Francia: “Russia di nuovo nel G7? Dipende.”

Pubblicato il 22 agosto 2019 alle 11:48 in Francia Russia Ucraina

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La riammissione della Russia nel G7 dipende dai progressi nel processo di dialogo per la risoluzione della crisi ucraina. Lo ha reso noto un diplomatico francese, in risposta alle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, secondo cui la Russia debba rientrare nel Gruppo delle 7 nazioni. 

Il capo della Casa Bianca aveva avuto modo, martedì 20 agosto, di dichiarare ai giornalisti che “sarebbe appropriato” reinserire la Russia nel gruppo dei Paesi dalle economie più avanzate e che l’esclusione di Mosca era dipesa dalla volontà del suo predecessore democratico, Barack Obama. 

In risposta, un funzionario diplomatico francese ha dichiarato che Parigi “ha preso atto del fatto che gli americani vogliano reinserire la Russia nel corso del prossimo anno, ma la questione ucraina è di vitale importanza”, soprattutto in un momento come questo, spiega il diplomatico, caratterizzato dalla presenza di un “contesto che favorisce il raggiungimento di alcuni progressi”.  

La presa di posizione da parte della Francia dipende dal fatto che Parigi detiene, per il 2019, la presidenza del Gruppo delle 7 Nazioni, destinata a passare agli Stati Uniti nel 2020. In tale contesto, la CNN, ripresa da Reuters, ha reso noto che il presidente Macron ha, nel corso di un colloquio telefonico con l’omologo statunitense, consigliato a Trump di risollevare la questione del reinserimento della Russia nel corso del prossimo anno, quando Washington sarà a capo del G7. 

Il G7 è un gruppo di Paesi economicamente avanzati che vede come membri gli Stati Uniti, la Germania, il Giappone, la Francia, il Regno Unito, l’Italia e il Canada. L’ingresso della Russia nel G7, divenuto G8, era avvenuto negli anni Novanta, in seguito al collasso dell’Unione sovietica. Mosca aveva acquisito il pieno status di membro del G8 nel 2002 e, dal 2006, era stata inserita nella rotazione delle presidenze di turno. La Russia è stata sospesa dal vertice a marzo del 2014, in seguito all’intervento armato in Ucraina e all’annessione della Crimea, quale segno della risolutezza degli altri membri del summit di non lasciare che i confini internazionali stabiliti vengano ridisegnati con la forza.  

Già nel mese di giugno 2018, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva dichiarato di voler reintegrare la Russia nel G7, ma tale intenzione era stata condivisa solo dall’Italia, a fronte dell’opposizione di Francia e Canada e della titubanza del Regno Unito.  

Le dichiarazioni rilasciate dalla Francia avvengono a poca distanza dall’ultimo vertice tra Putin e Macron, avvenuto lo scorso 19 agosto nella fortezza di Bregançon, nel Sud della Francia, residenza estiva del presidente francese. In tale occasione, i due hanno avuto modo di discutere di diverse tematiche che coinvolgono entrambi i Paesi, prima tra tutte la crisi ucraina. A tale riguardo, Putin aveva avuto modo di informare il presidente francese che a seguito dei contatti telefonici avviati da Mosca con il neoeletto presidente ucraino, Volodomyr Zelenskiy, il capo del Cremlino aveva avvertito buone possibilità di risoluzione della crisi in Ucraina e che il “formato Normandia” era l’unica chiave per la fine della crisi. Il formato Normandia o quartetto Normandia è composto da Russia, Ucraina, Francia e Germania e si occupa della crisi in Ucraina orientale, dove le forze del governo centrale di Kiev affrontano le repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk. 

La situazione dell’Ucraina orientale è una delle questioni chiave per le relazioni tra la Russia e i Paesi della NATO, nonché una delle principali cause delle sanzioni imposte a Mosca. Fin dall’annessione della Crimea, i Paesi NATO si sono impegnati per la difesa dell’integrità territoriale dell’Ucraina, da una parte non riconoscendo l’annessione stessa, e dall’altra cercando di contrastare le forze separatiste delle regioni russofone del Donbass, le cui truppe sembrerebbero essere sostenute proprio dal Cremlino, come riportato nella legge di reintegrazione del Donbass, che definisce i territori di Donetsk e Lugansk “territori occupati” e che classifica la Russia come “occupante”. Per ristabilire la pace nella regione, nel 2014 è stato firmato il Protocollo di Minsk integrato, nel 2015, dal Pacchetto di Misure per l’Implementazione degli Accordi di Minsk, oggi noto come Minsk II. Entrambi gli accordi prevedono una serie di misure che le due parti dovrebbero adottare per arrivare ad una pacificazione, tra cui un cessate il fuoco bilaterale immediato. 
 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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