Le posizioni di Cina e USA nella crisi di governo italiana

Pubblicato il 22 agosto 2019 alle 16:35 in Cina Italia USA e Canada

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La crisi di governo italiana muove importanti questioni sullo scacchiere internazionale: atlantismo o apertura ad Oriente, scambi commerciali, telecomunicazioni e rapporti con la Russia. Quali sono le posizioni delle due potenze mondiali sul futuro di Roma.  

Le dimissioni del primo ministro italiano, Giuseppe Conte, e la fine del governo del Movimento 5 Stelle e della Lega aprono ad una serie di scenari che non preoccupano solo l’Italia e l’Europa, ma anche la Cina e gli Stati Uniti. Pechino e Washington osservano la politica italiana con interesse e si chiedono in quale direzione Roma deciderà di fare il prossimo passo.

Verso Occidente, gli Stati Uniti di Donald Trump vedono con favore la Lega di Salvini, con cui Washington interagisce, soprattutto per contrastare l’apertura dell’Italia alla Cina. Su immigrazione e politiche fiscali i due leader hanno molto in comune e Trump potrebbe passare da Salvini per perseguire le sue intenzioni di rilanciare i rapporti con la Russia. Verso Oriente, l’Italia trova una Cina preoccupata dalle dimissioni di Conte e dalla tenuta degli accordi siglati con Roma, tra cui il memorandum di cooperazione per l’implementazione congiunta della “Belt and Road Initiative”, la Nuova Via della Seta. Anche il colosso delle telecomunicazioni Huawei segue la crisi di governo italiana, interessato dalla tutela dei propri investimenti nel Belpaese.

Le questioni relative ad Huawei e al decreto Golden Power sono particolarmente importanti in questo contesto. Gli Stati Uniti sono preoccupati dall’avanzata di Huawei in Italia, che parteciperà all’implementazione della rete 5G. La multinazionale delle telecomunicazioni è stata più volte accusata dagli USA di spionaggio, per i legami col governo di Pechino. Trump ha lanciato un appello a tutti gli alleati, chiedendo di astenersi dalle collaborazioni con il colosso cinese, che l’Italia ha ignorato. A tale riguardo, Roma è stata avvisata: il 19 agosto, Washington ha comunicato che anche Huawei Italia e il centro ricerche di Milano sono stati inseriti nella lista nera del commercio americano. Ovviamente, lo scontro tra il governo USA e il colosso cinese Huawei si inserisce sullo sfondo della più ampia guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, che ha visto l’imposizione di dazi reciproci sulle importazioni e che vede il presidente Trump preoccupato per le ambizioni di sviluppo tecnologico cinese, considerate una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti.

Huawei Technologies Co prevede di investire 3,1 miliardi di dollari in Italia nei prossimi 3 anni. Il 23 luglio, Thomas Miao, amministratore delegato dell’unità italiana di Huawei, aveva dichiarato che il piano di investimenti in Italia creerà 1.000 nuovi posti di lavoro, tra il 2019 e il 2021. In particolare, il programma prevede 1,2 miliardi di dollari investiti in operazioni e marketing e 1,9 miliardi nelle forniture dirette di prodotti Huawei, mentre 52 milioni verranno aggiunti per attività di ricerca e sviluppo. Nell’ambito del piano di investimenti complessivo, il colosso cinese ha speso circa 2 milioni di euro per costruire un laboratorio presso l’Università di Pavia. Tale struttura è progettata per lo sviluppo di chip, in particolare nelle prime fasi di produzione. Dopo aver avviato le attività in Italia nel 2004, Huawei impiega circa 850 persone in Italia.

Il “Decreto Golden Power “rappresenta una speranza per Washington di fermare l’avanzata cinese in Italia, poiché garantisce l’estensione dei “poteri speciali” del comitato “Golden Power” di Palazzo Chigi alle questioni riguardanti il 5G. Questo sottopone le società non europee che vogliono operare in un settore di interesse nazionale italiano ad un severo controllo e potrebbe risultare particolarmente scomodo per Huawei. Il decreto è in attesa di conversione in legge e la crisi di governo rischia che questo non accada. Matteo Salvini aveva sottolineato la necessità di tale provvedimento e ne aveva confermato la prossima conversione durante un incontro sul 5G, tenutosi il 25 luglio. Tuttavia, il 17 luglio, nel corso di una seduta della Commissione Finanze del Senato, il Sottosegretario pentastellato per i Rapporti con il Parlamento, Vincenzo Santangelo, aveva dichiarato che il governo non avrebbe insistito per la conversione e avrebbe lasciato decadere il decreto allo scadere dei 60 giorni.

