibili in materia militare. Il GSOMIA, prima della decisione di Seul, veniva rinnovato ogni anno ed era finalizzato principalmente a contrastare le minacce nucleari e balistiche provenienti dalla Corea del Nord. Da parte sua, il ministro degli Esteri del Giappone, Taro Kono, aveva criticato la mossa di Seul, affermando che i sudcoreani stessero “mischiando le politiche di controllo delle esportazioni con quelli che sono i problemi in materia di sicurezza”, i quali sono stati, a detta di Tokyo, “completamente fraintesi” dal vicino Paese asiatico.  

Il ministro della difesa giapponese, Takeshi Iwaya, aveva inoltre dichiarato, il 27 agosto, che la collaborazione tra Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti è “cruciale” e per tale ragione aveva invitato Seul a riconsiderare l’abbandono dell’accordo, prima che questo scada definitivamente nel mese di novembre. 

Le relazioni tra i Giappone e Corea del Sud si sono inasprite il 12 luglio, quando i 2 Paesi asiatici avevano avuto modo di confrontarsi sui limiti alle esportazioni che Tokyo aveva imposto nei confronti di Seul a causa di una disputa in merito alle compensazioni per il lavoro forzato svolto dai sudcoreani durante l’occupazione giapponese all’epoca della Seconda guerra mondiale. Le sanzioni imposte dal Giappone ponevano un freno all’acquisto da parte di Seul di materiali che la Corea del Sud impiega nella produzione di dispositivi tecnologici, ai danni dei colossi sudcoreani del settore tecnologico, tra cui la Samsung Electronics Co Ltd e la SK Hynix Inc, quest’ultima produttrice di componenti utilizzate da Apple e Huawei. Pochi giorni dopo, il 16 luglio, la Corea del Sud aveva dichiarato di avere dubbi sul rispetto da parte del Giappone delle sanzioni imposte dalle Nazioni Unite contro la Corea del Nord, che prevedevano limiti ad importazioni e esportazioni in numerosi settori, tra cui quello del petrolio. In risposta, Tokyo aveva rimosso Seul dalla lista dei Paesi “con status bianco”, ovvero con restrizioni commerciali minime.  

In tale contesto, la Corea del Sud aveva chiamato in causa Washington, storico alleato di entrambi i Paesi, affermando che le sanzioni imposte dal Giappone avrebbero impattato anche sulle aziende dell’industria tecnologica presenti negli Stati Uniti, con ricadute su scala globale. Washington aveva in risposta deciso di far intervenire il suo diplomatico specializzato nella politica Est-asiatica, David Stilwell, che si era recato a Seul il 17 luglio e aveva affermato che Washington “sarebbe intervenuto in tutte le problematiche che vedono coinvolti la Corea del Sud e gli Stati Uniti”.   

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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