Cisgiordania: esplosione in un insediamento israeliano, 1 morto e 2 feriti

Pubblicato il 23 agosto 2019 alle 19:30 in Israele Palestina

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Una ragazza israeliana di 17 anni è morta, venerdì 23 agosto, a causa di un’esplosione verificatasi nell’insediamento israeliano di Dolev, nel Nord-Ovest della città di Ramallah, in Cisgiordania. Il padre ed il fratello sono rimasti feriti.

Secondo quanto riferito, i due feriti sono stati portati via in elicottero e uno dei due, il fratello, è in rianimazione. In risposta all’accaduto, le forze israeliane hanno schierato rinforzi nell’area. Queste credono i palestinesi siano i responsabili dell’esplosione, sebbene non siano state fornite prove e dettagli. Le indagini sono state, però, avviate. Secondo l‘esercito israeliano, inoltre, l’esplosivo era stato lanciato da un veicolo di passaggio, e ciò l’aveva spinto ad inviare soldati per intraprendere inseguimenti.

Rapporti palestinesi parlano della chiusura delle strade che portano nei pressi di Ramallah. A tal proposito, anche alcuni giornalisti hanno riferito di essere stati impossibilitati nel raggiungere la città, a causa della chiusura delle vie d’accesso e di uscita, con l’obiettivo di condurre indagini e ricerche. 

Il presidente israeliano, Reuven Rivlin si è detto scioccato e rattristato dalla notizia dell’omicidio. “Si tratta di un attacco spregevole contro persone innocenti, che conducono in pace le loro vite quotidiane” sono state le sue parole.

Nel frattempo, decine di coloni si sono radunati vicino ai blocchi stradali israeliani sulla strada tra Ramallah e Nablus e hanno lanciato pietre contro i veicoli palestinesi, in particolare nelle aree a Ovest e Nord di Ramallah. A detta di testimoni oculari, attacchi contro i palestinesi sono ancora in corso.

In tale quadro, la destra israeliana continua ad accusare l’Autorità Palestinese, richiedendo al governo israeliano una risposta decisa, nonché l’aumento dei checkpoint militari in tutta la Cisgiordania, e misure rivolte contro l’Autorità Palestinese.

Nelle ultime settimane, gli scontri tra soldati israeliani e palestinesi sono aumentati, portando altresì a un’escalation di tensioni in Cisgiordania. Un minorenne palestinese è stato ucciso, a colpi di arma da fuoco, il 15 agosto scorso e un altro è rimasto gravemente ferito, dopo aver attaccato un poliziotto israeliano nella Città Vecchia di Gerusalemme Est, vicino all’ingresso del complesso della moschea di Al-Aqsa.

L’incidente è avvenuto pochi giorni dopo che la polizia israeliana si è scontrata con i musulmani che pregavano nel luogo sacro, nel momento i cui le festività ebraiche e musulmane si sono sovrapposte, ovvero l’11 agosto, giorno che ha segnato sia l’inizio della festa musulmana di Eid al-Adha sia della festa ebraica di Tisha B’av. La polizia aveva vietato, in un primo momento, le visite ebraiche al sito, ma i fedeli musulmani hanno temuto fin da subito l’ingresso delle forze israeliane e l’inizio delle proteste, con conseguenti scontri con la polizia.

All’inizio del mese di agosto, un soldato israeliano fuori servizio è stato pugnalato a morte vicino all’insediamento di Migdal Oz. Le forze di sicurezza israeliane hanno successivamente arrestato due uomini palestinesi legati all’attacco.

Si prevede che le tensioni aumenteranno ulteriormente nelle prossime settimane, in vista di un secondo round di elezioni per Israele, il 17 settembre, dopo che il premier israeliano, Benjamin Netanyahu non è riuscito a formare una coalizione di governo alle ultime elezioni di aprile.

Più di 600.000 ebrei vivono in circa 140 insediamenti, costruiti sin dall’occupazione israeliana del 1967, in Cisgiordania e Gerusalemme Est. Gli insediamenti sono considerati illegali ai sensi del diritto internazionale, ma Israele non è d’accordo con ciò.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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