Siria: autobomba e raid aereo a Idlib, 2 morti

Pubblicato il 24 agosto 2019 alle 18:45 in Medio Oriente Siria

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Un’autobomba è esplosa nella città di Idlib, in mano ai dissident siriani, sabato 24 agosto, mentre alcuni raid aeri colpiscono le periferie della zona nell’ambito dell’offensiva governativa contro il bastione ribelle del Paese.

A renderlo noto è stato l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, come pure la Orient News, gestita dalle forze di opposizione. Secondo le prime stime divulgate, l’autobomba è esplosa nel quartiere di al-Qusoor, uccidendo 2 persone e ferendone almeno 11.

La città e le periferie della provincia di Idlib, nella Siria nord-occidentale, costituiscono parte dell’ultimo grande bastione in mano ai dissidenti che si oppongono al regime del presidente siriano, Bashar al-Assad.

Le forze del regime siriano, all’alba di venerdì 23 agosto, erano riuscite a prendere il controllo della città di Kafr Zita e delle colline ad Est della postazione di controllo turca, nel governatorato di Hama. In particolare, il villaggio assediato è Murak, a Sud di Idlib, dove l’esercito del presidente Assad è riuscito a penetrare, dopo aver progredito nell’intera area, negli ultimi giorni. Secondo quanto riportato, si tratta della maggiore postazione in mano ai turchi, nella regione di Idlib e nei suoi dintorni. Qui, le forze turche sono presenti in 12 località, in virtù di un accordo con la Russia, alleata di Damasco, volto a ridurre l’escalation a Idlib.

Il 21 agosto, diversi attacchi erano stati sferrati contro le forze turche. In particolare, l’offensiva aveva preso di mira l’ottava postazione militare turca dell’area di Ma’arat al-Nu’man, situata nella zona di de-escalation, a Sud-Est di Idlib, senza causare vittime tra i militari presenti. Il colpo è stato definito un “tiro provocatorio”.

Quest’ultima offensiva era giunta dopo che, lunedì 19 agosto, un convoglio composto da circa 40 veicoli militari e soldati, sostenuto dalle forze turche, era entrato nelle aree di Idlib, con l’obiettivo di prestare supporto ai combattenti dell’opposizione, impegnati a far fronte alle forze del regime di Assad. 3 civili siriani sono stati uccisi mentre il convoglio si dirigeva verso una postazione di sorveglianza vicino a Khan Shaykhun. Il convoglio è ancora parcheggiato vicino alla strada internazionale nel Nord di Khan Shaykhun.

In tale contesto, il 22 agosto, il regime ha reso noto l’apertura di un corridoio umanitario nell’area di Suran, nell’area rurale settentrionale di Hama. L’obiettivo è proteggere le forze dell’esercito e aiutare i civili ad uscire dalle aree colpite, oltre a fornire loro cibo e assistenza sanitaria. Tuttavia, molti residenti sono restii a spostarsi verso le aree delle forze del regime, per paura di essere arrestati o detenuti, per poi essere arruolati per il servizio militare obbligatorio.

Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Sebbene nei primi tre mesi i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio campo di azione nella periferia meridionale di Idlib.

La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

Secondo le Nazioni Unite, sin dalla fine di aprile, oltre 440.000 persone sono state sfollate da tali aree mentre, a detta dell’Osservatorio siriano sui diritti umani, gli assalti alle aree civili, da parte siriana e russa, hanno provocato circa 790 morti civili. L’osservatorio ha anche documentato la morte di 3404 persone dall’inizio dell’escalation del 30 aprile scorso, considerata la più violenta di sempre, mentre 3933 persone sono morte nelle aree di tregua russo-turca da febbraio 2019.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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