Siria: scontri a Khan Shaykhun, 60 morti

Pubblicato il 26 agosto 2019 alle 12:45 in Medio Oriente Siria

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La città di Khan Shaykhun, situata nel Sud di Idlib, nel Nord-Ovest del Paese, ha assistito a nuovi scontri, nella giornata del 25 agosto, tra le forze del regime siriano e quelle dei ribelli. Il bilancio delle vittime, per entrambe le fazioni, è di almeno 60 morti, tra cui vi sono altresì civili.

Le parti si sono confrontate in particolare nell’area orientale della città, dove le forze del regime hanno cercato di avanzare, partendo dalle proprie postazioni situate sull’asse di Al-Tamanah. Già il giorno precedente, sabato 24 agosto, le forze del regime avevano riunito le proprie milizie ed i rinforzi sopraggiunti nel Nord di Khan Shaykhun, per poi passare all’azione nell’area circostante, il giorno successivo.

Le ultime battaglie giungono dopo che l’esercito del presidente siriano, Bashar Al-Assad, all’alba di venerdì 23 agosto, è riuscito a prendere il controllo della città di Kafr Zita e delle colline ad Est della postazione di controllo turca, nel governatorato di Hama. In particolare, il villaggio assediato è Murak, situato a Sud di Idlib, dove le forze del regime sono riuscite a penetrare, dopo essere avanzate precedentemente nell’intera area. Secondo quanto riportato, si tratta della maggiore postazione in mano ai turchi, tra quelle nella regione di Idlib e nei suoi dintorni.

Tra le città più importanti conquistate il 23 agosto dalle forze del regime, nell’area rurale settentrionale di Hama, vi sono Ltamenah e Kafr Zita, poste sotto il controllo delle fazioni di opposizione sin dal 2012. L’obiettivo era quello di formare un cordone che “soffocasse” le forze di opposizione, nella regione di Hama, dove dal 5 agosto scorso, le forze del regime, coadiuvate da quelle russe, sono riuscite a prendere il controllo di 40 aree in mano ai ribelli.

Tra le altre conquiste rilevanti, dell’ultima settimana, vi è il controllo della stessa Khan Shaykhun, il 20 agosto scorso. Si tratta di un luogo di importanza rilevante, considerata la maggiore città rurale meridionale di Idlib, attraversata da un’autostrada strategica, parzialmente controllata dalle fazioni di opposizione. Tale strada è un’arteria vitale che collega le città più importanti sotto il controllo delle forze del regime. Questa parte da Aleppo a Nord, attraversa Hama e Homs nel mezzo e poi Damasco, fino a giungere al valico di frontiera con la Giordania. A detta di alcuni analisti, l’obiettivo del regime è completarne il controllo, grazie anche al sostegno degli alleati russi.

Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Sebbene nei primi tre mesi i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio campo di azione nella periferia meridionale di Idlib. Tale offensiva ha portato a nuove importanti conquiste per Assad, in entrambe le zone.

Dal canto suo, la Turchia, ha dispiegato 12 postazioni di controllo a Idlib e nei dintorni, in base ad accordi con la Russia. Damasco accusa Ankara di stare temporeggiando nell’attuazione di un accordo che prevede l’istituzione di un’area smilitarizzata in tale area. Si tratta del cosiddetto accordo di Sochi, del 17 settembre 2018.

La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime. 

 

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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