Come si chiude il G7: le dichiarazioni dei capi di Stato

Pubblicato il 26 agosto 2019 alle 20:39 in Asia Europa USA e Canada

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È giunto al termine, lunedì 26 agosto, il summit delle 7 nazioni dalle economie più avanzate al mondo, il G7, presieduto, per il 2019, dal governo della Francia, che ha rilasciato il documento finale del vertice. 

L’incontro di Biarritz, nell’area sudoccidentale della Francia, ha fatto convergere i 7 Paesi partecipanti, ovvero gli Stati Uniti, la Germania, il Giappone, la Francia, il Regno Unito, l’Italia e il Canada, su una serie di temi di interesse comune, 5 dei quali sono stati sintetizzati nel documento di chiusura del vertice annuale. 

Il primo argomento oggetto di intesa tra i 7 Paesi è il commercio, per il quale il G7 ha ribadito il proprio impegno affinché sia “aperto e imparziale”. In ambito economico, i leader del G7 si sono altresì impegnati ad “assicurare la stabilità” dell’economia e, a tal fine, hanno dato il compito “ai ministri delle finanze dei 7 Paesi di monitorarne lo stato”. Parallelamente, il G7 ha deciso di impegnarsi affinché l’Organizzazione per il Commercio Mondiale (WTO) “cambi profondamente, al fine di diventare più efficiente nella protezione della proprietà intellettuale, nella risoluzione delle controversie e nello sradicamento dei traffici illeciti”. Ma il WTO non è l’unica organizzazione nel mirino del G7, dato che i Paesi coinvolti hanno altresì assunto l’impegno di “raggiungere un accordo nel 2020 al fine di semplificare le barriere normative e di modernizzare la tassazione nel contesto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Europeo (OSCE – OECD). 

I leader dei Paesi del G7 hanno inoltre avuto modo di discutere a lungo delle minacce condivise in materia di sicurezza internazionale, convergendo su temi quali l’Iran, l’Ucraina e la Libia, tutti inseriti nel documento di chiusura del vertice di Biarrtiz. 

Per quanto concerne l’Iran, il G7 ha dichiarato di concordare su due obiettivi. Il primo è assicurarsi che l’Iran non possa mai procurarsi armi nucleari. Il secondo, invece, riguarda la promozione della pace e della stabilità nella regione. Fuori dalle dichiarazioni finali del vertice, ma di uguale rilievo, inoltre, l’annuncio del presidente Trump secondo cui un incontro tra Stati Uniti e Iran nelle prossime settimane sia “realistico”, dal momento che a suo avviso “Teheran desidera che questo clima si distenda”. Poco prima, Trump si era rifiutato di incontrare il delegato iraniano presente al G7, il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, in quanto “al momento le circostanze non lo consentono”.  

Sull’Ucraina, nel documento finale del vertice, i leader dei 7 Paesi hanno dichiarato unitamente di supportare il formato Normandia, il quale è stato concordato che sarà la struttura del summit che “Francia e Germania promuoveranno nelle prossime settimane al fine di raggiungere risultati concreti”. Il formato Normandia o quartetto Normandia è composto da Russia, Ucraina, Francia e Germania e si occupa della crisi in Ucraina orientale, dove le forze del governo centrale di Kiev affrontano le repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk. 

Per quanto riguarda infine la Libia, il G7 ha dichiarato di supportare il raggiungimento di un armistizio che possa assicurare un cessate il fuoco duraturo. Tutti i Paesi hanno altresì rivelato di credere che “solo una soluzione politica potrà assicurare la stabilità della Libia” e che a tal proposito potrà essere utile “una conferenza internazionale che includa tutti gli stakeholder e gli attori regionali coinvolti nel conflitto”. In tale contesto, i 7 Paesi hanno dichiarato di “sostenere il lavoro della Nazioni Unite e dell’Unione Africana”, entrambi promotori di una conferenza inter-libica. Attualmente, gli schieramenti che si oppongono in Libia sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu e sostenuto da Qatar e Turchia. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico, sostenuto da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. 

Presente nella dichiarazione finale del vertice di Biarritz, anche i disordini di Hong Kong, dove le manifestazioni, iniziate il 31 marzo contro un emendamento sull’estradizione in Cina per alcuni reati,  si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. In merito a tali disordini, i 7 Paesi hanno fatto appello affinché venga posta fine alla violenza in atto, ricordando l’esistenza e l’importanza della dichiarazione Cino-britannica del 1984 su Hong Kong, in base al quale la sovranità sull’isola appartiene alla Cina, ma ad Hong Kong viene riconosciuta una sua autonomia amministrativa.

Assenti dal documento finale le dichiarazioni, tuttavia rilasciate, in materia di cambiamento climatico e riguardanti l’incendio in Amazzonia. Nel corso della relativa sessione, che ha visto l’assenza del presidente americano, i leader hanno deciso di spendere 20 milioni di dollari in aiuti per spegnere gli oltre 41.000 incendi che hanno colpito la foresta dell’Amazzonia, concordando inoltre nel fornire assistenza per l’implementazione, in un secondo momento, di un piano di rimboschimento. 

Centrale nelle discussioni, anche la possibilità, fortemente sostenuta dagli Stati Uniti, di riammettere la Russia nel Gruppo dei 7, facendolo tornare G8, come era a partire dal 2002, prima che nel marzo del 2014 Mosca fosse espulsa in seguito all’intervento armato in Ucraina e all’annessione della Crimea, quale segno della risolutezza degli altri membri del summit di non lasciare che i confini internazionali stabiliti venissero ridisegnati con la forza. A tal proposito, Trump ha dichiarato di aver intenzione di invitare Putin al prossimo vertice del G7 che si terrà nel 2020, anno in cui gli Stati Uniti deterranno la presidenza del gruppo di Paesi. Tale visione è stata fortemente contrastata dal premier canadese, Justin Trudeau, che ha dichiarato che “il G7 è un gruppo di Paesi dalle simili visioni”, i quali si impegnano a promuovere lo sviluppo dell’economia. Le azioni della Russia, in Ucraina e non solo, fanno sì che non possa essere parte di un simile gruppo di Paesi”. 

Di grande rilievo anche il tema della disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina, in merito alla quale Trump ha dichiarato di “poter concludere un accordo con Pechino solo se si dovesse trattare di un accordo imparziale e vantaggioso per gli Stati Uniti” e di credere che da parte della Cina ci sia “l’intenzione di raggiugere un accordo, come dovrebbero fare”, dato che senza un accordo la situazione si evolverà “in maniera molto negativa per la Cina”. 

Anche le recenti vicende in Corea del Nord sono state oggetto delle dichiarazioni dei leader del G7, primo tra tutti Trump, che ha riconosciuto “il grande potenziale economico” dell’isola asiatica.  

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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