Hong Kong, Cina: “Reprimeremo duramente terrorismo e violenza”, intanto Lam incontra i manifestanti

Pubblicato il 27 agosto 2019 alle 14:33 in Cina Hong Kong

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Il ministro per la Pubblica Sicurezza della Cina, Zhao Kezhi, si è recato in visita presso la provincia di Guangdongal confine con Hong Kong. 

Nel corso della visita, secondo quanto reso noto da una dichiarazione rilasciata dal suo Ministero, Zhao ha rivelato che la Cina “utilizzerà le maniere forti” per contrastare “i violenti atti terroristici” che colpiscono il Paese, al fine di “salvaguardare con fermezza” la sua integrità e sicurezza politica.  

In particolare, per raggiungere l’obiettivo di “assicurare la sicurezza e la stabilità” della Cina, Zhao ha rivelato che Pechino “si difenderà con rigore” e “adotterà severi provvedimenti” contro tutte le azioni di natura “sovversiva e terroristica” che si stanno verificando nel Paese.  

Le parole di Zhao giungono a poche ore di distanza dalle dichiarazioni della governatrice di Hong Kong, Carrie Lamla quale aveva il giorno prima, incontrato una delegazione di giovani attivisti, nel tentativo di placare le tensioni ad Hong Kong. Durante l’incontro a porte chiuse con i manifestanti, la governatrice di Hong Kong aveva spiegato nel dettaglio la ferma posizione del governo centrale cinese, senza aprirsi alle richieste degli attivisti. A tale riguardo, Lam aveva reso noto, al termine dell’incontro, come la sua chiusura non fosse segno di “mancata considerazione”, quanto piuttosto dimostrazione del fatto che non intendesse “accettare le richieste dei manifestanti”. A seguito dell’incontro, la governatrice di Hong Kong ha dichiarato  inoltre di essere pienamente in grado di gestire la crisi internamente, in linea con la richiesta della Cina avanzata alla comunità internazionale di non interferire sulla questione di Hong Kong. 

In tale clima, nella stessa giornata della visita del ministro Zhao a Guangdon, il Ministero degli Esteri cinese ha reso noto di opporsi fermamente alla dichiarazione congiunta del vertice del G7 sui disordini di Hong Kong. Nello specifico, il gruppo dei 7 Paesi aveva ribadito “l’esistenza e l’importanza della Dichiarazione congiunta sino-britannica del 1984 su Hong Kong” e chiesto che “venisse evitata la violenza”.  

La visita del ministro cinese al confine con Hong Kong giunge in un momento delicato delle relazioni tra Pechino e la regione asiatica, dove le manifestazioni iniziate il 31 marzo per via della revoca di un disegno di legge che contiene un emendamento che prevede l’estradizione in Cina per alcuni reatisi sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza della Cina. Le proteste si sono verificate quasi quotidianamente, e a volte sono state organizzate con poco preavviso, al fine di interrompere il regolare corso degli affari nella città. I disordini si sono intensificati domenica 25 agosto, quando la polizia ha sparato a salve in segno di avvertimento e usato cannoni ad acqua e raffiche di gas lacrimogeni contro i manifestanti che lanciavano mattoni e molotov. 

Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica. Per questo, secondo Lu Kang del Ministero degli Esteri di Pechino, i Paesi occidentali non devono interessarsi a quanto sta accadendo sull’isolaLa regione autonoma speciale della Cina gode di maggiori libertà democratiche e di un sistema giuridico e legislativo indipendente da quello di Pechino, secondo il principio “un Paese, due Sistemi”. L’isola è governata in base a una legge costituzionale nota come Base Law, mutuata dal diritto anglosassone. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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