Corea del Sud: stop alla condivisione di informazioni sensibili con il Giappone

Pubblicato il 23 agosto 2019 alle 7:38 in Corea del Sud Giappone USA e Canada

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La Corea del Sud ha annunciato che interromperà la condivisione di informazioni sensibili con il Giappone. 

L’intenzione di adottare tale misura era già stata annunciata, il 18 luglio, da un ufficiale della sicurezza nazionale sudcoreano, il quale aveva rivelato che, qualora la situazione fosse peggiorata, Seul avrebbe potuto cambiare i termini dell’accordo sullo scambio di informazioni nel settore dell’intelligence che vige con il Giappone.  

L’accordo a cui Seul fa riferimento è il General Security of Military Information Agreement (GSOMIA), rinnovato ogni anno e finalizzato principalmente a contrastare le minacce nucleari e balistiche provenienti dalla Corea del Nord. La decisione di interrompere la validità del GSOMIA, ufficializzata giovedì 22 agosto, giunge 2 giorni prima rispetto alla data di scadenza per il rinnovo dell’accordo, il quale, ha dichiarato il vicedirettore del Consiglio di Sicurezza sudcoreano, Kim You-geun, non tutela, allo stato attuale, l’interesse nazionale della Corea del Sud”. 

Stando a quanto riferito dal ministro degli esteri sudcoreano, Kang Kyung-wha, la decisione di interrompere l’accordo sullo scambio di informazioni sensibili in materia militare deriva principalmente dal fatto che, alla luce dei recenti avvenimenti, la Corea del Sud “non si fidi più del Giappone”. 

Da parte sua, il ministro degli Esteri del Giappone, Taro Kono, ha criticato la mossa di Seul, affermando che i sudcoreani stessero “mischiando le politiche di controllo delle esportazioni con quelli che sono i problemi in materia di sicurezza”, i quali sono stati, a detta di Tokyo, “completamente fraintesi” dal vicino Paese asiatico. 

Non è ancora chiaro come la decisione di Seul impatterà sulle relazioni con gli Stati Uniti, storici alleati dei 2 Paesi, che avevano precedentemente chiesto al governo di Moon Jae-in di non sospendere l’accordoPoche ore prima dell’annuncio da parte di Seul della sua decisione finale, a dimostrazione dell’interesse americano nel tutelare la validità dell’accordo, un delegato americano, Stephen Biegun, aveva incontrato alcuni funzionari sudcoreani per discutere del GSOMIA. Tuttavia, i sudcoreani hanno deciso di procedere con la sospensione dell’accordo e, solo 5 minuti più tardi, il Won coreano ha perso 0.4 punti percentuali rispetto al dollaro, per via delle possibili ulteriori conseguenze che  la decisione di Seul provocherà a livello di scambi commerciali con il Giappone.  

Se da un lato il ministro della Difesa sudcoreano, Song Young-moo, ha dichiarato che anche senza il GSOMIA Seul manterrà una relazione stabile in ambito militare con gli Stati Uniti, un portavoce del Pentagono, il colonnello Dave Eastburn, ha tenuto a specificare che “la condivisione delle informazioni dell’intelligence è la chiave per lo sviluppo di una politica e una strategia di difesa comune” e che “i 3 Paesi sono maggiormente al sicuro se lavorano insieme”.  

Le relazioni tra i 2 Paesi asiatici si sono inasprite il 12 luglio, quando i 2 Paesi asiatici avevano avuto modo di confrontarsi sui limiti alle esportazioni che il Giappone aveva imposto nei confronti della Corea del Sud, sorti a causa di una disputa in merito alle compensazioni per il lavoro forzato svolto dai sudcoreani durante l’occupazione giapponese all’epoca della Seconda guerra mondiale. Le sanzioni imposte dal Giappone ponevano un freno all’acquisto da parte di Seul di materiali che la Corea del Sud impiega nella produzione di dispositivi tecnologici, il che potrebbe danneggiare i colossi sudcoreani del settore tecnologico, tra cui la Samsung Electronics Co Ltd e la SK Hynix Inc, quest’ultima produttrice di componenti utilizzate da Apple e Huawei. Pochi giorni dopo, martedì 16 luglio, la Corea del Sud ha dichiarato di avere dubbi sul rispetto da parte del Giappone delle sanzioni imposte dalle Nazioni Unite contro la Corea del Nord, con cui l’ONU aveva limitato le importazioni e le esportazioni in numerosi settori, tra cui quello del petrolio. 

In tale contesto, la Corea del Sud ha chiamato in causa gli Stati Uniti, storici alleati di entrambi i Paesi, affermando che le sanzioni imposte dal Giappone avrebbero impattato anche sulle aziende dell’industria tecnologica presenti negli Stati Uniti, con ricadute su scala globale. Washington ha deciso di far intervenire il suo diplomatico specializzato nella politica Est-asiatica, David Stilwell, che si è recato a Seul mercoledì 17 luglio e che ha rivelato che Washington “interverrà in tutte le problematiche che vedono coinvolti la Corea del Sud e gli Stati Uniti”. 

Da parte sua, al suo ritorno da un viaggio negli Stati Uniti, il ministro del commercio sudcoreano, Yoo Myung-hee, ha annunciato di aver avvertito gli alleati statunitensi che “l’atteggiamento del Giappone costituisce un precedente molto pericoloso in merito all’utilizzo di misure commerciali quale mezzo per risolvere dispute politiche”. In particolare, la critica mossa dalla Corea del Sud riguarda la sua rimozione dalla lista dei Paesi “con status bianco”, ovvero con restrizioni commerciali minime, attualmente in discussione a Tokyo. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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