Siria: gli scontri continuano, 11 morti civili in 24 ore

Pubblicato il 22 agosto 2019 alle 17:14 in Medio Oriente Siria

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Attacchi aerei del regime siriano, per mezzo di barili esplosivi, hanno causato almeno 11 morti civili e numerosi feriti, nella periferia orientale di Idlib.

Inoltre, gli scontri tra le forze del regime e quelle dell’opposizione continuano anche a Khan Shaykhun, situata nel Sud di Idlib, e nell’area rurale di Latakia. L’esercito del regime siriano ha poi preso d’assalto le città meridionali di Morek e Kafr Zita, poste nell’area rurale settentrionale di Hama.

Allo stesso tempo, diversi attacchi sono stati sferrati altresì contro le forze turche. In particolare, l’offensiva ha preso di mira l’ottava postazione militare turca dell’area di Ma’arat al-Nu’man, situata nella zona di de-escalation, a Sud-Est di Idlib, senza causare vittime tra i militari presenti. Il colpo è stato definito un “tiro provocatorio”.

Quest’ultima offensiva giunge dopo che, lunedì 19 agosto, un convoglio composto da circa 40 veicoli militari e soldati, sostenuto dalle forze turche, è entrato nelle aree di Idlib, con l’obiettivo di prestare supporto ai combattenti dell’opposizione, impegnati a far fronte alle forze del regime del presidente siriano, Bashar Al-Assad. 3 civili siriani sono stati uccisi mentre il convoglio si dirigeva verso una postazione di sorveglianza vicino a Khan Shaykhun. Il convoglio è ancora parcheggiato vicino alla strada internazionale nel Nord di Khan Shaykhun.

Il 22 agosto, il regime ha reso noto l’apertura di un corridoio umanitario nell’area di Suran, nell’area rurale settentrionale di Hama. L’obiettivo è proteggere le forze dell’esercito e aiutare i civili ad uscire dalle aree colpite. Tuttavia, molti residenti sono restii a spostarsi verso le aree delle forze del regime, per paura di essere arrestati o detenuti, per poi essere arruolati per il servizio militare obbligatorio.

Sin dalla fine del mese di aprile, la provincia di Idlib e le aree adiacenti, nel Nord-Ovest del Paese, hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. Sebbene nei primi tre mesi i combattimenti fossero concentrati soprattutto nell’area rurale di Hama, le forze del regime hanno iniziato, l’8 agosto, ad ampliare il proprio campo di azione nella periferia meridionale di Idlib.

L’intensificazione dei raid aerei ha avuto inizio il 12 luglio, quando i velivoli russi hanno colpito alcune città in mano ai ribelli nella regione di Idlib e Hama, nel quadro di un ampliamento dell’offensiva del regime di Damasco, supportato militarmente da Mosca, contro i dissidenti siriani.

La guerra civile è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar Al-Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

Secondo le Nazioni Unite, sin dalla fine di aprile, oltre 440.000 persone sono state sfollate da tali aree mentre, a detta dell’Osservatorio siriano sui diritti umani, gli assalti alle aree civili, da parte siriana e russa, hanno provocato circa 790 morti civili. L’osservatorio ha anche documentato la morte di 3404 persone dall’inizio dell’escalation del 30 aprile scorso, considerata la più violenta di sempre, mentre 3933 persone sono morte nelle aree di tregua russo-turca da febbraio 2019.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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