Libano: 2 droni israeliani precipitano sulle periferie di Beirut, uno esplode

Pubblicato il 25 agosto 2019 alle 19:25 in Israele Libano

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Un drone israeliano è precipitato nelle periferie meridionali di Beirut, controllate dal gruppo islamista Hezbollah, e un secondo drone è esploso vicino al suolo nello stesso luogo, nel mattino di domenica 25 agosto, nel primo incidente del genere da oltre dieci anni.

La notizia è stata divulgata dall’esercito libanese e da Hezbollah. Le forze governative israeliane hanno preferito non commentare l’accaduto. Il secondo drone ha causato alcuni danni nella collisione, avvenuta prima dell’alba, in prossimità di un centro mediatico gestito da Hezbollah a Dahiyeh, nei sobborghi della capitale libanese, Beirut. L’incidente è avvenuto poche ore dopo che le forze di Israele hanno reso noto di aver abbattuto le forze iraniane e le milizie sciite vicino alla capitale siriana, Damasco, poiché, secondo le loro fonti, esse erano intente a organizzare il lancio di alcuni “droni killer” contro alcuni bersagli in territorio israeliano.

I residenti locali a Dahiyeh hanno affermato di aver udito l’esplosione, e un testimone ha spiegato di aver visto l’esercito chiudere alcune strade a seguito dello scoppio di un incendio successivo alla collisione del vettore.

Un portavoce di Hezbollah ha riferito all’agenzia di stampa statale libanese Nna che il secondo drone israeliano trasportava materiale esplosivo, e questo ha causato gravi danni al centro mediatico del gruppo islamista, il quale è ora intento a esaminare anche il primo drone incidentato e precipitato al suolo.

Anche l’esercito libanese, oltre a Hezbollah, ha confermato la vicenda, sostenendo che quando uno dei droni è caduto e l’altro è esploso erano le 2.30 di notte, ora locale, e che i vettori hanno causato danni materiali ma nessun ferito. “L’esercito è arrivato immediatamente e ha delimitato l’area in cui sono caduti i due droni”, hanno spiegato le truppe nazionali.

Israele reputa il movimento sciita armato Hezbollah, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia al Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali. Ha combattuto con il Gruppo una battaglia lunga un mese nel 2006, nella quale circa 1200 persone sono morte in Libano, per lo più civili, e altre 158 hanno perso la vita a Israele, per gran parte soldati.

Il Libano ha più volte lamentato, nel corso degli ultimi anni, le continue violazioni dello spazio aereo nazionale da parte di corpi aerei israeliani, denunciando la situazione presso le Nazioni Unite.

L’aviazione israeliana, sabato 24 agosto, aveva attaccato via cielo alcune postazioni militari iraniane in Siria vicino Damasco, in quanto esse stavano progettando di lanciare “droni killer” nel territorio di Israele. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva affermato che i raid aerei in Siria, condotti sabato, erano mirati a sventare un attacco pianificato dalle forze iraniane ai danni di Israele. I media statali siriani, dal canto loro, avevano intercettato “target ostili” che sorvolavano Damasco nella notte di sabato. L’agenzia di Stato SANA aveva reso noto che l’aggressione era in corso, e che le forze difensive aeree siriane, confrontando il nemico, stavano abbattendo la maggior parte dei bersagli nella regione meridionale.

Il leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, da agenda terrà un discorso sulla situazione, trasmesso in onda in TV, nella serata di domenica 25 agosto.

Israele, da parte sua, ha reso noto di aver condotto centinaia di raid aerie in Siria contro bersagli iraniani per stabilire una presenza militare permanente in loco, e per bloccare carichi di armi indirizzati alle milizie di Hezbollah, supportate dal Libano.

Tanto l’Iran quanto Hezbollah stanno aiutando il presidente siriano, Bashar al-Assad, nella guerra civile in Siria. La Russia, anch’essa sua alleata, ha finora ignorato apertamente i raid aerei israeliani. Venerdì 23 agosto, Netanyahu ha dialogato con il presidente russo, Vladimir Putin, secondo quanto annunciato dal gabinetto governativo.

Giovedì 22 agosto, Netanyahu aveva suggerito un possibile coinvolgimento di Israele in una serie di esplosioni avvenute nelle settimane precedenti e mirate a colpire depositi di armi e basi logistiche di gruppi militari e paramilitari in Iraq, molte delle quali sostenute da Teheran.

Mercoledì 21 agosto, il PMF, raggruppamento della maggior parte dei movimenti paramilitari sciiti iracheni, aveva diffuso l’informazione che Washington avesse permesso a 4 droni israeliani di entrare nella regione, scortati dalle forze statunitensi, per portare avanti una missione militare nel territorio iracheno. In tal proposito, la coalizione a guida americana, che si trova in Iraq per contrastare le cellule restanti operative dello Stato Islamico, aveva smentito la notizia, così come il Pentagono.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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