Opposizione inglese unita per chiedere un ritardo della Brexit

Pubblicato il 28 agosto 2019 alle 9:52 in Europa UK

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I partiti d’opposizione, nel Regno Unito, hanno affermato che avrebbero tentato di approvare una legge che costringa il primo ministro Boris Johnson a richiedere un ritardo della Brexit per impedire un’uscita dallUE, senza accordo e potenzialmente caotica, il 31 ottobre.

In questo momento, Londra si trova nel mezzo di una crisi costituzionale interna e di una resa dei conti con l’UE poiché Johnson si è impegnato a lasciare il blocco in 66 giorni, con o senza accordo, a meno che Bruxelles non accetti di rinegoziare luscita del Regno Unito. Il punto critico della trattativa è il backstop, una clausola di garanzia che impedirebbe il ritorno di un confine duro in Irlanda. Martedì 27 agosto, il premier Johnson ha detto al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che non vi sarebbe stata alcuna prospettiva di un accordo se il backstop non fosse stato abolito.

Il Parlamento inglese, che ritornerà dalla sua pausa estiva la prossima settimana, si sta preparando per una battaglia con Johnson, il quale promesso di portare la Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea a fine ottobre con o senza un accordo di recesso. Martedì il leader del partito laburista, Jeremy Corbyn, ha intrattenuto colloqui con i partiti dell’opposizione e insieme hanno concordato che approvare una legge che costringa il governo a negoziare un ritardo ulteriore della Brexit avrebbe probabilmente il massimo sostegno. “Stiamo per riunirci e fare la cosa giusta per il nostro Paese”, ha dichiarato Anna Soubry, leader del Gruppo Indipendente per il Cambiamento. “Siamo contro un primo ministro che non ha un mandato per fare questo e che non ha alcun rispetto per il Parlamento”, ha aggiunto.

I partiti dell’opposizione stanno cercando di ripetere ciò che ea stato fatto all’inizio di quest’anno quando i legislatori avevano preso il controllo dell’agenda parlamentare per approvare una legge che costringesse il predecessore di Johnson, Theresa May, a chiedere un’estensione dell’adesione britannica all’UE. Dopo che le parti si sono presentate in un fronte unito martedì 27 agosto, la sterlina ha toccato il suo massimo contro il dollaro e l’euro dal 29 luglio.

La Gran Bretagna è in procinto di uscire senza accordi il 31 ottobre, a meno che il Parlamento non la fermi o venga raggiunto un nuovo accordo con l’UE.

I legislatori inglesi hanno respinto per tre volte l’accordo di recesso concordato tra lesecutivo e l’Unione Europea, approfondendo una crisi di tre anni che minaccia lo status della Gran Bretagna come uno dei principali centri finanziari del mondo e destinazione stabile degli investitori stranieri.

Johnson, che intende rimuovere il backstop dallaccordo, ha discusso martedì le sue richieste con Juncker in una telefonata di 20 minuti “positiva e sostanziale”, dopo i colloqui della scorsa settimana con il cancelliere tedesco Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Juncker ha dichiarato di essere disposto ad esaminare eventuali proposte concrete sulle alternative al backstop, purché siano compatibili con l’accordo di recesso.

La Gran Bretagna ha affermato che sta lavorando “a ritmi intensi per trovare una vasta gamma di soluzioni flessibili e creative” per la questione del confine con l’Irlanda dopo la Brexit, ma ha anche sostenuto che la discussione sul confine dovrebbe essere separata dall’accordo di recesso. Il consulente per la Brexit del governo Johnson, David Frost, è atteso oggi, mercoledì 28 agosto, a Bruxelles per discutere il backstop con la Commissione europea. Da parte sua, il ministro degli Esteri irlandese, Simon Coveney, intervenendo sulla questione, ha affermato che le proposte della Gran Bretagna non si sono ancora avvicinate a ciò che è necessario. “Penso che dobbiamo essere onesti qui, gli accordi alternativi che sono stati discussi finora non fanno lo stesso lavoro del backstop, nemmeno da vicino”, ha dichiarato Coveney da Praga dopo un incontro con il ministro degli Esteri ceco Tomas Petricek. “Quindi non pensiamo che esistano soluzioni quando potrebbero non esserci”, ha aggiunto.

Dopo la Brexit, la frontiera tra l’Irlanda e la provincia britannica dell’Irlanda del Nord sarà l’unica frontiera terrestre tra l’UE e la Gran Bretagna. L’UE vuole garantire che non diventi una porta di accesso per le merci che entrano nel mercato unico dell’Unione, il quale garantisce la libera circolazione di merci, capitali, servizi e lavoro. Il “backstop”, negoziato dal predecessore di Johnson, Theresa May, prevede che la Gran Bretagna rimanga in un’unione doganale temporanea con l’UE dopo la Brexit, evitando la necessità di qualsiasi frontiera “dura”, fino a soluzione migliore. Si tratta, in pratica, di una zona tariffaria speciale che permetta di tenere aperto il confine tra la Repubblica irlandese, membro dell’Ue, e l’Irlanda del Nord. Secondo i sostenitori della Brexit, tuttavia, il backstop sarebbe antidemocratico perché renderebbe il Regno Unito dipendente dall’UE.

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Chiara Gentili

di Redazione

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