Amazzonia in fiamme: il ruolo di Bolsonaro

Pubblicato il 23 agosto 2019 alle 8:40 in America Latina Brasile

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Dopo che l’Istituto nazionale di Ricerca spaziale (INPE) del Brasile ha avvertito che il numero di incendi boschivi nell’Amazzonia quest’anno è aumentato dell’83% rispetto allo stesso periodo del 2018, il presidente Jair Bolsonaro si è esposto personalmente per dire che i responsabili sarebbero le ONG che cercano di attirare l’attenzione e minare il suo governo. “Questa è la guerra che stiamo affrontando” – ha detto Bolsonaro.

I dati INPE, basati su immagini acquisite via satellite, indicano che tra gennaio e agosto di quest’anno sono stati rilevati 72.843 focolai di incendio in Amazzonia.

Gli incendi stanno progredendo anche nelle aree di protezione ambientale: questa settimana ci sono stati 68 incendi nei territori indigeni e nelle aree protette, principalmente in Amazzonia. Nello stato del Mato Grosso, uno dei più colpiti, gli incendi sono aumentati del 205%, anche nel periodo in cui gli incendi che gli agricoltori causano per pulire i campi sono vietati. Il Mato Grosso è uno stato che poggia la sua economia sul settore agricolo e genera gran parte delle esportazioni brasiliane di soia, mais e cotone. Tra le zone colpite dagli incendi sono anche i parchi della Chapada dos Guimarães, che ha già perso il 12% della sua vegetazione, e della Serra de Ricardo Franco, al confine con la Bolivia, paese che negli ultimi giorni è stato coinvolto dall’espansione degli incendi, che ha bruciato mezzo milione di ettari.

Nello stato di Amazonas lo stato di emergenza è in vigore dallo scorso 9 agosto, nello stato di Acre, al confine con il Perù, è in vigore dal 16 agosto, il Parà e il Mato Grosso hanno dichiarato lo stato di emergenza questa settimana. San Paolo è rimasta al buio durante il giorno coperta da una spessa coltre di fumo.

Il notevole aumento degli incendi boschivi dall’insediamento di Jair Bolsonaro dal 1 gennaio 2019 riaccende le paure sorte in campagna elettorale, quando il leader della destra radicale ha promesso di utilizzare la regione amazzonica per lo sviluppo del settore minerario e dell’agricoltura. Inoltre, i suoi legami con i proprietari terrieri e gli agricoltori sono noti.

“Se tutti i dati sulla deforestazione degli ultimi dieci anni fossero veri, l’Amazzonia non esisterebbe più” – si è difeso Bolsonaro lo scorso luglio quando gli sono stati chiesti i dati ufficiali del governo stesso. “Sappiamo che se deforestiamo questo diventa un deserto” – ha aggiunto.

Secondo il quotidiano El País, il presidente ha affermato che vi sono molte pressioni esterne sull’Amazzonia per cercare di influenzare la politica brasiliana. “L’Amazzonia è nostra, non degli stranieri”, ha insistito. Ha detto che vede un’esagerata preoccupazione per gli indigeni colpiti. “Volete trattare i nativi come esseri preistorici. MA ci sono indigeni che vogliono lavorare, produrre” – ha affermato in conferenza stampa.

Sebbene sia normale che si verifichino incendi boschivi nella stagione secca, le organizzazioni ambientaliste hanno ripetutamente riferito che gli agricoltori disboscavano illegalmente per i loro interessi nella terre agricole e nella zona per l’allevamento del bestiame.

Bolsonaro ha affermato che gli agricoltori usano il fuoco per pulire la terra in quello che chiamano “il periodo dell’anno della ‘queimada’ (la bruciatura di erbe e residui superflui)” e che “questa sarebbe la stagione”.

Tuttavia, il ricercatore INPE, Alberto Setzer, respinge qualsiasi teoria orientata ai fenomeni naturali: “Non c’è nulla di insolito nel clima di quest’anno, né nei livelli di pioggia nella regione amazzonica, che è solo leggermente inferiore alla media. La stagione secca crea condizioni favorevoli per la propagazione del fuoco, ma il suo inizio è opera dell’uomo, deliberatamente o per caso”.

Norvegia e Germania, i principali stati sponsor del Fondo Amazzonia, dedicato alla protezione ambientale in Brasile, sono stati costretti a sospendere le donazioni a causa della decisione del governo di Brasilia di facilitare il disboscamento del polmone verde del pianeta.

Bolsonaro non ha esitato ad accusare la Norvegia di “uccidere balene” e promuovere lo sfruttamento del petrolio greggio nell’Artico e etichettare il paese con “doppi standard, uno per sé e uno per il Brasile”.

L’opposizione accusa i ministri dell’agricoltura, Tereza Cristina, e dell’ambiente, Ricardo Salles, per le relazioni con le potenti lobby degli allevatori e dei proprietari terrieri, e accusa direttamente Bolsonaro di essere responsabile di quanto accade in Amazzonia.

Il governo di Brasilia riconosce che la situazione “è realmente grave” e che “il Brasile non ha forza per affrontare il problema da solo”, e al contempo accusa ambientalisti radicali e ONG di appiccare gli incendi volutamente per “vendetta contro il taglio di finanziamenti alle loro organizzazioni” decretato nei mesi scorsi.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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