Siria: ritiro delle forze curde dal confine con la Turchia

Pubblicato il 27 agosto 2019 alle 15:46 in Siria Turchia

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Un funzionario delle milizie curde delle Syrian Democratic Forces (SDF) ha reso noto, martedì 27 agosto, il ritiro dei propri combattenti dalle aree situate al confine con la Turchia, nel rispetto dell’accordo turco-statunitense, volto a creare una zona di sicurezza.

Come specificato dal funzionario, le SDF si ritireranno da un’area che si estende tra i 5 e i 14 km. Questa includerà zone rurali e siti militari, ma non città o municipalità. Inoltre, saranno anche le People’s Protection Units, altresì note come YPG, ovvero le componenti principali delle SDF, a ritirarsi, in quanto presenti nelle aree della futura zona sicura.

In una dichiarazione dell’amministrazione curda del 27 agosto, è stato affermato che, nel quadro delle “intese tripartite”, stabilite il 24 agosto scorso, le forze curde si sono impegnate nelle prime mosse pratiche, che riguardano l’area siriana settentrionale di Sari Kani- Ras al-Ayn, da cui unità delle YPG e armi pesanti sono state trasferite verso nuovi punti. Lo stesso si è verificato a Tell Abiad, nell’area rurale settentrionale di Raqqa. Secondo quanto affermato, alcune postazioni al confine sono state consegnate alle forze locali, “nel rispetto degli impegni presi”, e gli stessi curdi si sono detti disposti a favorire il successo dell’area di sicurezza turco-statunitense.

L’accordo per l’istituzione della cosiddetta safe zone, da porsi al confine tra Siria e Turchia, è stato siglato lo scorso 7 agosto, dopo tre giorni di intensi negoziati tra funzionari turchi e statunitensi, tenutisi ad Ankara. Con il comunicato del 14 agosto, la Turchia ha dichiarato di stare continuando a profondere sforzi nell’ambito della creazione di un centro operativo, con sede a Şanlıurfa, nel Sud-Est della Turchia. Tra le prime mosse vi è quello dell’invio di droni nel Nord della Siria, da parte turca. Una delegazione americana è, invece, arrivata, sempre a Saliurfa, il 12 agosto, per dare avvio ai lavori preliminari di preparazione.

L’intesa USA-Turchia, secondo fonti turche, deriva dalla preoccupazione di Washington di una seria azione militare unilaterale turca. Nonostante l’arrivo degli inviati americani e dei droni turchi, sono ancora sconosciuti diversi dettagli importanti sulla realizzazione della zona, come la sua estensione e la struttura del commando congiunto che dovrà operare nell’area. Probabilmente, gli USA invieranno 90 soldati e le attività vere e proprie del centro avranno inizio nel mese di settembre.

In tale contesto, Ankara accusa le YPG di avere legami con il PKK, il Partito dei Lavoratori curdi, che combatte per la creazione di uno Stato indipendente nel Sud-Est della Turchia, sin dal 1978. Pertanto, si è più volte impegnata per evitare che i curdi siriani riuscissero ad esercitare il controllo sul territorio vicino al suo confine. Dall’altro lato, i combattenti curdi delle SDF sono un partner chiave della coalizione internazionale, guidata dagli Stati Uniti, per la lotta contro l’ISIS, contribuendo alla sconfitta dello Stato Islamico in vaste aree della Siria Nord-orientale.

Sin dall’11 gennaio 2019, le forze statunitensi si sono ritirate dalla Siria, dopo l’annuncio del capo della Casa Bianca, Donald Trump, del 19 dicembre 2018. Tale decisione ha spinto i leader curdi a fare appello alla Russia e agli altri alleati di Damasco, invitandoli ad inviare forze militari lungo il confine per proteggere preventivamente le YPG dalla minaccia di un’offensiva delle truppe governative turche.

In tale quadro, il 4 agosto, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato che Ankara avvierà un’operazione militare in un’area controllata dai curdi a Est del fiume Eufrate, nella Siria settentrionale. Erdogan ha altresì specificato che si tratterà della terza operazione avviata dalla Turchia all’interno dei confini siriani negli ultimi 3 anni, volta a mandar via le milizie curde dalle zone limitrofe ai confini turchi. “Siamo entrati ad Afrin, a Jarablus, e Al-Bab. Adesso entreremo a est dell’Eufrate”, ha annunciato Erdogan. Dal canto loro, tuttavia, gli Stati Uniti hanno condannato la campagna militare turca in Siria, definendola inaccettabile, e promettendo di intensificare gli sforzi diplomatici con Ankara.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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