Afghanistan: esercito libera 15 prigionieri dei talebani, morti almeno 9 militanti

Pubblicato il 26 agosto 2019 alle 13:33 in Afghanistan Asia

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In una serie di offensive contro i militanti attivi nel Paese, l’esercito afghano ha ucciso almeno 9 talebani, di cui un leader. Nella stessa giornata, i militari hanno liberato 15 prigionieri dei talebani. 

Secondo quanto reso noto dai canali di informazione militari afghani, lunedì 26 agosto, l’esercito dell’Afghanistan ha realizzato diverse incursioni e raid aerei finalizzati all’annientamento di diversi obiettivi riconducibili ai talebani, agli Haqqani allo Stato Islamico. 

Le operazioni hanno riguardato le province orientali di Kabul, Nangarhar e Paktika, insieme alle 2 centrali di Ghazni e Wardak, la provincia settentrionale di Kunduz e quella dell’area meridionale di Helmand. 

A Kabull’esercito ha arrestato un membro dell’organizzazione terroristica degli Haqqaniil quale è ritenuto responsabile di diverse uccisioni mirate di impiegati statali della regione. Nella provincia del Nangarhar, invece, nel distretto di Deh Balal’esercito ha individuato e distrutto un deposito di armi appartenente all’ISIS. Un ulteriore deposito di armi, stavolta di proprietà dei talebani, è poi stato distrutto nel distretto di Bermal, nella Paktika, dove l’esercito stava conducendo un’operazione di pattugliamento, durante la quale sono morti 4 militanti talebani. 

Simultaneamente, nel centro del Paese, nel distretto di Deh Yak della provincia di Ghazni, un raid dellaviazione afghana ha ucciso il capo dei tribunali fittizi dei talebani di Andar, Deh Yak e GeruFateh Khan, il quale, ha reso noto l’esercito, era un cittadino afghano del distretto di Andar. Sempre nell’area centrale del Paese, nel distretto di Sayyidabab della provincia di Wardak, l’esercito ha individuato e distrutto un piccolo deposito di armi dei talebani, dei quali ne ha arrestati 3 e uccisi altrettanti. 

Il Nord del Paese ha invece visto l’incursione dell’esercito afghano nella notte tra domenica 25 e lunedì 26 agosto, quando i militari si sono recati presso il distretto di Imam Sahib della provincia di Kunduz, dove hanno liberato 15 prigionieri dei talebani. Tale operazione, secondo quanto dichiarato dai funzionari afghani, “dimostra l’impegno delle Forze Speciali afghane nella difesa del popolo dell’Afghanistan”. Nello stesso distretto, i militari hanno altresì ucciso un ulteriore militante dei talebani e distrutto un deposito di munizioni. 

Anche il Sud del Paese è stato interessato dalle incursioni dei militari afghani che, nel distretto di Sangin della provincia di Helmandhanno distrutto un ulteriore deposito di armi dei talebani. 

Gli ultimi aggiornamenti in merito all’offensiva del governo afghano contro i talebani giungono nel giorno in cui un rappresentante dei talebani, ha reso noto che il raggiungimento di un accordo con gli Stati Uniti non fermerà l’insorgenza dei militanti contro il governo dell’Afghanistan, sostenuto da Washington, ma che al contrario i talebani “continueranno la loro lotta contro il governo afghano, per rovesciarlo e assumere il potere con la forza”. Parallelamente, talebani e americani hanno, lunedì 26 agosto, annunciato un ulteriore accordo in base al quale i talebani non attaccheranno i militari americani, che a loro volta interromperanno l’offensiva contro i talebani, a patto che Washington cessi di fornire assistenza e supporto al governo afghano, così da non partecipare in maniera indiretta “alla sua offensiva contro i talebani”. 

L’Afghanistan è, da decenni, caratterizzato da profonda instabilità. Come evidenziato dal presidente, Ashraf Ghani, in occasione della cerimonia del centenario dall’Indipendenza del Paese dal Regno Unito, che si è tenuta il 19 agosto scorso, al momento l’Afganistan si trova a dover affrontare due principali minacce. La prima vede come protagonisti i militanti dell’ISIS, mentre la seconda i talebani. 

Secondo quanto ricostruito da Al Jazeera, l’ISIS è comparso in Afghanistan nell’estate del 2014. Gli affiliati afghani dello Stato Islamico si definiscono la “Khorasan Province”, rievocando l’omonima regione del Medioevo. La Khorasan Province conta migliaia di combattenti, provenienti principalmente dall’Asia centrale e da Paesi arabi tra cui la Cecenia, l’India e il Bangladesh, oltre ad alcuni uiguri provenienti dalla Cina. La base della Khorasan Province è stata, secondo Al Jazeera, inizialmente nella provincia orientale del Nangarhar, vicino il confine con il Pakistan. La presenza dello Stato Islamico è stata attualmente verificata in 4 province dell’Afghanistan, ovvero in NangarharNuristanKunar e Laghman.  

Per quanto concerne invece i talebani, questi si sono affermati come gruppo dominante del Paese dopo il crollo dell’Unione Sovietica e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, nel 1996, hanno governato gran parte dell’Afghanistan. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo.   

In base a quanto negoziato fino ad ora tra l’inviato americano per la pace in Afghanistan, Zalmay Khalizad, e alcuni rappresentanti dei talebani, da mesi impegnati in un processo di dialogo sotto l’egida del Qatar, Washington ritirerà le truppe in Afghanistan in cambio di garanzie in materia di sicurezza da parte dei talebani, incluso l’impegno che l’Afghanistan non diventi un rifugio per le organizzazioni terroristiche. La data immaginata da Trump per il raggiungimento dell’accordo è il primo settembre, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali in Afghanistan e in un momento delicato per gli Stati Uniti che si accingono ad entrare in campagna elettorale. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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