Siria: da Hama a Idlib, scontri, catastrofi e un destino sconosciuto

Pubblicato il 28 agosto 2019 alle 15:26 in Medio Oriente Siria

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Raid aerei hanno colpito, mercoledì 28 agosto, il perimetro della postazione turca a Sher Maghar, nell’area rurale occidentale di Hama, accentuando ulteriormente le tensioni che caratterizzano da mesi la zona.

Al momento, non sono state divulgate informazioni sulla precisa identità dei velivoli responsabili dell’attacco, ovvero se siano di proprietà del regime o della Russia, a causa dell’intensità del bombardamento aereo, in cui più di 15 aerei siriani e russi volavano contemporaneamente nei cieli dell’area.

Inoltre, secondo quanto rivelato anche dall’Osservatorio Siriano per i diritti umani, nella zona di de-escalation di Idlib sono stati visti volare aerei da guerra, sia del regime sia russi, in concomitanza con attacchi successivi ed intensi nell’area. Sino ad ora, il numero di attacchi perpetrati dalle forze del regime nelle zone circostanti, compresa Maarat Al-Numan, ammonta a 38.

In particolare, il corrispondente di Al-Jazeera in Siria ha riportato la morte di 12 persone e il ferimento di altre, in sole 24 ore, a seguito degli attacchi aerei del regime e della Russia sulle città di Kafr Nebel, Kafr Oweid, Biskla e altre aree dell’area rurale meridionale di Idlib. Ciò, a detta del corrispondente, ha provocato una nuova ondata di sfollamento e la distruzione di diversi edifici. Dal canto loro, anche le forze di opposizione hanno sferrato diversi attacchi nell’area Sud-orientale di Idlib.

Uno degli scontri più violenti degli ultimi giorni si è verificato il 25 agosto, a Khan Shaykhun, situata nel Sud di Idlib, tra le forze del regime siriano e quelle dei ribelli. Il bilancio delle vittime, per entrambe le fazioni, è stato di almeno 60 morti, tra cui civili. Dal 21 agosto, l’esercito del regime siriano, sostenuto da aerei da guerra e milizie russe, ha preso il controllo di tale città e ha invaso l’area rurale a Sud. Inoltre, l’esercito del presidente siriano, Bashar Al-Assad, il 23 agosto ha preso il controllo della città di Kafr Zita e delle colline ad Est della postazione di controllo turca, nel governatorato di Hama.

È del 27 agosto l’incontro, tenutosi a Mosca, tra il presidente turco, Racep Tayyip Erdogan, ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, in cui entrambe le parti si sono dette preoccupate di fronte allo scenario di violenza di Idlib e hanno sottolineato la necessità di preservare l’integrità della Siria, oltre alla propria sovranità e indipendenza.

Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Sebbene nei primi tre mesi i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio campo di azione nella periferia meridionale di Idlib.

La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale del Paese è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive di Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

L’Osservatorio siriano ha documentato la morte di 3404 persone dall’inizio dell’escalation del 30 aprile scorso, considerata la più violenta di sempre, mentre 3933 persone sono morte nelle aree di tregua russo-turca da febbraio 2019.

Secondo dati riportati da Al-Jazeera, il numero di sfollati ad Idlib, nelle ultime statistiche, ha raggiunto 1.27 milioni, mentre sono ancora numerose le famiglie che continuano a migrare verso il confine tra Siria e Turchia. Si tratta del più grande sfollamento nella regione in tre mesi. Inoltre, il valore delle perdite materiali ammonta a circa 2.41 miliardi di dollari, vista la distruzione di ospedali, scuole, case residenziali, negozi, edifici industriali, alloggi temporanei per gli sfollati, nonché case di culto, strutture per l’energia elettrica e mercati. A ciò si aggiunge il bilancio delle vittime umane, pari a circa 3.000 morti e feriti. Al momento, il destino di oltre tre milioni di persone ad Idlib rimane sconosciuto, nonostante gli accordi internazionali, che non hanno alcun valore per i siriani, se paragonati alle sofferenze subite da anni.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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