Stati Uniti-Ucraina: Bolton vola a Kiev per incontrare Zelenskiy

Pubblicato il 28 agosto 2019 alle 12:03 in USA e Canada Ucraina

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Il consigliere per la sicurezza degli Stati Uniti, John Bolton, si è recato, martedì 27 agosto, a Kiev, in Ucraina, per incontrare il presidente, Volodymyr Zelenskiy. 

La visita rappresenta il primo incontro tra un alto funzionario americano e l’Ucraina dalla presa del potere di Zelenskiyavvenuta il 21 aprile scorso. In tale contesto, ha dichiarato Bolton, il suo viaggio a Kiev si pone come “opportunità per discutere delle priorità degli Stati Uniti e, vista la nuova amministrazione, di quelle dell’Ucraina”.  

In vista del vertice, di cui non sono ancora stati resi noti i dettagli, Bolton ha altresì reso noto che a breve potrà tenersi un incontro tra il presidente ucraino e il suo omologo americano, probabilmente in Polonia, dove Trump si recherà il 31 agosto. 

La visita del consigliere di Trump a Zelenskiy giunge in seguito alle ultime dichiarazioni del presidente americano, rilasciate il 20 agosto, in merito alla sua volontà di reintegrare nel G7 la Russia, espulsa nel marzo del 2014 in seguito all’intervento armato in Ucraina e all’annessione della Crimea. A tale riguardo, la Francia, presidente del G7 per il 2019, aveva dichiarato che la riammissione della Russia nel G7 dipende dai progressi nel processo di dialogo per la risoluzione della crisi ucraina, individuando nel Formato Normandia il modello da seguire per la conclusione delle tensioni. Il formato Normandia, o quartetto Normandia, è composto da Russia, Ucraina, Francia e Germania e si occupa della crisi in Ucraina orientale, dove le forze del governo centrale di Kiev affrontano le repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk.  

Da parte sua, Zelenskiy ha tenuto, il 23 agosto, una conversazione telefonica con il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e ha colto l’occasione per lanciare un appello all’Unione europea affinché respinga con forza l’idea di reincorporare la Russia nel G7. 

La situazione dell’Ucraina orientale continua ad essere una delle questioni chiave per le relazioni tra la Russia e i Paesi della NATO, nonché una delle principali cause delle sanzioni imposte a Mosca. Fin dall’annessione della Crimea, i Paesi NATO si sono impegnati per la difesa dell’integrità territoriale dell’Ucraina, da una parte non riconoscendo l’annessione stessa, e dall’altra cercando di contrastare le forze separatiste delle regioni russofone del Donbass, le cui truppe sembrerebbero essere sostenute proprio dal Cremlino, come riportato nella legge di reintegrazione del Donbass, che definisce i territori di Donetsk e Lugansk “territori occupati” e che classifica la Russia come “occupante”. Per ristabilire la pace nella regione, nel 2014 è stato firmato il Protocollo di Minsk integrato, nel 2015, dal Pacchetto di Misure per l’Implementazione degli Accordi di Minsk, oggi noto come Minsk II. Entrambi gli accordi prevedono una serie di misure che le due parti dovrebbero adottare per arrivare ad una pacificazione, tra cui un cessate il fuoco bilaterale immediato.  

A seguito dell’annessione da parte della Russia della Crimea, le relazioni tra Stati Uniti e Ucraina si sono progressivamente rafforzate nel tempo. In particolare, dal 2014, anno dell’annessione, il Pentagono ha avviato un programma di aiuti economici che oggi ammonta a più di un miliardo di dollari. L’ultima tranche di aiuti è stata annunciata lo scorso 18 giugno, quando Washington ha reso noto di aver deciso di inviare a Kiev 250 milioni di dollari, da impiegare in attività integrative di “addestramento, equipaggiamento e sforzi in ambito consulenziale al fine di incrementare le potenzialità delle forze armate ucraine”. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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