Mosca smentisce tensioni con Ankara alla vigilia della visita di Erdogan

Pubblicato il 26 agosto 2019 alle 8:41 in Russia Turchia

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Il Cremlino ha commentato la telefonata di Erdogan a Putin del 23 agosto scorso sottolineando l’accordo dei due paesi nel sostenere il dialogo inter-siriano di Nur-Sultan (Astana). La presidenza della Federazione russa, che si appresta a ricevere Erdogan domani a Mosca, sminuisce i contrasti sulla situazione a Idlib.

Venerdì 23 agosto i presidenti di Turchia e Russia hanno discusso telefonicamente la situazione ad Idlib. Erdogan ha osservato che le violazioni della tregua danneggiano la risoluzione della crisi siriana. A riferirlo l’amministrazione presidenziale turca in un comunicato ufficiale.

“I presidenti di Turchia e Russia hanno avuto una conversazione telefonica durante la quale hanno discusso la situazione in Siria, Libia e le questioni relative ai rapporti bilaterali. Il nostro presidente ha dichiarato alla controparte russa che la violazione del cessate il fuoco ad Idlib ha aperto la strada ad una grande crisi umanitaria. Ha notato che i bombardamenti arrecano un grave danno agli sforzi per risolvere la crisi siriana ed inoltre rappresentano una grave minaccia dal punto di vista della sicurezza nazionale del nostro Paese” – si legge nel comunicato.

Erdogan aveva inoltre annunciato che si recherà in Russia nella giornata di domani 27 agosto. I dettagli del programma della visita non sono stati divulgati.

Il governatorato di Idlib, secondo le forze russe di stanza nel paese mediorientale è l’ultimo bastione ancora nelle mani del “sedicente Stato Islamico” in Siria. Oltre all’opposizione armata, qui vi ha sede anche l’organizzazione terroristica al-Nusra.

Di recente, a Nur Sultan si sono tenuti negoziati sulla gestione della regione e un regime di cessate il fuoco era entrato in vigore dal 2 agosto.

Il comando delle forze armate siriane ha dichiarato che avrebbe interrotto le ostilità subordinatamente all’adempimento da parte della Turchia dei suoi obblighi ai sensi del “trattato di Sochi”, il documento firmato tra Mosca e Ankara lo scorso settembre, il cui punto principale era il ritiro di tutte le armi pesanti e medie a più di 20 chilometri dalla zona smilitarizzata. La Turchia avrebbe dovuto garantire la sicurezza del ritiro.

Il 5 agosto l’esercito del presidente siriano Assad aveva tuttavia ripreso le operazioni militari a causa del mancato rispetto delle condizioni pattuite secondo le fonte ufficiali siriane: alcune bande, approfittando della pausa, avevano tentato di attaccare le posizioni dell’esercito siriano nel nord della provincia di Hama e avevano ripetutamente aperto il fuoco su insediamenti civili.

 

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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