Afghanistan: scontri mortali tra talebani e forze governative

Pubblicato il 28 agosto 2019 alle 10:06 in Afghanistan Asia

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I talebani hanno ucciso almeno 14 membri di una milizia filo-governativa nella provincia di Herat, in Afghanistan, mercoledì 28 agosto.

La notizia è stata riferita dai talebani stessi e da alcuni funzionari statunitensi. Questi ultimi si trovano nel Paese perchè  stanno tentando di concludere un accordo tra governo e militanti per avviare il ritiro delle forze statunitensi dall’area. Inoltre, alcuni funzionari del governo hanno riferito che diversi civili sono stati feriti negli scontri tra i membri della milizia e i talebani. Tali scontri arrivano a seguito degli eventi di lunedì 26 agosto, quando l’esercito governativo ha realizzato diverse incursioni e raid aerei finalizzati all’annientamento di obiettivi riconducibili ai talebani, agli Haqqani allo Stato Islamico. 

Le operazioni hanno riguardato le province orientali di Kabul, Nangarhar e Paktika, insieme alle 2 centrali di Ghazni e Wardak, la provincia settentrionale di Kunduz e quella dell’area meridionale di Helmand. A Kabull’esercito ha arrestato un membro dell’organizzazione terroristica degli Haqqaniil quale è ritenuto responsabile di diverse uccisioni mirate di impiegati statali della regione. Nella provincia del Nangarhar, invece, nel distretto di Deh Balal’esercito ha individuato e distrutto un deposito di armi appartenente all’ISIS. Un ulteriore deposito di armi, stavolta di proprietà dei talebani, è poi stato distrutto nel distretto di Bermal, nella Paktika, dove l’esercito stava conducendo un’operazione di pattugliamento, durante la quale sono morti 4 militanti talebani. 

L’Afghanistan è, da decenni, caratterizzato da profonda instabilità. Come evidenziato dal presidente, Ashraf Ghani, in occasione della cerimonia del centenario dall’Indipendenza del Paese dal Regno Unito, che si è tenuta il 19 agosto scorso, al momento l’Afganistan si trova a dover affrontare due principali minacce. La prima vede come protagonisti i militanti dell’ISIS, mentre la seconda i talebani. Questi si sono affermati come gruppo dominante del Paese dopo il crollo dell’Unione Sovietica e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, nel 1996, hanno governato gran parte dell’Afghanistan. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo.   

In base a quanto negoziato fino ad ora tra l’inviato americano per la pace in Afghanistan, Zalmay Khalizad, e alcuni rappresentanti dei talebani, da mesi impegnati in un processo di dialogo sotto l’egida del Qatar, Washington ritirerà le truppe in Afghanistan in cambio di garanzie in materia di sicurezza da parte dei talebani, incluso l’impegno che l’Afghanistan non diventi un rifugio per le organizzazioni terroristiche. La data immaginata da Trump per il raggiungimento dell’accordo è il primo settembre, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali in Afghanistan e in un momento delicato per gli Stati Uniti che si accingono ad entrare in campagna elettorale. 

Gli ultimi aggiornamenti in merito all’offensiva del governo afghano contro i talebani giungono nel giorno in cui un rappresentante dei talebani, aveva reso noto che il raggiungimento di un accordo con gli Stati Uniti non avrebbe fermato l’insorgenza dei militanti contro il governo dell’Afghanistan, sostenuto da Washington, ma che al contrario i talebani “continueranno la loro lotta contro il governo afghano, per rovesciarlo e assumere il potere con la forza”. Parallelamente, talebani e americani hanno, lunedì 26 agosto, annunciato un ulteriore accordo in base al quale i talebani non attaccheranno i militari americani, che a loro volta interromperanno l’offensiva contro i talebani, a patto che Washington cessi di fornire assistenza e supporto al governo afghano, così da non partecipare in maniera indiretta “alla sua offensiva contro i talebani”. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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