Hong Kong: lacrimogeni nelle proteste antigovernative

Pubblicato il 25 agosto 2019 alle 6:00 in Asia Hong Kong

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La polizia di Hong Kong ha fatto uso di lacrimogeni per disperdere la folla di manifestanti impegnati nelle proteste antigovernative, sabato 24 agosto, dopo che alcuni attivisti hanno lanciato bombe al petrolio e mattoni, quando la Cina ha liberato un funzionario del consolato britannico la cui detenzione aveva scatenato forti tensioni.

4 stazioni della metropolitana sono state chiuse per motivi di sicurezza vicino a Kwun Tong, un’area densamente popolata della città governata dalle autorità cinesi e situata a est della penisola di Kowloon. Nonostante le reazioni della polizia, migliaia di manifestanti hanno inondato le strade della città, molti di loro facendo uso di ombrelli per ripararsi dal sole nelle ore più calde.

La polizia ha usato lacrimogeni contro i manifestanti che lanciavano bombe Molotov, pietre e mattoncini contro alcuni avamposti delle forze dell’ordine. Si è trattato del primo episodio, negli ultimi dieci giorni, in cui le forze di sicurezza hanno fatto uso di lacrimogeni nel Paese, dopo una serie di manifestazioni, per lo più pacifiche, nella ex colonia britannica. Al momento, non sono state riportate vittime né feriti.

“Dammi la democrazia oppure la morte”, è stato scritto dai manifestanti su un muro della città.

In un comunicato, il governo ha annunciato che le proteste “pongono una grave minaccia alla sicurezza di chiunque”.

Anche in altre cittadine e villaggi minori si sono registrate sporadiche manifestazioni e rassembramenti.

Iniziate il 31 marzo, dopo tre mesi, le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Le proteste si sono verificate quasi quotidianamente, e a volte sono state organizzate con poco preavviso, al fine di interrompere il regolare corso degli affari nella città. Quelle verificatisi in aeroporto sono state le più importanti del movimento anti-governativo, segnando un forte impatto sull’economia e sul turismo di Hong Kong.  

L’oggetto principale delle proteste è la revoca di un disegno di legge, presentato dal capo dell’esecutivo della città, Carrie Lam, che permetterebbe l’estradizione in Cina dei cittadini di Hong Kong. Inoltre, i manifestanti chiedono le dimissioni della Lam, nuove elezioni democratiche, il rilascio di tutti i manifestanti arrestati durante i precedenti raduni e un’indagine sull’utilizzo della forza da parte della polizia per reprimere il dissenso.

Gli scontri violenti tra le forze dell’ordine e i manifestanti hanno fatto precipitare Hong Kong nella sua peggiore crisi, sin dal passaggio dal dominio britannico a quello cinese, nel 1997. Le proteste hanno messo a dura prova l’economia e il turismo della città, e la speciale regione amministrativa si trova all’apice della sua prima recessione in un decennio. Inoltre, tali manifestazioni rappresentano una delle maggiori sfide populiste per il presidente cinese, Xi Jinping, da quando è salito al potere nel 2012. Al momento, non vi sono segnali di una de-escalation e Carrie Lam, sebbene si sia detta aperta al dialogo, continua ad ignorare le richieste dei manifestanti.

L’attuale Consiglio Legislativo dell’isola termina il proprio mandato nel mese di luglio 2020 e se l’emendamento in questione non verrà portato avanti e trasformato in legge prima di allora, decadrà spontaneamente. 

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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