Indonesia, Papua: la polizia apre il fuoco sui manifestanti, almeno 7 morti

Pubblicato il 28 agosto 2019 alle 16:19 in Asia Indonesia

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Le forze di sicurezza indonesiane hanno aperto il fuoco sui manifestanti nella città di Deiyai, in Papua Occidentale, causando la morte di almeno 6 attivisti e di un militare. 

È quanto reso noto, mercoledì 28 agosto, da un portavoce dei papuani, che ha parlato in condizioni di anonimato, il quale ha aggiunto che gli spari della polizia sono iniziati non appena i manifestanti hanno cercato di prendere d’assalto un ufficio del governo locale. 

L’intervento delle forze di sicurezza, però, “è ancora in corso”, ha rivelato un rappresentante del Movimento Unito per la Liberazione della Papua Occidentale, Markus Haluk, motivo per il quale “non è ancora possibile conoscere il numero esatto delle vittime”. 

Da parte sua, il portavoce della polizia nazionale, Dedi Prasetyo, ha smentito le notizie circolanti in merito all’uccisione dei protestanti quale misura “provocatoria”, aggiungendo che le uniche fonti attendibili siano in realtà le autorità regionali e smentendo, ad Al Jazeera, la morte degli attivisti.

Nel frattempo, il portavoce della polizia localeEko Daryanto, ha dichiarato che durante gli scontri anche alcuni ufficiali dell’esercito sono stati colpiti dai manifestanti con delle frecce. Daryanto ha altresì reso noto che “non è ancora possibile sapere con esattezza quanti siano i morti anche perché nella regione della Papua è stato limitato l’accesso alle comunicazioni. 

Secondo quanto riportato da Al Jazeera, inoltre, anche un militare ha perso la vita durante gli scontri con gli attivisti, molti dei quali sono rimasti feriti a causa del fuoco delle autorità.

La Nuova Guinea Occidentale, anche nota come Papua Occidentale, è stata una colonia olandese fino al 1962, quando l’Indonesia ne prese il controllo tramite un controverso referendum. Secondo Giacarta, la Papua Occidentale è indonesiana, in quanto faceva parte delle Indie orientali olandesi che costituiscono la base dei confini moderni del Paese. Tuttavia, l’etnia locale, gli indigeni papuani, che dopo decenni di migrazioni rappresentano ora la metà della popolazione, rivendicano la propria autonomia, minacciando da diversi anni una rivolta armata. 

Le proteste nella regione sono scoppiate il 19 agosto, a seguito dell’arresto di alcuni studenti di etnia papuana che vivevano a Surabaya e Malang, sull’isola di Giava. Questi erano stati accusati di aver gettato la bandiera indonesiana in una fogna. In virtù dell’arresto, il West Papua National Committee (KNPB) aveva invitato i papuani a unirsi in una protesta contro il governo, colpevole, secondo gli attivisti, di discriminazione etnica. Le manifestazioni hanno sin da subito assunto una natura violenta, caratterizzate dal lancio di pietre contro gli agenti di polizia. Obiettivo delle proteste è l’ottenimento di un referendum per l’indipendenza. Il 20 agosto, le proteste hanno raggiunto anche la prigione locale, che è stata incendiata, provocando l’evasione di molti detenuti. Da parte suail 22 agosto, Il governo indonesiano ha bloccato l’accesso a Internet, mentre le forze di sicurezza hanno arrestato oltre 30 manifestanti. Nel frattempo, le autorità insistono che la situazione sia sotto controllo. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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