Turchia, terrorismo: scontro tra esercito e PKK, almeno 7 morti

Pubblicato il 22 agosto 2019 alle 10:53 in Medio Oriente Turchia

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In occasione di uno scontro con alcuni militanti dell’organizzazione terroristica del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK)avvenuto nell’area sudorientale della Turchia, vicino il confine con la Siria e l’Iraq, 3 soldati turchi hanno perso la vita. Insieme a loro, sono rimasti uccisi anche 3 terroristi del PKK. 

L’annuncio, rilasciato giovedì 22 agosto dall’ufficio del governatore della provincia di Sirnak, rende noto che militanti erano precedentemente stati individuati grazie all’attività di pattugliamento di un drone. In seguito all’individuazione dei terroristi, i militari, che stavano prestando servizio presso l’azienda energetica statale, la Turkish Petroleum (TPAO), situata nei pressi della città di Silopi, nella provincia di Sirnak, a Sud-Est del Paese, dove l’esercito ha il compito di sorvegliare l’area per assicurare la sicurezza della TPAO, hanno lanciato l’incursione finalizzata alla neutralizzazione dei terroristi. 

Il Daily Sabah specifica, inoltre, che lo scontro a fuoco con i militanti ha coinvolto la brigata della gendarmeria Çakırsöğüt ed è avvenuto nella cittadina di Kosreli, dove è situata la TPAO e risiede gran parte del suo personale, entrambi sotto la protezione dell’esercito turco. 

La testata rende altresì noto che oltre alle attività di protezione della TPAO, il governo turco ha lanciato, nella giornata di domenica 18 agosto, l’Operazione Kiran, finalizzata a neutralizzare i terroristi del PKK attivi nelle province sudorientali di SirnakHakkari e Van. In particolare, secondo quanto dettagliato dal Ministero dell’Interno di Ankara, l’Operazione Kiran ha come obiettivo, insieme alla morte dei terroristi, anche la distruzione degli accampamenti e dei rifugi del PKK individuati nei distretti, nelle cittadine e nelle valli delle tre province. Per completare l’operazione, il Ministero ha deciso di impiegare 129 squadre militari e 14 battaglioni. 

Secondo quanto riportato dall’ufficio del governatore della provincia di Sirnak, l’operazione ha portato, giovedì 22 agosto, alla morte di un ulteriore militante del PKK, il quale è stato ucciso grazie ad una incursione supportata dalle forze di aviazione turche. 

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) ha avviato la sua insorgenza in Turchia nel 1984, e da allora sono state uccise, tra le guerriglie e gli scontri, oltre 40mila persone. Il PKK è considerato organizzazione terroristica dalla Turchia, dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti. Il PKK opera in Turchia, nel Nord dell’Iraq e fa parte dell’Unità di protezione popolare (YPG) in Siria, dove è stato molto attivo nella lotta all’ISIS. Il PKK ha anche una sezione iraniana, il Kurdistan Free Life Party (PJAK), che ha combattuto a fianco di Teheran in numerose occasioni, fin dal 2004. 

Lunedì 19 agosto le forze di polizia turche hanno arrestato 418 persone in 29 diverse province, nel corso di un’operazione indirizzata contro coloro che erano sospettati di avere legami con l’organizzazione terroristica del PKK. Nella stessa giornata, sono stati arrestati anche 3 sindaci, accusati di essere militanti dell’organizzazione e di diffondere la propaganda del PKK. I 3 primi cittadini, tutti membri del Partito democratico del popolo pro-curdo (HDP), ovvero il sindaco di Diyarbakir, Selcuk Mizrakli, insieme all’omologo della città di Mardin, Ahmet Turk, e al primo cittadino di Van, Bedia Ozgokce Ertan, erano a capo delle principali città dell’area sudorientale della Turchia, a maggioranza curda.  Secondo il Ministero dell’Interno turco, il PKK ha sfruttato le elezioni amministrative dello scorso marzo per far giungere al potere sindaci da controllare facilmente una volta eletti, in modo da incrementare il sostegno all’organizzazione. Da parte sua, il Partito democratico del popolo pro-curdo (HDP), di cui facevano parte i 3 sindaci, ha dichiarato che gli arresti sono avvenuti sulla base di un mandato “fondato su menzogne e motivazioni illecite”. Quanto accaduto, secondo l’HDP, “è un nuovo ed evidente golpe, nonché una chiara presa di posizione da parte del governo contro la volontà politica della minoranza curda”.  

Una simile operazione era stata condotta nel 2016, quando decine di sindaci sono stati arrestati sulla base delle stesse accuse. L’episodio aveva richiamato l’attenzione degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, che avevano espresso la loro preoccupazione.    

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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