USA: no ad aiuti per la petroliera iraniana

Pubblicato il 23 agosto 2019 alle 12:00 in Iran USA e Canada

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Un ufficiale del Dipartimento di Stato statunitense, giovedì 22 agosto, ha dichiarato che Washington inasprirà le proprie sanzioni contro chiunque abbia soccorso o soccorrerà la petroliera iraniana, la ex Grace 1.

In particolare, a detta del funzionario, in condizioni di anonimato, il settore del trasporto marittimo è stato messo in guardia da dure sanzioni che potrebbero colpire chi soccorre direttamente o indirettamente la petroliera, anche intrattenendo o facilitando rapporti d’affari o trasportando carichi di merce “sanzionata”. La dichiarazione giunge dopo giorni di avvertimenti, in cui Washington ha invitato tutti i Paesi a non consentire l’attracco della nave.

Grace 1, battente bandiera iraniana e il cui nome attuale è Adrian Darya, al momento naviga nel Mar Mediterraneo. Secondo gli ultimi dati di localizzazione, l’imbarcazione era inizialmente diretta verso la Grecia e, in particolare, verso l’isola di Kalamata. Tuttavia, il primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, ha affermato che la petroliera non si stava dirigendo verso il proprio Paese.

La petroliera iraniana, inizialmente battente bandiera panamense, era stata bloccata, il 4 luglio scorso, dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere motivazioni ragionevoli per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa è quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea. Dopo il fermo da parte statunitense, Grace 1, è riuscita nuovamente a salpare nelle prime ore del 19 agosto.

Risale al 16 agosto scorso il mandato di confisca della petroliera iraniana da parte statunitense, in cui veniva denunciata sia l’effettiva violazione delle sanzioni europee sia il legame con il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, designato di recente dagli USA un’organizzazione terroristica. Da parte sua, Gibilterra ha respinto la richiesta di Washington, consentendo a Grace 1 di salpare. 

Di fronte a tale scenario, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi, ha risposto alle accuse e alle mosse statunitensi, affermando di aver dato tutti gli avvertimenti necessari per vie ufficiali, circa un eventuale “errore” da parte degli Stati Uniti contro l’Iran, che potrebbe portare a gravi conseguenze. In particolare, per Mousavi, le dichiarazioni statunitensi sulla petroliera iraniana “minacciano la navigazione internazionale”, e il rilascio di Gibilterra è giunto dopo “sforzi diplomatici e legali produttivi”.

La petroliera Grace 1 è divenuta motivo di pressione e tensione nelle ultime settimane, inasprendo maggiormente la crisi tra Iran e Occidente, a sua volta collegata a contrasti diplomatici con le principali potenze dell’Unione Europea e degli Stati Uniti. L’area al centro di tali tensioni è il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz. In tale quadro, l’Iran ha ripreso l’arricchimento dell’uranio oltre i limiti consentiti dall’accordo sul nucleare del 2015. Il presidente della Casa Bianca, Donald Trump, si era ritirato da tale intesa unilateralmente, l’8 maggio 2018, imponendo nuovamente sanzioni contro Teheran, e causando una frattura più profonda nei loro rapporti. Di fronte alla proposta statunitense di istituire una coalizione nelle acque del Golfo, il portavoce iraniano ha dichiarato che questa aumenterebbe ulteriormente le tensioni, senza raggiungere la sicurezza, in quanto l’Iran e i Paesi della regione sono coloro che possono garantire la propria sicurezza.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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