Yemen: gli Houthi continuano a lanciare droni

Pubblicato il 26 agosto 2019 alle 10:19 in Medio Oriente Yemen

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Il portavoce della coalizione a guida saudita, attiva in Yemen, il colonnello Turki al-Maliki, ha affermato che le proprie forze sono riuscite ad intercettare e abbattere un drone nello spazio aereo yemenita, lanciato dai ribelli sciiti Houthi nelle prime ore di lunedì 26 agosto, dalla provincia saudita di Al-Jawf, verso l’interno del regno.

La provincia di al-Jawf è una provincia dell’Arabia Saudita, situata nel Nord del paese, al confine con la Giordania. La notizia giunge il giorno successivo all’intercettazione ed abbattimento di ulteriori droni da parte Houthi, lanciati il 25 agosto contro le torri di controllo dell’aeroporto di Abha e la base aerea di Khamis Mushait, situati nella regione Sud-occidentale del Paese. Nella stessa giornata, a detta del colonnello, 6 missili balistici sono poi stati lanciati contro soggetti e oggetti civili, dal governatorato yemenita di Sa’da, verso la città saudita di Jazan.

In entrambe le occasioni il colonnello Al-Maliki ha nuovamente ribadito che tutti i tentativi di attacco tramite droni, della milizie “terroristiche” dei ribelli sciiti, appoggiati dall’Iran, sono destinati a fallire. Da parte sua, la coalizione adotterà tutte le procedure operative e le migliori pratiche per contrastare questi velivoli e proteggere, al contempo, i civili. Per Al-Maliki, i ripetuti tentativi di attacco esprimono lo stato di disperazione delle milizie Houthi e confermano la criminalità delle azioni perpetrate. Inoltre, continuare a declamare falsi successi attraverso i media, rappresenta un modo per mascherare la reale entità delle perdite subite e lo stato di malcontento popolare nei confronti degli Houthi.

Pertanto, la coalizione si è detta pronta ad intraprendere le misure necessarie per dissuadere e neutralizzare le forze ribelli, al fine di distruggere le loro capacità. Il tutto, nel pieno rispetto del diritto internazionale umanitario e delle norme consuetudinarie.

Nelle ultime settimane, i ribelli sciiti hanno sferrato numerosi attacchi con droni contro postazioni all’interno del territorio saudita. A tal proposito, gli Houthi hanno annunciato di aver programmato di colpire 300 obiettivi all’interno dei territori di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, oltre che all’interno dello Yemen. Si tratta di quartieri generali militari, basi militari e strutture vitali.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Di fronte ad una crescente tensione iniziata da mesi, il 20 luglio scorso, la coalizione ha avviato un’operazione militare volta a colpire postazioni dei ribelli sciiti Houthi nella capitale yemenita.

Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 ad oggi sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11.700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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