Libano: attacchi di Israele inaccettabili, diritto all’autodifesa

Pubblicato il 28 agosto 2019 alle 12:04 in Israele Libano

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In un quadro di nuove recenti tensioni tra Libano e Israele, il governo libanese ha descritto gli attacchi israeliani, del 25 e 26 agosto, un atto di aggressione inaccettabile. Il Consiglio supremo della difesa di Beirut, nel corso di una riunione di emergenza del 27 agosto, ha, invece, sottolineato il diritto all’autodifesa di tutti i libanesi.

Il governo ha fatto riferimento all’offensiva di domenica 25 agosto, che ha visto un drone israeliano precipitare dapprima nelle periferie meridionali di Beirut, controllate dal gruppo islamista Hezbollah, e un secondo drone esplodere nelle vicinanze, nelle prime ore del mattino. Il giorno successivo, il 26 agosto, tre raid aerei, sempre di provenienza israeliana, hanno colpito una base palestinese, nei pressi del confine con la Siria, situata vicino al villaggio di Qusaya, nella Valle di Bekaa, nell’Est del Libano.

In tale contesto, il ministro dell’informazione libanese, Jamal al-Jarrah ha condannato l’offensiva israeliana, affermando che sono in corso contatti diplomatici, volti a dissuadere il nemico israeliano dal perpetrare nuovi attacchi nel Paese. Inoltre, è stato sottolineato che il governo libanese presenterà una denuncia al Consiglio di sicurezza dell’Onu, circa gli ultimi incidenti verificatisi.

A tal proposito, il premier libanese, Saad Hariri, in una conversazione telefonica con il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha dichiarato che ciò che Israele ha compiuto prelude ad una pericolosa escalation della situazione, sottolineando che il Libano conta sul ruolo della Russia nell’evitare un ulteriore peggioramento.

Dal canto suo, la Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite (UNIFIL) ha affermato che la situazione al confine tra Libano e Israele è tranquilla, e che si sta adoperando per assicurarsi che non si verifichino ulteriori incidenti, soprattutto dopo che Hezbollah ha minacciato di rispondere agli attacchi israeliani alla periferia meridionale di Beirut e ai raid su Aqraba, in Siria, che hanno causato la morte di 2 membri di Hezbollah.

Di fronte a tale scenario, il Consiglio supremo della difesa libico, oltre ad una ferma condanna delle operazioni israeliane, ha affermato, martedì 27 agosto, il diritto all’autodifesa del Libano, “con ogni mezzo”, contro qualsiasi attacco, in quanto diritto garantito dalla Carta delle Nazioni Unite. L’autodifesa mira ad impedire che nuovi attacchi simili colpiscano i territori ed il popolo libanese.  Il Consiglio, che comprende il presidente, Michel Aoun, il primo ministro e un certo numero di ministri e funzionari della sicurezza, ha, però, nascosto le proprie decisioni a riguardo.

Nello stesso contesto, rappresentanti di Hezbollah hanno dichiarato, in una nota rilasciata la mattina del 27 agosto, che, dopo che gli esperti hanno smantellato il primo aereo, si è scoperto che questo conteneva un pacchetto, incastrato e avvolto con precisione, con all’interno materiale esplosivo, il cui peso raggiungeva circa 5.5 kg. “Sulla base di questi nuovi dati disponibili dopo lo smantellamento del velivolo e l’analisi del contenuto, confermiamo che l’obiettivo del primo dispositivo non era la ricognizione, bensì mirava ad un bombardamento, proprio come accaduto con il secondo drone” è quanto scritto nella nota.

Alcuni esperti militari ritengono che Hezbollah si stia dirigendo verso un’operazione di ritorsione, mentre cerca di impedire ai droni israeliani di volare nello spazio aereo libanese. Tuttavia, tale ipotesi potrebbe non portare, secondo le attuali indicazioni, ad una guerra totale. I circoli politici e popolari stanno seguendo gli eventi su due binari. Da un lato, i contatti diplomatici condotti dal Libano, con il fine di ridurre le tensioni. Dall’altro lato, la pista militare, che indica una possibile escalation nei prossimi giorni.

Hezbollah, classificato come un’organizzazione terroristica da Israele e Stati Uniti, è un attore chiave nell’arena politica del Libano. Israele considera tale movimento sciita armato, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia per il Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali. I due si sono scontrati nel 2006, in una battaglia lunga un mese, nella quale circa 1200 persone sono morte in Libano, per lo più civili, e altre 158 hanno perso la vita a Israele, in gran parte soldati. A sua volta, Beirut, ha più volte lamentato, nel corso degli ultimi anni, le continue violazioni dello spazio aereo nazionale da parte di corpi aerei israeliani, denunciando la situazione presso le Nazioni Unite.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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