Crisi in Kashmir, Trump al G7: “India e Pakistan in grado di risolvere tra loro”

Pubblicato il 26 agosto 2019 alle 18:28 in India Pakistan USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato, lunedì 26 agosto, che l’India e il Pakistan possono essere in grado di risolvere la crisi in Kashmir tra di loro, ma di restare a disposizione in caso fosse necessario. 

Le dichiarazioni di Trump giungono al termine del vertice con il premier indiano, Narendra Modi, tenutosi nella cornice del G7, in atto a Biarritz, in Francia. 

Nello specifico, il capo della Casa Bianca ha rivelato alla stampa di aver discusso della crisi in Kashmir con Modi “la scorsa notte” e di “aver percepito come il premier indiano ritenga di avere tutto sotto controllo”. Nel corso dei suoi colloqui con la controparte indiana, Trump ha altresì riferito di aver concordato che “l’India parli con il Pakistan” e di essere “certo che saranno in grado di fare qualcosa di davvero buono insieme”. 

Nella stessa giornata, il premier pakistano, Imran Khan, ha invece affermato come ormai la “responsabilità della risoluzione della crisi debba essere della comunità internazionale”, dichiarando di ritenere che “le Nazioni Unite debbano assicurarsi che il popolo del Kashmir eserciti il proprio diritto di decidere del proprio futuro tramite un referendum”. Nella stessa giornata, Khan ha indetto in Pakistan lo sciopero di mezz’ora per la giornata di venerdì, quale “messaggio di solidarietà per gli 8 milioni di abitanti del Kashmir”. 

Le dichiarazioni di Trump giungono dopo che il primo ministro del Pakistan aveva annunciato, il 22 agosto, di non avere più intenzione di parlare con l’India, a causa del rifiuto di quest’ultima di avviare un processo di dialogo. Solo 2 giorni prima, Khan aveva avuto un colloquio telefonico con Trump, in occasione del quale il premier pakistano aveva chiesto al presidente americano “di discutere con l’India al fine di trovare una soluzione”. Sebbene gli Stati Uniti si siano detti disponibili a mediarel’India si è opposta alla mediazione statunitense.  

I contrasti tra India e Pakistan in relazione al Kashmir vanno avanti da decenni. Tale regione si trova al confine tra i due Paesi ed è suddivisa in 3 aree, tutte oggetto di dispute territoriali e causa di rivalità. Ad incrementare ulteriormente le tensioni tra i due Stati asiatici, le accuse dell’India al Pakistan in merito al sostegno fornito ai militanti separatisti nel Kashmir, smentito da Islamabad. 

Le relazioni si sono ulteriormente inasprite il 14 febbraio, quando 44 indiani sono morti in Kashmir a causa di un attentato rivendicato da un gruppo militante islamista pakistano, il Jaish-e-Mohammad (JeM). In seguito all’attacco, il Pakistan ha chiuso il suo spazio aereo, costringendo inoltre i vettori stranieri a costose deviazioni. Successivamente, il 12 maggio, l’ISIS ha rivendicato la creazione di una sua provincia in Kashmir.   

Le tensioni hanno raggiunto l’apice il 2 agosto, dopo che le forze di sicurezza indiane avevano rivelato di aver sventato un attentato in Kashmir, pianificato, a loro avviso, dai militanti supportati dal Pakistan. Da qui, la decisione di isolare alcune aree del Kashmir indiano e di arrestare alcuni politici locali. Successivamente, il 5 agosto, il governo indiano ha abolito lo status speciale della contesa regione del Kashmir, per ragioni di sicurezza. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo 16 giorni di coprifuoco e blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste caratterizzate dal lancio di pietre contro i militari. Il 21 agosto, nel corso delle proteste, 2 persone, tra cui un ufficiale di polizia e un ribelle armato, sono rimaste uccise in uno scontro a fuoco tra esercito e manifestanti.  

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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