Tunisia: la “lotta” per il trono di Cartagine

Pubblicato il 27 agosto 2019 alle 17:13 in Africa Tunisia

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La corsa alla presidenza in Tunisia continua, alla luce delle prossime elezioni, previste per il 15 settembre. Diverse vicende hanno caratterizzato ultimamente i partiti in carica.

Da un lato, il partito Ennahda, sta cercando di sfruttare a suo favore la crisi tra il partito Qalb Tunis, ovvero “Il cuore della Tunisia, e Tahya Tounes, “Lunga vita alla Tunisia”, alimentando maggiormente contrasti e tensioni tra le due parti, alla luce della sospensione e l’arresto del candidato Nabil Karoui.

Quest’ultimo, membro de “Il cuore della Tunisia”, si era fatto promotore di slogan in difesa dei più poveri, ma, già al momento della presentazione della candidatura, la magistratura lo aveva accusato di riciclaggio di denaro. Lo scorso 23 agosto è arrivato il mandato di arresto, con l’accusa di evasione fiscale e riciclaggio di denaro.

Il candidato per Tahya Tounes è, invece, il primo ministro tunisino, Youssef Chahed. Tale nome è fortemente sostenuto, in quanto il premier è riuscito a risanare un partito politico in breve tempo e a formare un gruppo parlamentare di almeno 44 deputati, oltre ad avere alle spalle una carriera di successi, intrapresa nel 2015.

Tuttavia, Chahed è stato accusato dal partito di Karoui di essere responsabile del processo a sfavore del candidato, con l’obiettivo di eliminarlo dalla corsa alla presidenza. Dal canto suo, Tahya Tounes ha negato qualsiasi relazione a riguardo.

Ennahda, considerato il maggiore partito politico tunisino, vede schierato il vice-presidente del partito stesso, Abdel Fattah Mourou. Quest’ultimo ha dichiarato che lo scopo della propria candidatura è mettersi a servizio della nazione. Mourou è noto per le sue posizioni moderate all’interno del movimento, di ispirazione islamica. Tuttavia, si tratta della prima volta in cui tale partito propone un proprio candidato sin dalla transizione politica tunisina, avvenuta con la rivoluzione del 2011.

Nella disputa relativa a Nabil Karoui, Ennahda non ha mostrato neutralità, ma ciascun membro del partito ha accentuato ancor di più i lati negativi della questione. Per alcuni, l’obiettivo è colpire la “popolarità” dei partiti avversari e far sì che il proprio candidato, Mourou, possa uscirne avvantaggiato. Per Mourou, inoltre, la vicenda di Karoui rappresenta un fatto molto grave, in cui l’agenda giudiziaria si sovrappone all’agenda politica elettorale e ciò potrebbe provocare confusione.

Al momento, Mourou è presidente in parlamento, dopo che l’ex presidente parlamentare, Mohamed Ennaceur, è stato eletto capo di Stato ad interim, lo scorso 25 luglio. Il candidato ha a lungo richiesto riforme per il proprio partito, con l’obiettivo di renderlo più aperto e prendere le distanze dalla Fratellanza Musulmana. Tuttavia, alcuni critici hanno visto in Mourou una doppia personalità, contraddittoria in merito al ruolo dell’Islam nella società.

Per un analista e ricercatore politico tunisino, Abdel Rahman Zaghlami, le tensioni tra “Il cuore della Tunisia” e “Lunga vita alla Tunisia” costituiranno il “carburante” della campagna elettorale di Ennahda, il maggiore beneficiario dell’attuale clima politico. Per l’analista, Mourou, mettendo in guardia dalla serietà dei candidati, andrebbe a colpire la fiducia degli elettori, riducendo le possibilità di vittoria degli avversari.

Prima delle elezioni di settembre, il prossimo passo, per la commissione elettorale, sarà presentare la lista finale dei candidati, entro il 31 agosto. Il presidente in Tunisia ha autorità soprattutto in materia di politica estera e di difesa, ed è coadiuvato dal primo ministro. Quest’ultimo viene scelto dal parlamento ed ha autorità sulle questioni interne. Beji Caid Essebsi è stato il primo presidente democraticamente eletto della Tunisia e si trovava in carica dal 31 dicembre 2014. Dopo la morte improvvisa di Essebsi, lo scorso 25 luglio, la Commissione elettorale tunisina ha annunciato le nuove elezioni presidenziali, le seconde per la Tunisia dopo la rivoluzione. La Tunisia è l’unico Paese della regione nordafricana che ha intrapreso una transizione democratica in seguito alle rivolte del 2011.

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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