Turchia: Erdogan redarguisce Putin su crisi umanitaria in Siria

Pubblicato il 24 agosto 2019 alle 11:32 in Siria Turchia

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Il presidente turco, Tayyip Erdogan, si è rivolto al capo di Stato russo, Vladimir Putin, affermando che gli attacchi dell’esercito siriano e dei suoi alleati stanno causando una vera e propria crisi umanitaria, e inoltre pongono una minaccia alla sicurezza nazionale di Ankara.

Nella giornata di venerdì 23 agosto, in una conversazione Telefonica, Erdogan ha detto a Putin che le offensive dell’esercito governativo siriano costituiscono una aperta violazione al cessate il fuoco a Idlib, provocano una “grande crisi umanitaria” e danneggiano gli sforzi volti a trovare una soluzione pacifica in Siria. Inoltre, tali attacchi stanno ponendo una “seria minaccia” alla sicurezza nazionale della Turchia. Più tardi, la presidenza di Ankara ha reso noto che Erdogan ha intenzione di rendere visita alla Russia tramite un viaggio diplomatico di una giornata, il quale si svolgerà, da agenda, il prossimo 27 agosto.

In occasione di una cerimonia per l’anniversario della fondazione del proprio partito, l’AK Party, il capo di Stato turco ha inoltre affermato che discuterà gli ultimi sviluppi che stanno avvenendo nella Siria nord-occidentale anche in una seconda telefonata che, nei prossimi giorni, ha intenzione di fare al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Le recenti avanzate delle forze del regime siriano, leali al governo del presidente, Bashar al-Assad, hanno posto le truppe turche dispiegate nella regione alla portata del fuoco delle unità siriane; l’offensiva ha inoltre causato nuovi sfollamenti interni, minacciando le speranze di Ankara di evitare una nuova ondata di rifugiati che dalla Siria tentino di riversarsi lungo il confine meridionale con la Turchia.

Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha lanciato un appello all’immediata cessazione delle ostilità e dei combattimenti nella zona.

Ankara, nell’ambito della Guerra civile siriana, ha sostenuto alcune fazioni di ribelli nella regione nord-occidentale siriana di Idlib, mentre, d’altro canto, tanto la Russia quanto l’Iran prestano appoggio al governo di Assad.

All’alba di venerdì 23 agosto, le forze del regime siriano erano riuscite a prendere il controllo della città di Kafr Zita e delle colline ad Est della postazione di controllo turca, nel governatorato di Hama.

Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Sebbene nei primi tre mesi i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio campo di azione nella periferia meridionale di Idlib.

La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

Secondo le Nazioni Unite, sin dalla fine di aprile, oltre 440.000 persone sono state sfollate da tali aree mentre, a detta dell’Osservatorio siriano sui diritti umani, gli assalti alle aree civili, da parte siriana e russa, hanno provocato circa 790 morti civili. L’osservatorio ha anche documentato la morte di 3404 persone dall’inizio dell’escalation del 30 aprile scorso, considerata la più violenta di sempre, mentre 3933 persone sono morte nelle aree di tregua russo-turca da febbraio 2019.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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