Hong Kong: attese nuove manifestazioni nel weekend

Pubblicato il 23 agosto 2019 alle 16:00 in Cina Hong Kong

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Hong Kong si sta preparando ad ulteriori manifestazioni e uno “stress test”, da tenersi nel fine settimana prossimo, presso l’aeroporto internazionale.

A tale scopo, secondo rapporti locali, la corte suprema di Hong Kong, venerdì 23 agosto, ha emesso un’ordinanza con cui si vieta ai manifestanti di entrare in aeroporto. Dopo quasi tre mesi di proteste, anti-governative, non è stato mostrato alcun segno di attenuazione.

Per venerdì 23 agosto sono in programma molteplici proteste, tra cui una marcia dei commercialisti della sede del governo e un evento dal nome “Catena baltica”, in cui i manifestanti si riuniranno in diversi distretti del territorio cinese. Tale evento richiama quanto accaduto il 23 agosto 1989, quando circa 2 milioni di persone manifestarono in tre Stati baltici, ovvero Estonia, Lettonia e Lituania, tenendosi pacificamente per mano, e formando una catena umana lunga circa 600 km, in segno di protesta contro il dominio dell’Unione Sovietica. L’avvenimento è passato alla storia con il nome di Via Baltica o catena baltica.

I manifestanti di Hong Kong hanno poi affermato di voler interrompere altresì il trasporto verso l’aeroporto della città. “Andate in aeroporto con mezzi diversi, tra cui bus, taxi, bicicletta e auto private, così da aumentare la pressione sul trasporto aeroportuale”, è stato scritto online. L’aeroporto internazionale di Hong Kong, uno dei più trafficati del mondo, è stato costretto a chiudere temporaneamente anche precedentemente, tra il 12 ed il 13 agosto, con la successiva cancellazione e riprogrammazione di voli.

Iniziate il 31 marzo, dopo tre mesi, le manifestazioni si sono trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. Le proteste si sono verificate quasi quotidianamente, e a volte sono state organizzate con poco preavviso, al fine di interrompere il regolare corso degli affari nella città. Quelle verificatisi in aeroporto sono state le più importanti del movimento anti-governativo, segnando un forte impatto sull’economia e sul turismo di Hong Kong.   

L’oggetto principale delle proteste è la revoca di un disegno di legge, presentato dal capo dell’esecutivo della città, Carrie Lam, che permetterebbe l’estradizione in Cina dei cittadini di Hong Kong. Inoltre, i manifestanti chiedono le dimissioni della Lam, nuove elezioni democratiche, il rilascio di tutti i manifestanti arrestati durante i precedenti raduni e un’indagine sull’utilizzo della forza da parte della polizia per reprimere il dissenso.

Gli scontri violenti tra le forze dell’ordine e i manifestanti hanno fatto precipitare Hong Kong nella sua peggiore crisi, sin dal passaggio dal dominio britannico a quello cinese, nel 1997. Le proteste hanno messo a dura prova l’economia e il turismo della città, e la speciale regione amministrativa si trova all’apice della sua prima recessione in un decennio. Inoltre, tali manifestazioni rappresentano una delle maggiori sfide populiste per il presidente cinese, Xi Jinping, da quando è salito al potere nel 2012. Al momento, non vi sono segnali di una de-escalation e Carrie Lam, sebbene si sia detta aperta al dialogo, continua ad ignorare le richieste dei manifestanti.

L’attuale Consiglio Legislativo dell’isola termina il proprio mandato nel mese di luglio 2020 e se l’emendamento in questione non verrà portato avanti e trasformato in legge prima di allora, decadrà spontaneamente.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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