Libia: l’esercito di Haftar bombarda le porte di Al-Hira

Pubblicato il 28 agosto 2019 alle 10:18 in Africa Libia

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Le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, hanno bombardato, nelle prime ore del 28 agosto, le porte di Al-Hira, un’area situata tra Aziziya e Gharyan, a Sud-Ovest della capitale Tripoli. Diversi uomini delle forze del governo tripolino sono morti.

Gli aerei da guerra dell’esercito di Haftar hanno condotto attacchi aerei “intensi” contro le milizie della fazione opposta, situate a 20 km dalla città di Gharyan. Tale mossa si inserisce nel quadro di un’offensiva militare intrapresa il 26 agosto, con cui Haftar mira a riprendere il controllo di Gharyan, al momento occupata in gran parte dalle forze del governo di Tripoli.

Al-Hira si trova in una posizione strategica per tre motivi principali. Innanzitutto, la città collega Al-Aziziya a Gharyan, entrambe, attualmente, sotto il controllo delle forze tripoline. In secondo luogo, la città è attraversata da una strada principale che collega la Libia settentrionale e occidentale. Infine, Al-Hira rappresenta una porta fondamentale per l’arrivo di rinforzi militari.

Lunedì 26 agosto, l’LNA ha lanciato una serie di attacchi aerei contro le postazioni delle forze del governo di Tripoli, situate in diverse aree nel Nord di Gharyan. In tale occasione, le forze di Haftar hanno dichiarato di essere quasi vicine al pieno controllo della città, e di aver fatto significativi progressi sul campo, contro le milizie armate opposte ed “i gruppi terroristici”.

Gharyan, situata a 100 km dalla capitale Tripoli, è anch’essa una delle città strategiche più importanti della Libia occidentale, in quanto rappresenta un punto di congiunzione tra l’Ovest e il Sud del Paese, ed è attraversata dalle strade che conducono a Tripoli e Misurata. Non da ultimo, riveste un ruolo rilevante nel fornire supporto militare a qualsiasi fazione che la controlli, e da qui è possibile condurre operazioni aeree militari.

Da mercoledì 21 agosto, anche Tripoli sta assistendo ad una nuova escalation militare, che vede contrapporsi le forze dell’LNA, guidate dal generale Khalifa Haftar, e quelle del governo tripolino. Gli ultimi violenti scontri, sui fronti di battaglia meridionali, fanno seguito a giorni di tregua e relativa calma e hanno visto l’impiego di diversi tipi di armi pesanti e aerei da guerra.

La nuova escalation si sta verificando dopo quattro mesi di combattimenti ed è giunta dopo l’arrivo di rinforzi per entrambi gli eserciti e la mobilitazione di un maggior numero di combattenti. Lo scenario, secondo alcuni, suggerisce prossime nuove ondate di violenza ed una diminuzione delle possibilità di pace, a favore di una risoluzione militare del conflitto. 

La situazione di grave instabilità in Libia è cominciata il 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Gli schieramenti che si oppongono sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar, la Turchia e l’Italia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA. 

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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