Hong Kong: 36 manifestanti arrestati, alcuni minorenni

Pubblicato il 26 agosto 2019 alle 9:09 in Cina Hong Kong

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La polizia di Hong Kong ha riferito, lunedì 26 agosto, di aver arrestato 36 persone, di cui la più giovane ha 12 anni, durante manifestazioni antigovernative che diventano sempre più violente. 

Le proteste di domenica 25 agosto hanno visto alcuni manifestanti lanciare molotov e mattoni, mentre la polizia rispondeva con cannoni ad acqua e raffiche di gas lacrimogeni. Si è trattato del secondo giorno consecutivo di scontri violenti. Sabato 24 agosto, 4 stazioni della metropolitana erano state chiuse per motivi di sicurezza, vicino a Kwun Tong, un’area densamente popolata della città governata dalle autorità cinesi e situata a Est della penisola di Kowloon. La polizia ha usato lacrimogeni contro i manifestanti che lanciavano bombe Molotov, pietre e mattoncini contro alcuni avamposti delle forze dell’ordine. Si è trattato del primo episodio, negli ultimi dieci giorni, in cui le forze di sicurezza hanno fatto uso di lacrimogeni nel Paese. 

Domenica 25 agosto, 6 agenti hanno tirato fuori le pistole e sparato in aria, pere lanciare un colpo di avvertimento. “Le crescenti azioni illegali e violente dei manifestanti più radicali non sono solo scandalose, ma spingono anche Hong Kong sull’orlo di una situazione molto pericolosa”, ha dichiarato il governo della governatrice Carrie Lam, in una nota. Altre manifestazioni sono previste nei giorni e nelle settimane a venire, tra cui una protesta presso il quartier generale della Cathay Pacific Airways di Hong Kong per protestare contro il percepito “terrore bianco”, un’espressione comune per descrivere atti anonimi che creano un clima di paura. La Cathay è considerata un’azienda vittima dell’autoritarismo cinese, dopo che Pechino ha richiesto la sospensione del personale, dopo che molti di questi avevano partecipato alle manifestazioni antigovernative. 

Iniziate il 31 marzo, dopo tre mesi, le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Le proteste si sono verificate quasi quotidianamente, e a volte sono state organizzate con poco preavviso, al fine di interrompere il regolare corso degli affari nella città. Quelle verificatisi in aeroporto sono state le più importanti del movimento anti-governativo, segnando un forte impatto sull’economia e sul turismo di Hong Kong. L’oggetto principale delle proteste è la revoca di un disegno di legge, presentato dal capo dell’esecutivo della città, Carrie Lam, che permetterebbe l’estradizione in Cina dei cittadini di Hong Kong. Inoltre, i manifestanti chiedono le dimissioni della Lam, nuove elezioni democratiche, il rilascio di tutti i manifestanti arrestati durante i precedenti raduni e un’indagine sull’utilizzo della forza da parte della polizia per reprimere il dissenso.

Gli scontri violenti tra le forze dell’ordine e i manifestanti hanno fatto precipitare Hong Kong nella sua peggiore crisi, sin dal passaggio dal dominio britannico a quello cinese, nel 1997. Le proteste hanno messo a dura prova l’economia e il turismo della città, e la speciale regione amministrativa si trova all’apice della sua prima recessione in un decennio. Inoltre, tali manifestazioni rappresentano una delle maggiori sfide populiste per il presidente cinese, Xi Jinping, da quando è salito al potere nel 2012. Al momento, non vi sono segnali di una de-escalation e Carrie Lam, sebbene si sia detta aperta al dialogo, continua ad ignorare le richieste dei manifestanti. L’attuale Consiglio Legislativo dell’isola termina il proprio mandato nel mese di luglio 2020 e se l’emendamento in questione non verrà portato avanti e trasformato in legge prima di allora, decadrà spontaneamente. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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