A tale proposito era intervenuto Lewis Eisenberg, l’ambasciatore statunitense a Roma di Donald Trump, che si era incontrato con Giancarlo Giorgetti, l’influente sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio. Lo stesso Giorgetti era stato negli USA qualche settimana prima dell’arrivo di Xi Jinping in Italia a marzo e rappresenta una figura chiave dell’atlantismo leghista. Con il governo Lega-5 Stelle, l’Italia si è tenuta nel mezzo tra USA e Cina. Nonostante il memorandum con Pechino sia stato spinto da Michele Geraci, che è entrato al Ministero degli Esteri per la propria vicinanza alla Lega, la posizione del Carroccio è nettamente atlantista sullo scacchiere internazionale e questo preoccupa la Cina, tanto quanto rassicura gli Stati Uniti. Il Movimento 5 Stelle, invece, sostiene posizioni non particolarmente gradite a Washington.

Conte è stato uno dei maggiori promotori di strette relazioni con Pechino, durante i suoi 14 mesi in carica. Le dichiarazioni sul decreto Golden Power e l’opposizione all’acquisti dei caccia F-35 rendono il Movimento 5 Stelle un pessimo interlocutore per Washington. Dall’altra parte, Matteo Salvini ha posizioni molto più critiche nei confronti della Cina. “Firmerei già oggi se dovesse arrivare una maggioranza Ursula”, ha dichiarato il leader della Lega, riferendosi alla possibile coalizione PD-5Stelle, le forze politiche che a Strasburgo hanno eletto la nuova presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen “Voglio vedere le reazioni di Washington, tanto quelle di Pechino sono già previste, i cellulari Huawei usciranno dai rubinetti”, ha sottolineato Salvini.

Le opzioni percorribili sono sostanzialmente tre e ognuna di queste rappresenta una mossa diversa nell’arena internazionale. Il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, può decidere di mantenere Conte o di nominare un tecnico per guidare un governo di breve durata che porti a termine la legge di bilancio. In alternativa, il Movimento 5 Stelle potrebbe tentare di costruire una nuova coalizione con il Partito Democratico. In caso nessuna di queste ipotesi vada in porto, entro la fine di ottobre verranno programmate le elezioni anticipate. Nell’attuale contesto, secondo i sondaggi, Salvini e la Lega sarebbero in netto vantaggio e potrebbero ipotizzare la formazione di un governo con gli alleati di destra.

Sullo scacchiere internazionale, l’unica opzione neutra è quella del governo tecnico, che permetterebbe a Roma di prendere tempo, rimandando le decisioni politiche sulle questioni più rilevanti del panorama internazionale. Un governo PD-5Stelle rappresenterebbe un importante passo verso sinistra, non solo nello spettro politico italiano, ma anche in quello internazionale. Le conseguenze nei rapporti con Washington non sono ancora chiare e dipendono dal risultato delle elezioni 2020 negli Stati Uniti e da un possibile ritorno dei democratici alla presidenza.

Dall’altra parte, la Cina guarda con estremo favore ad un governo PD-5 Stelle. Gentiloni e Renzi erano stati importanti promotori dell’adesione italiana alla Nuova Via della Seta e l’avvicinamento a Pechino sarebbe difficile da evitare in caso di governo giallo-rosso. Il ritorno alle urne, invece, e un possibile governo di Salvini sarebbe gradito ad una Washington repubblicana, sopratutto trumpiana. La Lega in questo contesto può spingere sui pericoli del disallineamento italiano dall’asse atlantico, mentre il PD e i pentastellati sosterrebbero i vantaggi economici di un’intesa con la Cina. Se è vero che tutte le strade portano a Roma, non è chiaro dove Roma deciderà di andare e in molti aspettano la prossima mossa. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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