Yemen: 2726 casi di violazione dei diritti umani ma gli attacchi continuano

Pubblicato il 22 agosto 2019 alle 20:14 in Medio Oriente Yemen

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Il portavoce militare dei ribelli sciiti Houthi, il generale di brigata Yahya Saree, ha dichiarato che le proprie forze aeree hanno sferrato due attacchi, per mezzo di aerei K2, contro la base aerea di Re Khalid, situata nella città di Khamis Mushait, nella regione di Asir, del Sud-Ovest dell’Arabia Saudita.

Secondo quanto riferito, il primo attacco ha preso di mira il sistema di comunicazione militare della base, mentre il secondo ha colpito i carri armati e la stazione di carburante dell’area. A detta del portavoce, gli attacchi per mano Houthi colpiscono gli obiettivi con un elevato grado di precisione. Inoltre, tale ultima offensiva giunge in risposta ai crimini e al perdurante assedio contro il popolo yemenita. Nelle ultime 48 ore, secondo il portavoce Houthi, vi sono stati circa 40 attacchi da parte della fazione opposta, che hanno causato numerosi morti e feriti tra i civili.

Dal canto suo, il portavoce delle forze della coalizione a guida saudita, il colonnello Turki Al-Maliki, ha dichiarato, il 22 agosto, che il proprio esercito è stato in grado di intercettare e abbattere due droni diretti verso Khamis Mushait. “Tutti i tentativi delle milizie terroristiche di ribelli Houthi sono destinati a fallire”, ha affermato Al-Maliki, sottolineando che la coalizione sta adottando tutte le procedure operative volte ad affrontare la situazione e salvaguardare la vita dei civili.

Nelle ultime settimane, i ribelli sciiti hanno sferrato numerosi attacchi con droni contro postazioni all’interno del territorio saudita. A tal proposito, gli Houthi hanno annunciato di aver programmato di colpire 300 obiettivi all’interno dei territori di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, oltre che all’interno dello Yemen. Si tratta di quartieri generali militari, basi militari e strutture vitali.

In tale quadro, secondo un rapporto dell’organizzazione yemenita per i diritti umani Shood, nella prima metà del 2019, i ribelli sciiti sono stati i responsabili di 2726 casi di violazione dei diritti umani, commessi in diverse aree del governatorato di Sana’a. Il rapporto, pubblicato il 22 agosto, evidenzia che tali violazioni comprendono 19 omicidi, 29 casi di ferimento, 266 rapimenti e 110 casi di tortura e sparizione forzata. A ciò si aggiungono 162 casi di reclutamento di minori, 238 minacce e intimidazioni rivolti a bambini e donne, lo spostamento forzato di 388 persone. La lista tiene poi conto anche dei casi di saccheggio, furto e assalto sia di abitazioni private sia di istituzioni commerciali. Infine, l’organizzazione ha riportato 724 casi di punizione collettiva da parte delle milizie Houthi contro i civili nei villaggi e nei distretti.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Di fronte ad una crescente tensione iniziata da mesi, il 20 luglio scorso, la coalizione ha avviato un’operazione militare volta a colpire postazioni dei ribelli sciiti Houthi nella capitale yemenita.

Secondo un report dell’Armed Conflict Location and Events Dataset, di giugno 2019, dal 2015 ad oggi sono state 91.600 le vittime del conflitto, tra cui circa 11.700 civili, causate da più di 39.700 scontri armati. Finora, il 2018 è l’anno che ha registrato il maggior numero di vittime. La coalizione a guida saudita risulta essere la maggiore responsabile, con il 67% del totale delle vittime civili.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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