Australia: scrittore australiano in Cina accusato di spionaggio

Pubblicato il 27 agosto 2019 alle 11:21 in Australia Cina

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Uno scrittore australiano, di origine cinese, che è stato arrestato in Cina il 18 gennaio, è stato accusato di spionaggio dalle autorità di Pechino, secondo quanto ha riferito il suo avvocato, martedì 27 agosto.

Yang Hengjun, 53 anni, ex diplomatico cinese che è poi diventato giornalista e blogger, era partito dalla città di New York ed è stato arrestato nella città meridionale di Guangzhou, mentre attendeva una coincidenza per Shanghai. In seguito è stato trasferito nella capitale cinese, Pechino. “Il dottor Yang è stato trattenuto a Pechino in condizioni difficili senza conoscere le proprie accuse per più di 7 mesi”, ha riferito il ministro degli Esteri australiano, Marise Payne, in una nota. Il documento aggiunge che a Yang è stata formalmente notificata l’accusa di spionaggio, solo venerdì 23 agosto. La pena massima per tale crimine in Cina è quella capitale. 

Il ministero degli Esteri cinese e l’ambasciata cinese a Canberra non hanno ancora risposto alle richieste di commento su tale accusa. Alla moglie di Yang, che ha un regolare permesso di residenza permanente in Australia, è stato vietato a sua volta di lasciare la Cina. Pechino non ha poi permesso a Yang di consultare i propri avvocati o la propria famiglia dall’arresto, ha dichiarato la Payne. Tuttavia, i funzionari dell’ambasciata australiana hanno visitato Yang 7 volte da gennaio e avrebbero dovuto incontrarlo di nuovo martedì 27 agosto, secondo quanto ha dichiarato il governo.

L’avvocato australiano di Yang, Robert Stary, ha sottolineato che Yang negherà l’accusa, ma che gli sono stati forniti pochissimi dettagli. “Non sappiamo, ad esempio, se è una conseguenza dei suoi scritti come attivista democratico, o blogger o accademico”, ha dichairato Stary. “Aveva trascorso lunghi periodi negli Stati Uniti, quindi non sappiamo se è stato accusato di essere una spia per l’Australia o gli Stati Uniti o Taiwan o chiunque altro, se questa è l’accusa”. Stary ha aggiunto che vuole che il governo australiano solleciti il rilascio di Yang se non ci sono altre prove contro di lui. Stary ha informato un importante avvocato australiano, Julian McMahon, a cui ha chiesto di rappresentare lo scrittore, sperando che questo possa affiancare l’avvocato nominato dalla corte di Pechino per Yang.

Tale accusa arriva in un momento molto delicato dei rapporti tra Cina e Australia, dovuto anche al rapporto di  Canberra con Washington. Gli Stati Uniti hanno pianificato di costruire un’infrastruttura militare aggiuntiva in Australia, dopo che il Congresso avrà approvato lo sblocco di 211.5 milioni di dollari per la Marina Militare. Il progetto rischia di peggiorare ulteriormente i rapporti con la Cina. La notizia era stata riferita il 30 luglio dal Ministero degli Esteri australiano. 

I piani per una maggiore presenza statunitense nell’area arrivano mentre Washington e i suoi alleati occidentali sono sempre più preoccupati dall’espansione della Cina nel Pacifico. “Lo sviluppo delle strutture supporterà le Force Posture Initiatives”, ha dichiarato la Payne, facendo riferimento agli accordi siglati a novembre del 2011 tra Washington e Canberra, per rilanciare le proprie relazioni in materia di Difesa. Tali iniziative prevedono l’addestramento di 2.500 soldati della Marina statunitense in Australia ogni anno e una serie di esercitazioni militari congiunte.

Le relazioni diplomatiche tra Pechino e Washington sono diventate più tese a causa della guerra commerciale tra i due Paesi, ma anche del sostegno degli Stati Uniti a Taiwan. Gli USA sono presenti nel Mar Cinese Meridionale per sfidare l’egemonia di Pechino sull’area, con pattuglie statunitensi che transitano per tale zona, per sottolineare la libertà di navigazione. Il Mar Cinese Meridionale è una regione fortemente contesa tra gli Stati del Sud est asiatico. La Cina frequentemente ammonisce gli Stati Uniti e i loro alleati per le operazioni navali che svolgono vicino alle isole occupate dalla flotta di Pechino. Washington ha espresso preoccupazione per il comportamento della Cina, considerato alla stregua di una “militarizzazione del Mar Cinese Meridionale” e ha sottolineato che la potenza asiatica sta costruendo installazioni militari su isole artificiali e barriere coralline.

Pechino difende le sue costruzioni perché necessarie per l’autodifesa, affermando che sono gli Stati Uniti ad aumentare le tensioni nella regione, inviando navi da guerra e aerei militari vicino alle isole rivendicate dalla Cina. Gli Stati Uniti non intrattengono relazioni formali con la repubblica di Taiwan, tuttavia, secondo l’Accordo sulle relazioni tra i due Paesi, siglato nel 1979, Washington ha il dovere e l’obbligo di aiutare l’isola nella salvaguardia delle proprie capacità di autodifesa. Per tale ragione, gli USA risultano il principale fornitore di armi di Taiwan. Da quando il presidente americano, Donald Trump, è entrato nella Casa Bianca, gli Stati Uniti stanno conducendo una politica più aggressiva, mandando frequenti pattuglie militari nelle acque contese. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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