Libia: Tripoli attacca, Haftar respinge

Pubblicato il 22 agosto 2019 alle 19:15 in Africa Libia

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L’Esercito Nazionale Libico (LNA) ha dichiarato, giovedì 22 agosto, di aver respinto attacchi sferrati dalle forze del governo tripolino su diversi assi.

Inoltre, l’Esercito ha annunciato di aver ostacolato un piano, con cui le forze opposte cercavano di avanzare nelle aree a Sud della capitale Tripoli. Gli attacchi si sono verificati prevalentemente il giorno precedente, il 21 agosto, e hanno portato al controllo di numerose aree da parte dell’esercito di Tripoli, come dichiarato dal portavoce ufficiale del centro media per l’operazione “Vulcano di rabbia”, Mustafa al-Mujai.

Un funzionario della 73esima brigata di fanteria, ha confermato che le forze di Haftar hanno risposto ad un attacco sull’asse Karisma, subendo altresì perdite in termini materiali e in vite umane. Poche ore prima, l’esercito tripolino aveva cercato di avanzare militarmente verso l’area di Al-Sbea’a, con l’obiettivo di assumere il controllo di alcune postazioni strategiche situate nel Sud di Tripoli. Tale tentativo si è verificato in concomitanza con attacchi aerei dell’esercito di Haftar contro 4 postazioni della fazione opposta.

A detta di Mustafa al-Mujai, l’area di Al-Sbea’a svolge un ruolo strategico per l’esercito di Tripoli, in quanto assumerne il pieno controllo potrebbe consentire di tagliare le linee di rifornimento delle forze di Haftar, che si estendono verso il centro della città di Tarhunah. Pertanto, diventerebbe più semplice attaccare l’Esercito Nazionale.

Da mercoledì 21 agosto, Tripoli sta assistendo ad una nuova escalation militare, che vede contrapporsi le forze dell’LNA, guidate dal generale Khalifa Haftar, e quelle del governo tripolino. Gli ultimi violenti scontri, sui fronti di battaglia meridionali, fanno seguito a giorni di tregua e relativa calma e hanno visto l’impiego di diversi tipi di armi pesanti e aerei da guerra.

La nuova escalation militare si sta verificando dopo 4 mesi di combattimenti ed è giunta dopo l’arrivo di rinforzi per entrambi gli eserciti e la mobilitazione di un maggior numero di combattenti. Lo scenario, secondo alcuni, suggerisce prossime nuove ondate di violenza ed una diminuzione delle possibilità di pace, a favore di una risoluzione militare del conflitto.

La situazione di grave instabilità in Libia ha avuto inizio il 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Gli schieramenti che si oppongono sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA.

 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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