Algeria: l’esercito chiede elezioni presidenziali anticipate

Pubblicato il 27 agosto 2019 alle 11:09 in Africa Algeria

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Il capo di Stato maggiore dell’esercito algerino, il generale Ahmed Gaid Salah, ha affermato che l’approccio dell’esercito si basa sulla legittimità costituzionale ed è, pertanto, necessario organizzare elezioni presidenziali il più presto possibile.

Il discorso di Salah è stato rivolto, il 26 agosto, nel corso di una visita nella seconda area militare di Oran, nell’Ovest dell’Algeria. Per il generale, l’istituzione di una commissione indipendente nazionale per la preparazione, l’organizzazione ed il monitoraggio delle elezioni presidenziali, rappresenta una garanzia fondamentale per superare la situazione attuale. Per tale motivo, si richiede la sua creazione quanto prima.

Inoltre, Salah, che riveste altresì la mansione di viceministro della Difesa, ha affermato che, seguendo il proprio approccio, egli cerca di evitare mosse che si discostino dalla legittimità costituzionale. A tal proposito, il generale ha criticato coloro che promuovono una fase di transizione, che potrebbe portare a conseguenze dannose per il Paese. Inoltre, tali promotori agirebbero in base a propri “interessi ristretti”.

Negli ultimi mesi, l’Algeria è stata caratterizzata da un clima di protesta, ancora presente, che vede i manifestanti chiedere un rinnovo dell’élite politica al potere nel Paese. Dopo le prime sei settimane di proteste, il 2 aprile, il presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, si è dimesso, in seguito a mandati che l’hanno visto per 20 anni al potere. Dal momento delle dimissioni dell’ex capo di Stato, tuttavia, le proteste nel Paese sono aumentate, a causa della presa di potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika. Le organizzazioni ed i partiti algerini, per lo più civili, chiedono la sospensione della costituzione e l’elezione di un’assemblea costituente che guidi una fase di transizione.

Inoltre, il presidente algerino ad interim, Abdelkader Bensalah, il 25 luglio scorso, ha formato una commissione di 6 persone, volta ad instaurare e supervisionare un dialogo inclusivo a livello nazionale e a indire elezioni presidenziali. Tale gruppo per il dialogo e la mediazione è guidato da un ex presidente del Parlamento, Karim Younes, ed include altresì due esperti in legge, un esperto di economia e due politici. Il dialogo riguarda tutti gli aspetti relativi all’organizzazione delle elezioni, le condizioni di base necessarie e le possibili date.

I movimenti di protesta rifiutano il dialogo con questo organo, ritenendo che qualsiasi elezione, tenuta dalle autorità al potere al momento, porterà solo al mantenimento del sistema attuale. Per alcuni, poi, si tratta di un dialogo “imposto”. La commissione, sino ad ora, non è ancora riuscita a convincere parte dell’opposizione, delle personalità della società civile e rappresentanti dei movimenti di protesta.

Dal canto suo, Gaid Salah ha elogiato gli sforzi profusi da tale organo ed i risultati raggiunti, e, già precedentemente, si era più volte espresso a sostegno di una soluzione costituzionale, volta a risolvere l’attuale crisi politica. Tale tipo di soluzione, a detta del generale, rappresenta “la garanzia di base” per preservare l’entità statale e le sue istituzioni. Inoltre, per Salah, un dialogo serio potrà fornire soluzioni adeguate e creerà le giuste condizioni per organizzare al più presto elezioni presidenziali.

Secondo quanto sottolineato, era impossibile tenere le elezioni presidenziali previste per il 4 luglio, vista l’assenza di candidati. Il presidente ad interim, il cui mandato è scaduto il 9 luglio, è ora al potere, in seguito ad un’estensione promossa dal Consiglio costituzionale, “fino all’elezione di un nuovo presidente”.

Dopo l’uscita di scena di Bouteflika, l’esercito rappresenta l’istituzione più potente, avendo influenzato la politica per decenni. Gli attivisti attendono l’abbandono del potere da parte di Bensalah e del suo primo ministro Noureddine Bedoui, entrambi considerati alleati dell’ex Capo di Stato. Il 2 luglio scorso è stato il presidente del parlamento algerino, Mouad Bouchareb, ad essersi dimesso, a seguito di pressanti richieste da parte dei manifestanti.

Lo proteste settimanali in Algeria sono diminuite negli ultimi tempi, a causa delle alte temperature e delle vacanze scolastiche. Tuttavia, a settembre, il Paese sarà nuovamente messo a dura prova, in un momento in cui la crisi sembra essere in una fase di stallo.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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