Giordania: in corso l’esercitazione militare Eager Lion, 28 i Paesi partecipanti

Pubblicato il 28 agosto 2019 alle 17:15 in Giordania Medio Oriente

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La Giordania, da domenica 25 agosto, sta ospitando l’esercitazione multinazionale annuale, conosciuta con il nome di Eager Lion.

Si tratta di un addestramento militare della durata di due settimane, che si tiene ogni anno in Giordania, sin dal 2010. Durante tale periodo, i Paesi che vi partecipano simulano operazioni di rapimento di ostaggi, di liberazione degli stessi e del salvataggio di detenuti, con l’aiuto di elicotteri militari. Quest’anno, l’esercitazione, che durerà fino al 5 settembre prossimo, vede la partecipazione di 8.000 militari, provenienti da 28 Paesi, tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania e Arabia Saudita. Tali dati rappresentano un aumento rispetto agli anni precedenti.

Eager Lion 2019 include altresì operazioni antiterrorismo ed affronta le modalità per rafforzare la sicurezza delle frontiere, oltre a problematiche legate a sfollamenti di massa, mancanza di cibo ed epidemie, armi di distruzione di massa ed attacchi informatici.

Le simulazioni riguardano attività sia via terra sia via mare e sono volte a contrastare avversari “particolarmente furbi e astuti”, con mezzi all’avanguardia. Il portavoce dell’operazione, il brigadiere e generale dell’esercito giordano Mohammad Thalji, ha affermato, il 24 agosto, che lo scenario dell’esercitazione avrebbe simulato la realtà, come dettato dalle circostanze e dalle sfide affrontate nella regione e nel mondo. Inoltre, l’addestramento contribuirà a rafforzare le capacità delle forze armate di vari tipi e livelli, con l’obiettivo di fare fronte comune contro il nemico.

L’evento riveste particolare importanza quest’anno, visti i diversi scenari di tensione, soprattutto nel Golfo. Tra i partecipanti, vi sono per la maggior parte alleati occidentali della Giordania e i paesi del Golfo. Tra gli assenti si annovera, invece, l’Iran.

La Giordania stessa sta ancora affrontando minacce alla sicurezza a livello regionale, anche da parte di gruppi estremisti, ed è sottoposta ad ulteriori tensioni nate dal flusso di quasi un milione di rifugiati siriani. Inoltre, come riportato dallo US Military Strenght Index del 2019, Amman, oltre alle minacce esterne, subisce minacce interne costituite dai foreign fighter di ritorno, precedentemente partiti per unirsi all’ISIS in Siria e in Iraq o legati ad al-Qaeda. 

Pertanto, il Paese rappresenta uno dei principali destinatari dell’assistenza militare e di altro tipo dagli Stati Uniti e da altri Paesi. Inoltre, il Regno Hashemita ha svolto un ruolo chiave come baluardo della stabilità durante gli anni successivi al 2003 in Iraq e al 2011 in Siria, quando entrambi i Paesi hanno subito conflitti interni.

Le relazioni tra Stati Uniti e Giordania sono molto forti e si sono intensificate negli ultimi anni. Amman ha sempre svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro lo Stato Islamico, collaborando con la coalizione internazionale a guida statunitense. Washington, dal canto suo, ha anche un interesse strategico nel supportare Amman, dal momento che il Regno Hashemita è un Paese politicamente stabile e collocato in una posizione chiave nella regione.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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