Libia: nuovi progressi di Haftar a Gharyan

Pubblicato il 26 agosto 2019 alle 17:02 in Africa Libia

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L’Esercito Nazionale Libico (LNA), con a capo il generale Khalifa Haftar, lunedì 26 agosto, ha lanciato una serie di attacchi aerei contro le postazioni delle forze del governo di Tripoli, situate in diverse aree nel Nord di Gharyan, città situata a Sud-Ovest di Tripoli.

Da parte sua, Tripoli ha inviato rinforzi nell’area per respingere gli attacchi nella periferia della città di Gharyan. Quest’ultima è al centro di una nuova operazione militare di Haftar, già in corso da settimane, con cui il generale mira a riprenderne il controllo, dopo la sconfitta del 27 giugno scorso.

Gharyan, situata a 100 km dalla capitale Tripoli, è una delle città strategiche più importanti della Libia occidentale, in quanto rappresenta un punto di congiunzione tra l’Ovest e il Sud del Paese, ed è attraversata dalle strade che conducono a Tripoli e Misurata. Non da ultimo, riveste un ruolo rilevante nel fornire supporto militare a qualsiasi fazione che la controlli, e da qui è possibile condurre operazioni aeree militari.

Già negli ultimi giorni, le forze dell’LNA, sono avanzate sempre più verso Gharyan, prendendo il controllo di alcune aree situate nel Sud, come Wadi Marsit e Al-Gariat, dopo scontri con il Consiglio della Shura di Bengasi, definito dalle forze di Haftar un’organizzazione terroristica. Nella giornata del 25 agosto, l’Esercito Nazionale Libico si è poi diretto verso il centro della città, dopo giorni d’assedio e bombardamenti contro postazioni delle fazioni opposte, costringendole alla fuga.

Da mercoledì 21 agosto, anche Tripoli sta assistendo ad una nuova escalation militare, che vede contrapporsi le forze dell’LNA, guidate dal generale Khalifa Haftar, e quelle del governo tripolino. Gli ultimi violenti scontri, sui fronti di battaglia meridionali, fanno seguito a giorni di tregua e relativa calma e hanno visto l’impiego di diversi tipi di armi pesanti e aerei da guerra.

La nuova escalation si sta verificando dopo quattro mesi di combattimenti ed è giunta dopo l’arrivo di rinforzi per entrambi gli eserciti e la mobilitazione di un maggior numero di combattenti. Lo scenario, secondo alcuni, suggerisce prossime nuove ondate di violenza ed una diminuzione delle possibilità di pace, a favore di una risoluzione militare del conflitto.

La situazione di grave instabilità in Libia è cominciata il 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Gli schieramenti che si oppongono sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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