L’Ecuador impone il visto: folla di migranti bloccati alla frontiera con la Colombia

Pubblicato il 27 agosto 2019 alle 10:26 in America Latina Ecuador

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Il flusso ininterrotto di venezuelani in fuga dalla crisi nel loro paese ha compromesso la solidarietà degli Stati vicini, che hanno reso più difficili le condizioni per attraversare i loro confini. L’ultimo freno è stato imposto dall’Ecuador, che ha iniziato a chiedere un visto da mezzanotte di lunedì 26 agosto. Con l’argomento di garantire una migrazione sicura e poter assistere i venezuelani regolarmente registrati nel paese, il governo di Lenín Moreno ha annunciato il 25 luglio la decisione di rilasciare e richiedere un visto per gli stranieri, una decisione che ha accelerato gli arrivi di venezuelani.

Nell’ultimo mese, l’arrivo dei venezuelani in Ecuador è raddoppiato ed è stato di circa 2.500 ogni giorno. Questo fine settimana, l’ultimo prima dell’obbligo del visto, il flusso delle persone che hanno attraversato il confine settentrionale è raddoppiato, salendo fino a 11.000 persone in due giorni, secondo le autorità colombiane. Le numerose file hanno confermato le previsioni del governo di Moreno. Le file sul ponte internazionale di Rumichaca tra i due paesi sono tali che per evitare situazioni non protette, Quito ha chiarito che avrebbe accettato l’ingresso dei migranti che abbiano il timbro di uscita dalla Colombia datato prima del 26 agosto, anche se dovessero entrare nel territorio dell’Ecuador dopo la scadenza.

Fino ad ora, i venezuelani potevano entrare nel paese andino presentando documenti di identità, ma da lunedì hanno bisogno di chiedere un visto che garantirà loro l’accesso alle prestazioni di assistenza sociale dell’Ecuador. Per ottenere l’autorizzazione, è necessario eseguire una procedura attraverso il sito Web dei consolati. Il visto è gratuito, ma la procedura costa 50 dollari. I passaporti scaduti, fino a un massimo di cinque anni, sono accettati ed è richiesto un certificato di casellario giudiziale apostillato, legalizzato o convalidato dalle autorità venezuelane. Il visto sarà valido per due anni.

Con decreto esecutivo, il presidente Moreno ha anche ordinato la regolarizzazione dei venezuelani che erano già in Ecuador prima del 26 luglio, quando è stata annunciata la misura, e che non disponevano di documenti sull’immigrazione in ordine. Da ottobre riceveranno un permesso di soggiorno temporaneo a condizione che non abbiano violato le leggi ecuadoriane. L’obiettivo del governo di Quito è misurare l’entità dell’esodo venezuelano e controllare coloro che rimangono sul suo territorio. La maggior parte dei venezuelani che sono arrivati nel paese, tuttavia, lo hanno lasciato dal confine meridionale, in transito verso il Perù o il Cile. Ciononostante, i dati ufficiali stimano che l’Ecuador abbia accolto 300.000 sfollati dall’inizio del fenomeno migratorio, una cifra che dovrebbe raggiungere il mezzo milione di persone quest’anno. Numeri difficilmente gestibili per un paese con il terzo PIL pro capite più basso della regione. 

Migliaia di venezuelani attraversano il territorio colombiano ogni giorno in autobus, a piedi o in autostop, per raggiungere Rumichaca. La Colombia, che condivide 2.200 chilometri di confine con il Venezuela, è di gran lunga il principale destinatario della diaspora: ospita già oltre 2 milioni di cittadini del paese vicino, spinti da iperinflazione, carenza di cibo e medicine o insicurezza. Questo flusso passa poi in Ecuador, e da lì in Perù, Cile o Argentina. Di fronte all’emergenza umanitaria e alla paralisi delle autorità venezuelane nell’emissione di documenti, Bogotà ha adottato una politica a porte aperte e flessibilità migratoria che inizia a contrastare con il resto della regione. Il governo di Iván Duque ha chiesto in ripetute occasioni collaborazione da parte della comunità internazionale.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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