Afghanistan: per i talebani il ritiro USA non porterà alla fine della guerra

Pubblicato il 26 agosto 2019 alle 12:26 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Mentre funzionari statunitensi e talebani spingono per concludere un accordo sul ritiro delle forze straniere dall’Afghanistan, fonti talebane rivelano che la firma di un patto non significherà la fine della lotta contro il governo afgano appoggiato dagli Stati Uniti.

Le parti sono in trattative dallo scorso anno, quando sono iniziati in Qatar i negoziati per raggiungere un accordo sul ritiro delle forze statunitensi e sulla conclusione della guerra. In cambio della fine dell’occupazione, gli Stati Uniti intendono ottenere la garanzia talebana che i vari gruppi di militanti islamisti e le organizzazioni terroristiche non minaccino più il suolo afgano.

I negoziatori statunitensi hanno altresì insistito con i talebani affinché accettassero i cosiddetti colloqui intra-afgani, ovvero con il governo di Kabul, e firmassero con la controparte un cessate il fuoco. Tuttavia, un alto funzionario talebano, parlando in condizione di anonimato all’agenzia di stampa Reuters, ha affermato che ciò è impossibile che succeda. “Continueremo la nostra lotta contro il governo afghano e prenderemo il potere con la forza”, ha dichiarato il comandante talebano.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è impaziente di far tornare dall’Afghanistan le sue forze militari e insiste sulla necessità di un accordo di pace. Il dialogo e la firma di un accordo netterebbero fine a circa 18 anni di occupazione militare americana, da quando Washington ha lanciato l’intervento militare, all’indomani degli attacchi dell’11 settembre 2001. La pace permettere quindi alle truppe internazionali presenti in Afghanistan, in particolare ai 14.000 soldati statunitensi, di fare ritorno in patria. Il personale militare sul campo fa parte della missione NATO, a guida USA, che si occupa di addestrare, assistere e consigliare le forze afghane e supportarle nelle operazioni di contrasto al terrorismo. 

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato, martedì 20 agosto, che il ruolo militare degli Stati Uniti in Afghanistan si è sostanzialmente trasformato in una “ridicola” forza di polizia, ribadendo la necessità di una sostanziale diminuzione del numero di truppe statunitensi nel Paese dopo 18 anni di guerra. Trump ha espresso più volte la volontà di ridimensionare la missione in Afghanistan e ha affermato che vorrebbe mantenere solo il personale necessario ad assicurarsi che gli Stati Uniti dispongano di risorse di intelligence sul territorio. Il ritiro americano ha sollevato il timore che il Paese possa rimpiombare in una nuova guerra civile ed assistere ad un ritorno al potere dei talebani. Ciò potrebbe altresì favorire la Al Qaeda e altri militanti islamisti sul territorio lasciandoli tramare nuovi attacchi contro gli Stati Uniti e obiettivi alleati.

Un altro comandante talebano intervistato da Reuters, anch’egli rimasto anonimo, ha affermato che un nuovo accordo dovrebbe essere firmato questa settimana, in un nono round di incontri. Sembrerebbe che, in base a questo patto, le forze statunitensi smetteranno di attaccare i talebani e i militanti porranno fine alla loro lotta contro le truppe statunitensi. Secondo quanto emerge dalle indiscrezioni dei funzionari talebani, gli Stati Uniti avrebbero anche deciso di non sostenere più il governo afgano. “Gli americani non andranno più in aiuto del governo afgano e delle sue forze nella loro lotta contro di noi”, ha detto una delle due fonti. Secondo funzionari americani, tuttavia, gli Stati Uniti non avrebbero smesso di condurre attacchi aerei e di aiutare le forze afgane a distruggere i campi gestiti dai talebani e dai combattenti dello Stato Islamico.

I talebani, che combattono per espellere le forze straniere dall’Afghanistan e ristabilire uno Stato islamico teocratico dall’ottobre 2001, quando sono stati estromessi dal potere, hanno rifiutato le trattative con il governo centrale di Kabul, definendolo un fantoccio degli Stati Uniti. I militanti, al momento controllano un territorio più vasto di quello che avevano nel 2001 e la guerra si trova in una situazione di stallo, con un aumento delle vittime civili e militari da entrambe le parti.

Il leader del partito Hizb-e-Islami, in corsa per la presidenza del Paese, ha affermato che il governo in carica è “debole” e “collasserà” se le forze USA lasceranno l’Afghanistan. Washington avrebbe voluto concludere un accordo di pace con i talebani entro la fine del mese di agosto, in vista proprio delle elezioni presidenziali in Afghanistan, che dovrebbero tenersi il 28 settembre. Tuttavia, i colloqui per la definizione di un’intesa che consenta all’esercito USA di lasciare l’Afghanistan si sono conclusi lunedì 12 agosto, ma l’accordo sembra ancora lontano. Le parti si sono incontrate in Qatar, a partire dal 3 agosto, per l’ottavo round di negoziati sul ritiro statunitense dall’Afghanistan. 

Gli incontri si sono basati su tre richieste: che i talebani accettino la condivisione del potere con il governo afghano, il rispetto del cessate il fuoco e che i militanti non trasformino il Paese in un rifugio sicuro per i gruppi jihadisti, tra cui Al Qaeda. L’inviato USA per l’Afghanistan, Zalmay Khalilzad aveva dichiarato che la conclusione di un’intesa “consentirebbe un ritiro delle truppe basato su alcune condizioni”, aggiungendo che “abbiamo compiuto progressi eccellenti”.

In tale contesto, gli Stati Uniti stanno preparando un’ulteriore riduzione del personale militare USA in Afghanistan. Il numero si ridurrebbe dagli attuali 14.000 soldati a circa 9.000. Tale diminuzione risulterebbe gradita ai talebani, che chiedono il ritiro completo di tutte le forze straniere. A seguito del ridimensionamento delle truppe americane i militanti dell’organizzazione jihadista afghana si sono impegnati ad avviare le negoziazioni di un accordo di pace con il governo, al rispetto di una tregua nelle violenze e alla rinuncia ai rapporti con Al-Qaeda. La proposta è il risultato di mesi di colloqui tra i talebani e Zalmay Khalilzad. 

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. A seguito dell’invasione USA del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.