Crisi in Kashmir: il Pakistan sta valutando di chiudere lo spazio aereo all’India

Pubblicato il 28 agosto 2019 alle 6:45 in India Pakistan

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Il ministro per la Scienza e la Tecnologia del Pakistan, Fawad Chaudhryha annunciato, martedì 27 agosto, che il suo governo sta valutando il ripristino della chiusura totale dello spazio aereo pakistano ai voli provenienti dall’India. 

L’annuncio, rilasciato su Twitter, ha altresì reso noto che nel corso della riunione del Consiglio dei ministri, il governo ha dichiarato di considerare la “chiusura dell’accesso ai veicoli indiani alle rotte commerciali con l’AfghanistanStando alle parole di Chaudry, attualmente il Pakistan sta valutando le formalità legali necessarie per assicurare la validità di entrambi i provvedimenti. 

Le dichiarazioni del Pakistan giungono il giorno successivo alle parole del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha dichiarato di ritenere che l’India e il Pakistan siano in grado di risolvere la crisi in Kashmir tra di loroma di restare a disposizione, come chiesto da Islamabad, in caso di necessità. Solo qualche ora prima, il primo ministro del Pakistan, Imran Khan, aveva annunciato, però, di non avere più intenzione di parlare con l’India, a causa del rifiuto di quest’ultima di avviare un processo di dialogo, ribaltando la richiesta inoltrata, 2 giorni prima, al presidente americano “di discutere con Nuova Delhi al fine di trovare una soluzione”. In tale clima, il premier pakistano ha reso noto che ormai la “responsabilità della risoluzione della crisi debba passare alla comunità internazionale”, e in particolare all’ONU “che deve assicurarsi che il popolo del Kashmir eserciti il proprio diritto di decidere del proprio futuro tramite un referendum”.  

I contrasti tra India e Pakistan in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. Tale regione si trova al confine tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 aree, tutte oggetto di dispute territoriali e causa di rivalità. Ad incrementare ulteriormente le tensioni tra i due Stati asiatici, le accuse dell’India al Pakistan in merito al sostegno fornito ai militanti separatisti nel Kashmir, smentito da Islamabad.  

Le relazioni si sono ulteriormente inasprite il 14 febbraio, quando 44 indiani sono morti in Kashmir a causa di un attentato rivendicato da un gruppo militante islamista pakistano, il Jaish-e-Mohammad (JeM). In seguito all’attacco, il Pakistan ha chiuso il suo spazio aereo, poi riaperto il 16 luglio, costringendo i vettori stranieri a costose deviazioni. Intanto, il 12 maggio, l’ISIS ha rivendicato la creazione di una sua provincia in Kashmir.  

Le tensioni hanno raggiunto l’apice il 2 agosto, dopo che le forze di sicurezza indiane avevano rivelato di aver sventato un attentato in Kashmir, pianificato, a loro avviso, dai militanti supportati dal Pakistan. Da qui, la decisione di isolare alcune aree del Kashmir indiano e di arrestare alcuni politici locali. Successivamente, il 5 agosto, il governo indiano ha abolito lo status speciale della contesa regione del Kashmir, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo 16 giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari. Il 21 agosto, nel corso delle proteste, 2 persone, tra cui un ufficiale di polizia e un ribelle armato, sono rimaste uccise in uno scontro a fuoco tra esercito e manifestanti.   

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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